<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704</id><updated>2012-02-16T23:54:24.275+01:00</updated><category term='Piazza Fontana'/><category term='cazzaten'/><category term='Peppino Impastato'/><category term='Genova 2001'/><category term='le vittime di reti-invisibili'/><category term='De Andrè'/><category term='Carlo Giuliani'/><category term='la piuma e la montagna'/><category term='interviste'/><category term='appunti di un boia'/><category term='il delitto pasolini'/><category term='vittorio arrigoni'/><category term='carceri'/><category term='pena di morte'/><category term='articoli-interventi'/><category term='stragi'/><category term='stefano cucchi'/><category term='resistenza-antifascismo'/><category term='memoria e anni di piombo'/><category term='piazza della loggia'/><category term='Ilaria Alpi'/><category term='federico aldrovandi'/><category term='racconti'/><category term='giuseppe pinelli'/><category term='fausto e iaio'/><category term='Stefano Gugliotta'/><title type='text'>Francesco "baro" Barilli</title><subtitle type='html'>Pensieri e racconti</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>116</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-365490446687049166</id><published>2012-02-15T22:33:00.000+01:00</published><updated>2012-02-15T22:33:34.338+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piazza della loggia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Piazza della Loggia: comincia l’appello e…</title><content type='html'>Ieri è cominciato il processo d’appello per la strage di Piazza della Loggia, dopo la &lt;a href="http://francescobarilli.blogspot.com/2010/11/sentenza-sulla-strage-di-piazza-della.html" target="_blank"&gt;sentenza di primo grado del 16 novembre 2010&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;Sono imputati: Pino Rauti, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, l'ex generale dei carabinieri Francesco Delfino e Maurizio Tramonte. Originariamente c’era un sesto imputato, Giovanni Maifredi, ma è deceduto il 3 luglio 2009.&lt;br /&gt;Il rinvio a giudizio è stato frutto della quarta istruttoria sulla strage, condotta dai PM Roberto Di Martino e Francesco Piantoni. Le indagini sono basate essenzialmente sulle dichiarazioni di Carlo Digilio (“tecnico di fiducia” di Ordine Nuovo nel campo degli esplosivi, deceduto il 12 dicembre 2005) e dello stesso Maurizio Tramonte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare quest’ultimo è stato il cardine dell’impianto accusatorio. Nato nel 1952, nell’autunno 1972 venne attivato come fonte del SID col criptonimo di Tritone. Ha collaborato in questa veste con il Centro Controspionaggio di Padova, a cui ha fornito per mesi molte informazioni sul mondo della destra eversiva. La sua collaborazione ha prodotto un’imponente mole di “veline”. Alcune sono relative a incontri che si sarebbero tenuti presso l’albergo che dirigeva un esponente missino, Giangastone Romani, ad Abano Terme. In uno di questi documenti si accenna esplicitamente alla &lt;i&gt;“… creazione di una nuova organizzazione extraparlamentare di destra che comprenderà parte degli ex militanti di Ordine Nuovo. L’organizzazione sarà strutturata in due tronconi. Uno clandestino … Opererà con la denominazione Ordine Nero sul terreno dell’eversione violenta contro obiettivi che verranno scelti di volta in volta. L’altro palese, il quale si appoggerà a circoli culturali … avrà il compito di sfruttare politicamente le ripercussioni degli attentati operati dal gruppo clandestino”&lt;/i&gt;; questa è solo una citazione: sono presenti molti accenni, anche espliciti, alla strage di Piazza della Loggia. &lt;br /&gt;Negli anni ’90 Tramonte ha arricchito le veline con nuove dichiarazioni, attraversando un percorso in cui ha vestito diversi ruoli, da persona informata sui fatti a indagato in reato collegato, fino a indagato – e poi imputato – per la strage. Il 24 maggio 2002 Tramonte ha ritrattato le sue precedenti dichiarazioni, sostenendo che le uniche informazioni credibili da lui rese sarebbero quelle a suo tempo fornite come “fonte Tritone” al Sid, e sostenendo che queste sarebbero relative esclusivamente a notizie apprese de relato. L’interessato ha sostenuto, nel corso del dibattimento in corte d’assise, che le successive dichiarazioni sarebbero state frutto di un disperato bisogno di aiuto e denaro per altri suoi guai giudiziari, nonché del difficile periodo in cui era schiavo di droga e alcol. La ritrattazione è stata ritenuta totalmente inattendibile dalla pubblica accusa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sentenza di primo grado ha assolto i 5 imputati ancora in vita: Zorzi, Maggi, Rauti, Tramonte, Delfino. In sostanza la Corte non ha ritenuto credibili né Digilio né Tramonte. Quest’ultimo è stato considerato attendibile solo nelle veline redatte per il Sid nell’immediatezza dei fatti. Tali documenti, ad avviso della Corte, testimonierebbero solo la generica volontà (in primo luogo da parte di Maggi) di costituire un’organizzazione terroristica che il 28 maggio 1974 non sarebbe stata ancora pienamente operativa e in grado di compiere un’azione rilevante come la strage di Brescia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In occasione dell’appello i pubblici ministeri hanno inoltrato istanza di “rinnovamento parziale dell’istruttoria dibattimentale”. Con questa richiesta Piantoni e Di Martino chiedono che il tribunale d’appello valuti nuovi elementi, non emersi o non sufficientemente emersi nel corso del primo grado. Di seguito sintetizzo i principali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo molte ricerche sembra essere stato individuato il casolare di Paese in cui erano custoditi esplosivi e armi di Giovanni Ventura, utilizzati innanzitutto per gli attentati della primavera-estate ’69. Di questo rustico aveva parlato Digilio, in special modo durante le indagini su Piazza Fontana. La circostanza, seppure collaterale rispetto alla strage di Brescia, avvalorerebbe comunque la credibilità complessiva di Digilio, considerando che proprio la mancanza di riscontri circa l’esistenza del casolare fu uno degli elementi che fece giudicare inattendibile Digilio per Piazza Fontana. Un giudizio adottato anche dalla sentenza bresciana del 16 novembre 2010, ma che ora potrebbe essere rivisto. Analogamente, sembrano essersi concretizzate le ricerche su un altro rustico "fantasma" e importante: la "casaccia" dalle parti di Mestre dove, sempre nella ricostruzione di Digilio, Zorzi avrebbe consegnato a Soffiati (altro ordinovista veneto) la valigetta con l'esplosivo successivamente utilizzato a Brescia.&lt;span class="messageBody" data-ft="{&amp;quot;type&amp;quot;:3}"&gt;&lt;span class="text_exposed_show"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="messageBody" data-ft="{&amp;quot;type&amp;quot;:3}"&gt;&lt;span class="text_exposed_show"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piantoni e Di Martino chiedono di riconvocare i periti del primo processo (quello sul “gruppo Buzzi”) per definire la natura dell’esplosivo utilizzato. Anche questo punto pone l’attenzione sulla credibilità di Digilio, che parlò di esplosivo gelatinoso, in analogia con i periti della prima istruttoria ma diversamente da quanto sostenuto da altri periti nell’ultimo dibattimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ex maresciallo Fulvio Felli, nel 1974 referente per il Sid a Padova delle informative della “fonte Tritone”, avrebbe confermato la convinzione dei pm circa la falsa datazione delle veline di Tramonte. Molti di questi appunti, infatti, secondo il SID risalivano al luglio ’74 e riporterebbero informazioni riferite dal Tramonte tra giugno e l’inizio luglio. La tesi di Piantoni e Di Martino è che alcune di queste note sarebbero state raccolte prima della strage.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ emerso un altro elemento molto suggestivo (ma probabilmente resterà escluso dal processo, riguardando un soggetto minorenne all’epoca dei fatti). Un nuovo pentito dell’area di estrema destra ha parlato di un estremista neofascista veneto, diciassettenne nel ’74, che gli avrebbe confidato d’avere avuto un ruolo operativo in piazza della Loggia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inutile dire che, grazie ai nuovi elementi portati dalla pubblica accusa (e un interesse dei media rinnovato e - si spera - meno episodico), il processo d'appello si apre con qualche speranza in più che questa sia davvero l'occasione per ottenere verità e giustizia sulla strage di Brescia...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui sotto vedete la prima anticipazione del nuovo lavoro, mio e di Matteo Fenoglio, proprio su piazza della Loggia, &lt;a href="http://francescobarilli.blogspot.com/2010/05/piazza-della-loggia-e-un-paese-che-non.html" target="_blank"&gt;di cui parlai tempo fa&lt;/a&gt;. Grazie a "Il Fatto" e alla sua giornalista, Valeria Gandus, peraltro autrice di un articolo (sempre su "Il Fatto" di ieri) davvero pregevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-7y6QHc8Hr68/Tzwe0vSoVYI/AAAAAAAAAEA/vQeQ3Le0Bx4/s1600/il_fatto_14_febbraio.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-7y6QHc8Hr68/Tzwe0vSoVYI/AAAAAAAAAEA/vQeQ3Le0Bx4/s400/il_fatto_14_febbraio.jpg" width="306" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-365490446687049166?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/365490446687049166/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2012/02/piazza-della-loggia-comincia-lappello-e.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/365490446687049166'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/365490446687049166'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2012/02/piazza-della-loggia-comincia-lappello-e.html' title='Piazza della Loggia: comincia l’appello e…'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-7y6QHc8Hr68/Tzwe0vSoVYI/AAAAAAAAAEA/vQeQ3Le0Bx4/s72-c/il_fatto_14_febbraio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-2217515878418958738</id><published>2011-12-29T22:10:00.000+01:00</published><updated>2011-12-29T22:10:25.369+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Il destino di Liberazione</title><content type='html'>Non si tratta di essere o meno di rifondazione. Non si tratta di alcuna appartenenza. Né di semplice affetto. Il punto (la sopravvivenza di Liberazione, per chi non l’avesse capito) non sta neppure nell’interrogarsi se, a monte della chiusura, ci siano solo i tagli all’editoria, o anche errori di gestione, incompresi “passaggi epocali” dell’informazione (dalla carta a internet) eccetera. Tutta accademia che in questo momento è, o rischia di essere, inopportuna o almeno intempestiva. No: il punto (ora, adesso…) è capire che Liberazione forse non sarà un giornale così “figo” da “fare tendenza”, avrà (non voglio dire “avrà avuto”) i suoi difetti, non lo discuto… Ma è (non voglio dire “è stata”) una voce anti sistema. Se non l’unica, la migliore: sui fatti di Genova, su Aldrovandi, e molto altro ancora… Ci sarà tempo, domani, per le analisi argute, le polemiche (più o meno argute…), le sottili considerazioni sui tempi che cambiano. Adesso, ora, si tratta di “fare”. Ognuno, quello che può. Perché la voce di Liberazione vada avanti. Una voce “combattente”: per questo mi è cara.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-2217515878418958738?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/2217515878418958738/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/12/il-destino-di-liberazione.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2217515878418958738'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2217515878418958738'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/12/il-destino-di-liberazione.html' title='Il destino di Liberazione'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-7202887467050467679</id><published>2011-12-26T15:51:00.000+01:00</published><updated>2011-12-26T15:51:56.397+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Giuliani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><title type='text'>Io e Manuel a Torino per "Carlo Giuliani. Il ribelle di Genova"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://2.gvt0.com/vi/_kUt5IBwe_4/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_kUt5IBwe_4&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/_kUt5IBwe_4&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;h6 class="uiStreamMessage" data-ft="{&amp;quot;type&amp;quot;:1}"&gt;&lt;span class="messageBody" data-ft="{&amp;quot;type&amp;quot;:3}"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;io e &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Manuel De Carli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt; con Giuliano Giuliani, a Torino il 22 ottobre scorso. Ospiti di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Patrizia Bellinelli (blog Open AR.S.-A spasso tra i libri) &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Libreria Millevolti (TO).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;&lt;h6 class="uiStreamMessage" data-ft="{&amp;quot;type&amp;quot;:1}"&gt;&lt;span class="messageBody" data-ft="{&amp;quot;type&amp;quot;:3}"&gt;&lt;span style="font-size: small; font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-7202887467050467679?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/7202887467050467679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/12/io-e-manuel-torino-per-carlo-giuliani.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7202887467050467679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7202887467050467679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/12/io-e-manuel-torino-per-carlo-giuliani.html' title='Io e Manuel a Torino per &quot;Carlo Giuliani. Il ribelle di Genova&quot;'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-7186130521004452693</id><published>2011-12-19T12:27:00.000+01:00</published><updated>2011-12-19T12:27:05.906+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Caro Mohamed</title><content type='html'>Per questo racconto devo ringraziare due amiche, che involontariamente mi hanno dato l’idea.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Lorena &lt;/b&gt;pochi giorni fa mi ha scritto “è sempre più difficile rispondere ai nostri figli quando ci domandano a bruciapelo: cosa ne pensi della manovra Monti?”.&lt;br /&gt;Qualche giorno prima &lt;b&gt;Amal &lt;/b&gt;ha definito il nuovo governo “il nostro plotone d’esecuzione” (cito a braccio, spero di non sbagliare: non trovo più il suo post su Facebook).&lt;br /&gt;Mettendo insieme quei due frammenti m’è venuta voglia di scrivere il mio pensiero, e di farlo in un modo un po’ particolare. Ho unito anche l’uccisione dei due senegalesi a Firenze, ed è venuto fuori questo… Un po’ lungo, ma vi chiedo di dargli un’occhiata: spero vi venga voglia di leggerlo tutto… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*****&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 dicembre 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Mohamed,&lt;br /&gt;avrei voluto iniziare dicendoti “leggerai questa lettera quando sarai grande”: un po’ troppo melodrammatico. E, a dire il vero, non so se e quando la leggerai, se mai te la darò, e neppure – in fondo – perché sto scrivendo… Forse questo sì, lo so: scrivo perché non so cosa penso fino a quando non lo scrivo. E’ sempre stato così, e anche in questo momento in cui mi sembra di non capire nulla di quanto mi sta attorno devo scrivere, per avere almeno la percezione di “cosa” non sto capendo e illudermi di rivolgermi a qualcuno che &lt;i&gt;saprà&lt;/i&gt;. Saprà vedere schiarito quell’orizzonte che a me pare tanto oscuro (se il futuro gliene darà i mezzi) e districarsi in quel grumo di contraddizioni che è tuo padre. Ora hai due anni, non puoi farlo, ma conto sull’uomo che diventerai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già ora sai che non ti abbiamo generato io e tua madre. Solo guardandoti attorno, pure alla tua età credo tu comprenda la differenza. Pensa: quando t’abbiamo adottato tua madre voleva darti “un nome italiano”. “Per non farlo sentire diverso”, diceva, “sai come sono i bambini…”. Gran brava donna, ma di certe cose non ha mai capito nulla. Io ho sempre disprezzato l’omologazione (non farti ingannare dalla parola integrazione: il significato è lo stesso) e ho sempre cercato di essere &lt;i&gt;diverso&lt;/i&gt;. Sia chiaro, anche il voler essere diversi a tutti i costi è una sorta di snobistico conformismo: quella mia aspirazione, invece, è sempre stata solo la paura di perdere me stesso, fra gli altri… Ma non voglio parlare di me, scusami. Il punto, tornando alla scelta del tuo nome, era che qualsiasi tentativo sarebbe stato inutile, tu saresti stato comunque &lt;i&gt;diverso&lt;/i&gt;. Per me, un bene; per altri, una cosa orribile; per tua madre qualcosa di assolutamente normale (i suoi timori non avevano nulla in comune coi pregiudizi di quegli stronzi) ma che, temeva, un giorno poteva farti soffrire. In ogni caso, lei voleva chiamarti Ilario. Mi sa che t’è andata bene l’abbia spuntata io…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come e perché sei diventato orfano nessuno di noi lo saprà mai. Stavo riflettendo (te lo dico subito: non sarà la cosa più intelligente si possa pensare…) sul fatto che i tuoi genitori erano persone probabilmente povere, abituate a una realtà di sabbia e sole, a un orizzonte fatto di una sola linea che comunica con l’infinito, o almeno io l’immagino così. Noi, che tuoi genitori “lo siamo diventati”, siamo benestanti. Il nostro orizzonte è spezzato dal cemento, e al nostro clima umido d’estate e d’inverno sogniamo di fuggire, più che sperare di abituarci. Loro trattavano probabilmente l’acqua come una ricchezza, io solo quando sei arrivato tu ho cominciato a pensare a quanta ne spreco lavandomi i denti. Te l’ho detto, non è la riflessione più profonda si possa fare, ma in questo campo si rischia d’essere retorici o accademici. Con la mia ingenuità ho perlomeno evitato quei due pericoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti scrivo perché sono preoccupato per il tuo futuro, e questo non mi rende diverso dalla maggior parte dei genitori. Anche se l’origine della mia preoccupazione farebbe sicuramente sorridere i più, e probabilmente farà scuotere la testa a te, quando e se leggerai.&lt;br /&gt;Devi sapere che fino a poche settimane fa il nostro governo era composto da tizi urlanti, arroganti, supponenti… Difficile persino descriverli a chi come te potrà avere la fortuna di non averli conosciuti. Oggi sono stati sostituiti da un gruppo di burocrati. “Tecnici” li chiamano, perché non sono stati eletti da nessuno. Il loro capo, il nuovo Presidente del Consiglio, l’ho visto poche sere fa alla televisione. Sembra un brav’uomo, intellettualmente onesto, colto e paziente, conscio del proprio ruolo di semplice “amministratore per conto terzi” (forse dovrei dire “curatore fallimentare”).&lt;br /&gt;Anche qui è difficile spiegarti la sensazione straniante che provo. Io vengo da una cultura distante, dall’attuale e ancor più da quella in cui vivrai tu (non riesco a immaginarla, ma sicuramente sarà diversa sia dal mio passato che da questo presente). Una cultura secondo cui la partecipazione – diretta o per delega –alle scelte politiche era la base del vivere comune. “Democrazia” la chiamavamo. Non so se abbia più senso quella parola, né se in futuro tornerà ad averne uno assimilabile a quello a me conosciuto. Ormai l’Italia è parte di un sistema odioso e oscuro: farne parte è doloroso, uscirne sembra impossibile.&lt;br /&gt;E’ difficile spiegartelo, se non con una metafora. Tutti noi c’illudiamo di essere padroni del nostro destino, singolo o collettivo, seppure nel perimetro circoscritto delle possibilità. Fuori, sta l’impossibile... Ecco, è come se quel perimetro si fosse drammaticamente ridotto in questi anni, ma noi all’interno non ne abbiamo la percezione. Continuiamo a muoverci dentro il recinto esattamente come prima: che le palizzate si siano avvicinate potremmo capirlo solo fermandoci a riflettere, ma non ce ne viene data spesso la possibilità. Del resto anche per un pesce rosso il proprio acquario è l’universo noto, e questo non cambia quando lo si mette in una vaschetta ancora più piccola. Fuori, in ogni caso, più che la libertà c’è la morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per carità, può essere che io mi sbagli e che la politica non abbia poi tutta questa influenza sulla nostra esistenza. Pure una grave malattia o un incidente possono sconvolgere la nostra vita da un momento all’altro, ma noi non stiamo ogni giorno a pensare alla possibilità che ci succedano (l’aver paragonato la politica a un grave malanno o a una disgrazia è un’ironia involontaria, t’assicuro…). Dunque l’essere preoccupato per il tuo futuro in base alla pessima qualità in cui sembra navigare oggi il “vivere civile” forse è una sciocchezza. O, perlomeno, in cuor mio dovrei augurarmi che tu sia risparmiato da altre disgrazie: la politica, se davvero è tale, è destinata a tutti… &lt;br /&gt;Però la preoccupazione rimane. Ti dicevo prima d’aver visto il nuovo Presidente del Consiglio, mentre illustrava agli italiani i sacrifici che gli sta chiedendo. Sembrava un medico che dice “Mi dispiace, lei ha un cancro. Non è colpa sua o mia, e io non posso fare molto. Possiamo tentare questa cura, la sola che io conosco, ma le prospettive non sono buone. Le consiglio di prepararsi e di sistemare le sue cose…”. Che dire?… Siamo uno dei paesi con la maggiore diseguaglianza di redditi. Fra chi ha troppo e chi non ha abbastanza per vivere, chi sta in mezzo vede l’asticella della sopravvivenza dignitosa alzarsi: saranno sempre di più quelli che, anche fra questi ultimi, scivoleranno verso il basso… Insomma: l’uomo che ho sentito parlare era meglio del disgraziato buffone che ci è toccato fino a ieri, ma al di là di ogni empatia e davanti a una diagnosi così grave uno vorrebbe anche provare cure diverse, non trovi? Perché ci sono, eccome se ci sono, solo che disturberebbero chi sta in cima alla piramide… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre succede tutto questo, proprio oggi un tizio ha sparato a Firenze. Non a caso: ha ammazzato due uomini come te. E già m’accorgo dell’assurdo: “come te” e intendo “con la pelle nera”. Sarebbe una cosa nemmeno da precisare, non fosse che per l’assassino era proprio quello il movente, capisci? Diranno che era un pazzo, il nostro Breivik. In parte è vero, ma ciò non toglie che la “follia” del suo ultimo gesto è figlia coerente dei suoi “ideali”: razzismo, xenofobia, intolleranza… Tutte cose che imparerai – e imparerai a disprezzare, spero – dai libri di storia, gli stessi da cui saprai (ma su questo non conterei troppo) chi era Breivik.&lt;br /&gt;Mi viene in mente che solo pochi anni fa un altro individuo affermò che agli immigrati bisognerebbe sparare col fucile. “Come ai leprotti”, precisò. Voleva essere divertente. Alcuni trattarono l’affermazione come cialtroneria, altri come un’esagerazione, altri ancora come una provocazione. Sbagliavano tutti, la reale interpretazione doveva andare al di là delle intenzioni di quel politico (di cui non farò il nome, il solo ricordarlo sarebbe un tributo che non merita). Quella frase era una spia linguistica di una regressione culturale, che si voleva negare o si preferiva non vedere.&lt;br /&gt;L’assassino di oggi poi s’è suicidato. Vorrei non fosse così, ma provo un po’ di pena anche per lui. Non per qualche reminiscenza cattolica, ma al contrario per la mia assenza di fede. Per le mie convinzioni, a ogni essere umano viene data una sola vita, questa. Spiace vederla buttata via, e quel nostro simile ha fatto proprio questo, dopo aver dato concretezza con un duplice omicidio ai suoi “ideali”, odiosi e fatti d’odio. E poi, diciamolo: razzismo, follia… Entrambe parole insufficienti, anche mettendole assieme. Per descrivere certi abissi non esistono parole adatte, c’è solo lo sgomento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho messo molta, troppa, carne al fuoco in questa lettera. E, lo so, le preoccupazioni che angosciano me oggi sono diversissime da quelle che dovrai affrontare tu da adulto. Credo però che le tue ansie future saranno figlie delle mie attuali. E, soprattutto, ogni singola schifezza con cui il genere umano deve fare i conti è frutto delle proprie azioni e della colpa di tutti. Di tutti: anche mia, persino tua… Dunque il nostro non è tempo perso; non il mio a scrivere, né il tuo – un giorno – a leggere.&lt;br /&gt;Fra pochi giorni sarà Natale. Ti ho già detto di non essere credente, ma il Natale m’è sempre piaciuto. Mi sembra una parentesi di pace in mezzo a una quotidianità di rabbia e follia. E’ come se l’umanità, almeno qui da noi, volesse fermassi un attimo a riprendere fiato, a pensare, a guardare “l’altro” con sentimenti diversi. Poi si torna come prima, peccato… &lt;br /&gt;Prendi questo mio sfogo come un semplice segno di premuroso affetto e di preoccupata attenzione per il tuo futuro. Un giorno, se il destino vorrà, guardando il passato ne potremo parlare assieme. Magari, spero, sentendoci sollevati… Ma questo starà a noi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuo padre&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-7186130521004452693?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/7186130521004452693/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/12/caro-mohamed.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7186130521004452693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7186130521004452693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/12/caro-mohamed.html' title='Caro Mohamed'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-1258914090538385466</id><published>2011-12-01T23:29:00.001+01:00</published><updated>2011-12-06T00:13:16.595+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cazzaten'/><title type='text'>Prova e benvenuti</title><content type='html'>Allora: per chi non lo sapesse, splinder chiude (dismette il servizio, se preferite) e di conseguenza io (come molti altri) sono costretto a traslocare il blog...&lt;br /&gt;Ok, bene così.&amp;nbsp; Un saluto a splinder, condito con lacrimuccia... E anche con un po' di stizza perchè non riesco a capire cosa diavolo devo fare per recuperare il contenuto del mio vecchio blog: sono riuscito a salvarlo in file xml, ma non c'è verso di farlo emigrare in questa nuova casuccia... gli sarà antipatico, chevvoletechevidica... (ovviamente: se qualcuno ha consigli ben venga... A patto che nel darmeli vi ricordiate che io - a livello informatico - ho a malapena i pollici opponibili).&lt;br /&gt;In ogni caso: ora mi troverete qui... A presto... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-1258914090538385466?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/1258914090538385466/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/12/prova-prova-prova.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1258914090538385466'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1258914090538385466'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/12/prova-prova-prova.html' title='Prova e benvenuti'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-5201096737973415884</id><published>2011-11-09T23:02:00.000+01:00</published><updated>2011-12-26T23:03:45.665+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>In memoria di Saidou Gadiaga</title><content type='html'>Occuparsi oggi dell’atroce fine di Saidou Gadiaga, senegalese morto a Brescia il 12 dicembre scorso in una cella della caserma dei carabinieri, è un dovere. Anche se farlo mentre il berlusconismo sta crollando può suonare strano: mentre un impero cade, occuparsi d’altro rischia d’apparire paradossale, o quantomeno una concessione al minimalismo. “E i politici han ben altro a cui pensare”, scriverebbe Guccini. Invece, proprio la storia di Saidou ci dice cosa è stato il berlusconismo.&lt;br /&gt;37 anni, a Brescia da 15, Gaidaga non era un criminale. Ma tale era stato fatto diventare grazie al perverso intreccio di normative che, in nome dell’emergenza securitaria, trasforma in criminale chi, come lui, perde il permesso di soggiorno dopo aver perso il lavoro e non ottempera all’ordine d’espulsione. Fermato dai carabinieri locali, è morto nella cella di sicurezza della caserma bresciana, in seguito a un violento attacco d’asma. La versione ufficiale ha raccontato di un malore in cella, di un’ambulanza chiamata tempestivamente e del decesso in ospedale.&lt;br /&gt;Oggi, uno scoop di Repubblica potrebbe portare alla riapertura del caso, frettolosamente archiviato. Gli elementi sollevati, grazie al video della telecamera che riprende le camere di sicurezza, vertono essenzialmente sulla scarsa prontezza dei soccorsi, sui momenti di terribile abbandono in cui viene lasciato il senegalese (mentre ansima in cerca d’aria, aggrappato alla porta della cella prima di accasciarsi), e infine sulle discrepanze rispetto alla versione dei carabinieri: stando all’autopsia l’uomo era già morto all’arrivo dell’ambulanza. Elementi che porterebbero a classificare la morte di Saidou come un ennesimo caso di abuso (o almeno negligenza) da parte delle forze dell’ordine. A rafforzare questo impianto (accusatorio, almeno sul piano morale) c’è pure il ricordo di quanto affermato, pochi giorni dopo la tragedia, dal comandante provinciale dei carabinieri di Brescia: &lt;i&gt;"Ribadisco l'assoluta correttezza e trasparenza dell'Arma, attestata anche da immagini video … che documentano esattamente la dinamica dell'evento e attestano anche l'immediatezza dei soccorsi e il senso di umanità che … ha contraddistinto anche i carabinieri che hanno operato in questa circostanza"&lt;/i&gt; (Ansa, 18 dicembre 2010). L’ufficiale giunse a premiare il carabiniere in servizio presso la cella dove il senegalese era detenuto. &lt;i&gt;“Per la sensibilità mostrata”,&lt;/i&gt; recita la stessa Ansa; il video di Repubblica racconta un film diverso: più un horror che una pellicola tragica ma sdolcinata e piena di buoni sentimenti.&lt;br /&gt;Che tutto questo ci indigni è naturale. Ma anche fuorviante. Perché, ben prima della scarsa sensibilità dei carabinieri (in questo caso forse parzialmente derubricabile ad impreparazione nell’affrontare lo stato di un detenuto malato d’asma) e delle loro “verità di comodo”, va ricordato che il povero Saidou era un uomo tranquillo, che non aveva commesso reati, se non quello “di clandestinità”, introdotto da chi ha voluto cavalcare e alimentare la paura verso i migranti per costruire un consenso “di pancia”.&lt;br /&gt;Per questo Saidou è stato fermato, per questo è morto. E per questo proprio la sua tragedia ci racconta a quali livelli di barbarie ci ha portato il berlusconismo, antropologicamente prima che politicamente, e dove ancora ci potrà portare, se ci illuderemo di averlo superato semplicemente accantonando Berlusconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-5201096737973415884?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/5201096737973415884/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/11/in-memoria-di-saidou-gadiaga.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5201096737973415884'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5201096737973415884'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/11/in-memoria-di-saidou-gadiaga.html' title='In memoria di Saidou Gadiaga'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-1976254793926875057</id><published>2011-10-17T23:25:00.000+02:00</published><updated>2012-01-26T23:27:22.394+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Sui fatti di Roma</title><content type='html'>Solo ieri, a tarda sera, ho visto sulla bacheca Facebook di &lt;strong&gt;Amal &lt;/strong&gt;una discussione su quanto successo sabato a Roma. Una discussione che, più che farmi “parteggiare” per Tizio o per Caio (fra quanti hanno preso parola sulla bacheca), mi ha lasciato perplesso. E quello stato d’animo è diventato qualcosa di peggio leggendo i giornali oggi, sentendo Di Pietro straparlare di Legge Reale, sentendo notizie di perquisizioni e arresti, leggendo di accostamenti fra la Val Susa e i disordini a Roma…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Lascio le mi riflessioni per punti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. La discussione (parlo sempre di quella sulla bacheca di &lt;strong&gt;Amal&lt;/strong&gt;) si è in parte incentrata su “cos’è la violenza” e sulla domanda se rompere vetrine sia “violenza” o “azione diretta”. La semantica è una brutta bestia, non mi fermerei a quella. E’ pacifico che, in una situazione disastrosa come quella in cui viviamo, chi protesta non è detto che riesca a (o voglia) comportarsi come un Lord Inglese. Però, secondo me, in una manifestazione ci vai con un “progetto condiviso”: e mi sembra che la maggioranza dei manifestanti di sabato NON condividesse le azioni del BB (so che si tratta di un’etichetta inadatta: uso il termine per semplificazione, per capirci).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. Io sono per la nonviolenza. Per inclinazione personale prima che per convinzione. Nel senso che sono fatto così: in un corteo fatico a gridare uno slogan; lanciare un sasso sarebbe una cosa, più che inaccettabile, per me innaturale. Ma so che all’interno di un movimento ci possono essere pratiche diversissime: però sarebbe bene parlarne prima, non dopo. Perchè se si vuole essere “interni” (a una manifestazione, a un movimento) le pratiche, anche diversissime, vanno condivise o almeno conosciute e accettate. Poi (sarò chiaro, visto che tutto voglio essere tranne che ambiguo) se chiedete a me un parere sulle “vetrine sfondate” (sempre per semplificare) vi dico non solo che non lo faccio e non lo farei, ma che la trovo una cosa stupida e controproducente – e su questo tornerò più avanti. Che poi in Italia chi rompe una vetrina sia condannato a una valanga di anni rispetto a chi rompe una testa con un manganello è tutto un altro discorso: uno stato di cose assurdo e che mi fa incazzare, ma ADESSO NON stiamo parlando di questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. En passant (lo scrivo qui perché sennò mi dimentico: scrivo questi appunti in fretta, senza un ordine particolare) vi invito a leggere la riflessione di &lt;a _cke_saved_href="http://prontoallaresa.blogspot.com/2011/10/perche-vi-siete-indignati-oggi.html" href="http://prontoallaresa.blogspot.com/2011/10/perche-vi-siete-indignati-oggi.html" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Rrobe &lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;sul suo blog: è molto interessante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. In un Paese normale dopo quanto successo a Roma il capo della polizia e il ministro dell’interno sarebbero sul banco degli imputati. Da noi invece si parla di ritorno alla Legge Reale… E se ne parla dall’opposizione, per giunta... Ora, questo cosa ci dice (oltre che siamo in un Paese totalmente squinternato)? Che qui, invece che litigare fra noi su cosa sia violenza e cosa sia l’azione diretta, sarebbe bene riflettere (MA ADATTANDOLA) sulla solita storiella del saggio che indica la luna e lo stolto che guarda il dico. Dico “adattandola” in primo luogo perché non mi va di fare la parte né del saggio né dello stolto. In secondo luogo perché qui qualcuno (non necessariamente un saggio) indica la luna: alcuni guardano il dito, altri la luna, nessuno si ferma a dire che l’uomo, col suo gesto, sta semplicemente distraendoci per non farci osservare cosa sta facendo con l’altra mano (magari si sta solo sfrucugliando i coglioni, magari peggio, non so).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. L’assenza di conflitto e il conflitto violento non sono separati da un abisso, ma da un sentiero stretto. E prima di chiederci “da che parte stiamo” dobbiamo capire che, almeno in questo momento storico e alle nostre latitudini, il conflitto violento (oltre che respinto in termini etici, ma questo vale per me e – l’accetto – può non valere per altri) va respinto in termini pratici. Perché oltre a produrre repressione rafforza proprio lo status quo che si vorrebbe modificare. Per questo, tanto per fare un esempio, non bisogna pensare ai fatti di Genova 2001 come a esagerazioni (non conta se specifiche o numerosissime) delle forze di polizia: queste non avevano il compito di impedire o limitare i disordini, dovevano alimentarli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. A corollario del punto precedente: l’improvvisazione, anche quando generosa (ma questo, perdonatemi, non è il caso di Roma dell’altro ieri) non paga. La “provocazione creativa” va benissimo, ma non è esente da rischi, perché fra noi si celano ambiguità prima ancora che teste calde. Sono in troppi ad attendere che uno dei “nostri” perda il controllo per puntare poi l’indice indiscriminatamente su tutto il movimento. E se qualcuno di noi la fa fuori dal vaso è inutile lamentarci dicendo che si trattava di poche gocce, perché sappiamo bene quanto i media ci sguazzeranno, trasformandole in una pisciata colossale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. Lascio fuori da questi appunti (altrimenti diventano Guerra e Pace) la riflessione sugli “infiltrati”. Basti dire che ci sono stati (ci sta, è nell’ordine delle cose), sia che con questo termine si intenda uomini delle forze dell’ordine (o dei servizi) che si dilettano in dirty jobs, sia che si tratti di frange dell’estrema destra che, di tutta la manifestazione di sabato, condividono un generico “no alla globalizzazione e alla grande finanza”. Ma non è nemmeno di questo che stiamo parlando…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-1976254793926875057?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/1976254793926875057/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/10/sui-fatti-di-roma.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1976254793926875057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1976254793926875057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/10/sui-fatti-di-roma.html' title='Sui fatti di Roma'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-8904313622792388290</id><published>2011-09-26T23:35:00.000+02:00</published><updated>2011-12-26T23:38:50.645+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>L’Apocalisse di Simona</title><content type='html'>Ti guardi alle spalle. Niente di bello o da ricordare. La città si è fermata sul confine che non poteva oltrepassare e ha imparato a fare tesoro di quel limite: quello che altri chiamano lungomare per te è solo una catena di insegne commerciali.&lt;br /&gt;Davanti a te il mare si offre come lo spettacolo dell’indefinito. Non è più estate e non è ancora autunno. Non è più notte e non è ancora giorno. Il cielo sereno sarà azzurro solo fra un po’, per ora l’acqua riflette e rende più cupo quel colore ancora incerto, lo fa suo e lo restituisce ricco di sfumature. E non ci sono suoni, anche il mare si limita a un rumore di fondo. Ti sembra giusto così: la vita, quella vera, si distingue da un film perché è privo di colonna sonora. Al massimo, un sottofondo. &lt;br /&gt;Sulla spiaggia le sedie a sdraio sono tutte libere e ne occupi una. Scuoti la sabbia dalle ciabatte. E dalla pelle il desiderio di avere lui accanto. L’ombrellone accanto è chiuso, totalmente inutile in questa stagione e a quest’ora. E’ passato il tempo delle granite e del cocco, l’estate è uscita da un po’, ti sembra, dalla stessa porta da cui sei uscita poco fa, dopo che allo specchio hai visto il volto di un’altra donna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti sei svegliata presto e sei andata nello studio. Hai guardato il pannello sul treppiede. Il ramo di un acero, le foglie rosse. Sullo sfondo, il cielo azzurro s’incupisce con pennellate più scure, sui bordi, e più chiare verso la chiazza bianca del sole. Col pennello hai aggiunto un altro ramo e altre foglie a destra. Poi con una spatola hai preso il blu e hai caricato maggiormente gli angoli del quadro, rendendoli più cupi. Ti sei allontanata, hai guardato il tutto per poi ripassare col blu tutto il bordo inferiore. &lt;br /&gt;Poi lo sguardo ti è caduto sulla scrivania, hai aperto ancora la busta, hai dato un’occhiata al contenuto. E’ allora che ti sei guardata allo specchio e hai visto il volto di un’altra donna, una senza la tua paura. E hai deciso di uscire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora ti allunghi sulla sdraio, la camicia bianca semiaperta sul petto, sui tuoi seni bellissimi e malati. Apri il giornale. Qualche guerra, da qualche parte. La crisi di governo sembra scongiurata. In città metteranno nuove fioriere a delimitare la zona pedonale, recentemente ripavimentata.&lt;br /&gt;Senti uno scalpiccio frenetico sulla sabbia e una voce concitata. Un grosso cane s’è avvicinato, il padrone lo sta richiamando. Mi scusi, non abbia paura, è buonissimo, ti dice. Lo hai già capito, lo stai accarezzando sulla testa e sotto il collo. Non si preoccupi, rispondi. L’uomo si scusa ancora, chiama a sé il cane, che non vuole saperne di lasciare le tue coccole. Lui si siede sulla sdraio accanto alla tua.&lt;br /&gt;“Scusi ancora. Ha quattro anni ma si comporta ancora come un cucciolo. Spero non l’abbia spaventata. E stia attenta, è tutto sporco”.&lt;br /&gt;Sorridi e gli mostri le mani e i polsi, sporchi di rosso e blu. Stavo dipingendo, rispondi alla domanda inespressa nel suo sguardo, sporcarti è l’ultimo dei tuoi problemi.&lt;br /&gt;“Lei dipinge? Cosa sta dipingendo, se posso chiedere? Ah, io mi chiamo Fabrizio”.&lt;br /&gt;Non ricambi col tuo nome. Foglie d’acero che si stagliano nel cielo, dici. &lt;br /&gt;“Ed è venuta qui per stare un po’ in pace… E’ giusto, è bellissimo a quest’ora. Il mattino ha l’oro in bocca, si dice”.&lt;br /&gt;Raramente, rispondi. Di solito, come questa mattina, è giallo ma non è oro (pensi, ma non vuoi essere volgare), altre volte è vero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pochi giorni prima era stato vero. Era mattina presto quando avevi visto che lui stava tornando, stavi guardando la strada dalla finestra del bagno. Dico visto, ma sarebbe più giusto dire &lt;i&gt;sentito&lt;/i&gt;. Lo sentivi dentro che stava tornando, nell’esatto istante in cui avevi deciso di affacciarti, fregandotene se eri nuda e qualcuno poteva vederti. Ti eri appena fatta la doccia, ti sei avvolta una salvietta attorno alla vita e sei corsa ad aprire nuda dall’ombelico in su. Non sai il perché, certo non per presentarti a lui come un’amante che lo attendeva a braccia aperte.&lt;br /&gt;Forse tu non capivi perché l’avessi fatto, certamente lui ha capito che non c’era nulla di erotico in quel gesto. Sì, una volta aperta la porta è rimasto sorpreso, ma poi ha fatto esattamente quel che era giusto fare. Non ti ha guardato i seni, anzi, chiusi gli occhi ti è sembrato smarrito. Poi si è passato una mano fra i capelli e ha gettato la testa indietro, credi faticasse a trattenere le lacrime. Non potevo andare via, ha detto. Lo speravi, hai pensato, senza dirlo. Ti è sembrato il momento più intenso, se non il più bello, della tua vita. Sprofondare nei suoi occhi, sentire come se il mondo fuori fosse solo la cornice atroce della vostra esistenza.&lt;br /&gt;L’hai fatto entrare, vi siete seduti sul divano. Scusa, dovevo tornare e, sì, ho avuto paura, ha detto. Gli hai preso le mani. Le vostre dita si sono incrociate, e quello sì è stato un attimo quasi erotico. Non l’erotismo del desiderio, ma quello di un gesto che testimoniava due vite indissolubilmente intrecciate. &lt;br /&gt;Lo so che hai paura, hai risposto, e anch’io ne ho. Ed era vero ed era falso al tempo stesso, perché in quel momento non avevi né paura né rabbia. Forse nostalgia. &lt;br /&gt;Vuoi un caffè?, gli hai chiesto. Ti ha guardata in modo un po’ strano, come a farti intendere che gli sembrava una cosa stupida. Voglio solo sentirne l’odore, capisci?, hai spiegato. Ha sorriso, capiva. Dopo un paio di minuti l’aroma caldo del caffè riempiva la stanza e ha compreso ancora meglio. &lt;br /&gt;Poi dovrai andartene davvero; è così che voglio, hai aggiunto, rispondendo al suo sguardo. Ti sembrava giusto, anche se doloroso per entrambi. Sapevi che lui, senza condividerla, avrebbe rispettato la tua scelta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cane si è gettato nell’acqua. Sembra felice come può esserlo solo un animale. Lo pensi, ma senza neppure accorgertene lo dici. E l’uomo di nome Fabrizio ti guarda come se tu fossi un oracolo che ha pronunciato una verità terribile e bellissima.&lt;br /&gt;“Dai, vieni qua!”.&lt;br /&gt;La bestia torna dal suo padrone, si scuote sollevando una nuvola di acqua e sabbia. Voi vi voltate, provando a ripararvi come potete. Fabrizio scrolla il suo &lt;i&gt;panama &lt;/i&gt;dalla sabbia, poi ti passa una salvietta per pulirti e lo ringrazi.&lt;br /&gt;“Beh, credo che l’abbiamo disturbata abbastanza. Vedo che ha altro a cui pensare, la lascio in pace”, dice l’uomo.&lt;br /&gt;Lo guardi indossare il suo cappello e andarsene, per fermarsi dopo pochi passi.&lt;br /&gt;“Non mi ha detto come si chiama…”.&lt;br /&gt;Simona, rispondi.&lt;br /&gt;Lui porta una mano al &lt;i&gt;panama &lt;/i&gt;come saluto. &lt;br /&gt;“Bellissimo nome… E buon lavoro per il suo quadro!”, dice. &lt;br /&gt;Gli sorridi. Pensi che dopo chiamerai lui, gli dirai di tornare. E ti senti ridicolmente felice. &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-8904313622792388290?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/8904313622792388290/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/09/lapocalisse-di-simona.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8904313622792388290'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8904313622792388290'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/09/lapocalisse-di-simona.html' title='L’Apocalisse di Simona'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-3879733781850548113</id><published>2011-09-07T23:46:00.000+02:00</published><updated>2011-12-26T23:50:53.059+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='resistenza-antifascismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Maria dammi la mano</title><content type='html'>Maria dammi la mano, disse mio padre. Intendeva dire “dammi la mano, ho paura, sento che stanno per arrivare e questa potrebbe essere l’ultima volta che stiamo insieme”. Era il 1944 e mio padre era nascosto nel rifugio, in casa, sui colli del piacentino. Non ricordo se si trattasse di una botola ben occultata, sotto l’assito di legno del pavimento, o di un’intercapedine di fortuna, ricavata in una stanza. Comunque sia, lui sentiva i passi dei tedeschi, la loro voce tagliente e urlata (tagliente e urlata come sa essere la lingua dei tedeschi). Si era rifugiato lì con la fidanzata, Maria. Temeva che quelli potessero essere gli ultimi istanti con lei, così disse: Maria dammi la mano.&lt;br /&gt;Invece no, non andò così. Mio padre me l’avrà raccontata non so quante volte quella storia. Sì, lui era nascosto. Col cuore in gola sentiva le voci e i passi e temeva che quella fosse la fine. Ma, in quell’anfratto buio, fra sé e la morte solo un assito di legno (orizzontale o verticale non importa) non era con la fidanzata – neppure so se ne avesse una, all’epoca – ma con uno dei suoi fratelli. Piero o forse Bruno. Mi sembra fosse Bruno, ma ormai non posso più domandarglielo.&lt;br /&gt;Maria è stata la mia di fidanzata, oggi è mia moglie. E sono io, adesso, protetto da quell’assito di legno, col cuore in gola. O, almeno, se ci fossi vorrei essere lì con lei. E le direi “Maria dammi la mano, perché ho paura. Sento che stanno per arrivare e questa potrebbe essere l’ultima volta che stiamo insieme”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non lo so se mio padre fosse armato, in quel rifugio. Mi sembra d’averglielo chiesto e che lui m’abbia risposto di sì, che se fosse stato necessario avrebbe sparato e avrebbe, come si dice, venduta cara la pelle. Ma non ne sono più sicuro. Sicuro sono che, da bambino, gli chiesi tante volte se avesse ucciso qualcuno, fra i fascisti, fra i nazisti. Rispondeva solo che, sì, qualche volta aveva sparato e forse qualcuno l’aveva beccato. Ma se ho ammazzato qualcuno, diceva, l’ho fatto perché andava fatto, non perché fosse bello.&lt;br /&gt;Così mi diceva. E a me – bambino – non piaceva quella risposta. Perché io avrei voluto vedere mio padre come un eroe con in braccio il suo fucile (ma lui sparava col mitra, precisava) ad ammazzare i cattivi. Quella risposta mi sembrava un po’ codarda. Cioè, meglio, era contraria al mito che io volevo vedere in lui. E invece era una risposta bellissima. L’ho capito da grande, e quando sento chi dice “la violenza è sempre sbagliata, non risolve nulla”, penso alle sue parole. Dicono che la violenza può essere necessaria, ma a due condizioni: che la usi solo perché non hai altre soluzioni e che, soprattutto, dopo averla usata tu ti senta un po’ più schifoso di prima. Perché noi uomini facciamo sempre un po’ schifo, è bene ricordarcelo. Lo facciamo un po’ di più dopo che abbiamo usato violenza, anche se magari era proprio necessaria. Quando a volte vorrei essere più manicheo penso a quella frase. Non mi capita spesso – desiderare di essere manicheo, intendo – ma a volte sì: la vita è più semplice da decifrare se dentro di te poni un netto contrasto fra bene e male. Ma in quel modo so rimediare alla tentazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mai capito perché tanti partigiani l’abbiano sfangata, dietro un’intercapedine o sotto una botola. Così tanti che l’episodio che ho raccontato può sembrare artefatto. Invece è vero, mio padre me lo raccontò, anche se non so più se assieme a lui ci fosse Piero o Bruno, fra i suoi fratelli. E lui se la cavò, i tedeschi se ne andarono. E adesso ci sono io là sotto, con mia moglie e le dico “Maria dammi la mano” mentre penso se lui abbia mai ucciso qualcuno. Cosa disse davvero lui in quei momenti non lo so: probabilmente tacque e basta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho mai sognato mio padre mentre era in vita. L’ho sognato – ma raramente: non sogno quasi mai – dopo che è morto, il 13 ottobre 1996. Il sogno è sempre uguale. Io e lui su una collina. Lui spinge una carriola lungo il pendio, in salita, poi si ferma. Respira a fatica, ma è sereno. Io gli chiedo se vuole una mano, e nel sogno sento una strana angoscia, immotivata visto l’ambiente che ci circonda, così silenzioso e tranquillo. Non credo ci voglia un grande psicologo per interpretarlo: un peso, la fatica, il senso di colpa per non averlo aiutato a spingere quel suo peso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle ultime volte che l’ho visto era in ospedale. Sarà stato un mese prima del secondo infarto, quello che l’avrebbe portato via. Quando entrai nella stanza era a letto, stava guardando una foto che gli avevo lasciato: ritraeva lui assieme al mio primo figlio, l’unico nipote che avrebbe conosciuto. Ripose la foto sul comodino, si asciugò gli occhi con una mano, ma molto velocemente. Era un uomo “di una volta”, ex partigiano, poi poliziotto e poi ancora operaio tornitore (per un comunista è troppo difficile restare in polizia, diceva): uno così non piange, specie davanti al figlio maschio. Parlammo tranquillamente. Ricordo che bevve dell’acqua a collo dalla bottiglia, me ne offrì in un bicchiere. Non gli dissi nulla di come l’avevo visto: bene così.&lt;br /&gt;A volte delle persone care che sono scomparse ricordiamo l’ultima volta che le abbiamo viste e ci convinciamo che loro sapevano della fine imminente. Di solito è solo un’impressione, il cedere alla tentazione di essere stati profeti del futuro altrui e poter così pensare di saper essere indovini anche del nostro. Altre volte non è un’illusione: quel giorno vidi nei suoi occhi il rimpianto per quel po’ di vita che avrebbe voluto e che – sapeva – gli stava per essere tolto. Perché mio padre era un piccolo pezzo d’uomo (novanta chili compatti, due mani come tenaglie) ma aveva un cuore ingenuo e, a settant’anni, già troppo stanco. Dormiva con i denti in un bicchiere, io dormo ancora assieme ai miei e questa forse è la differenza fra un giovane e un vecchio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando è morto ricordo che stavo mangiando un budino al cioccolato. Uno speciale, l’aveva fatto Maria con una ricetta trovata su qualche rivista. Col cioccolato fondente, brandy e scorza di limone.&lt;br /&gt;Poi, dopo la telefonata, sono arrivato a casa sua, trafelato. Poi ancora ricordo poche frasi. Alcune dette, altre solo pensate. Dov’è mia madre? Dov’è lui? Ha sofferto? Devo vederlo. Non lo vedrò più. &lt;br /&gt;Poi più nulla, fino all’imbocco del nulla. Fino ai suoi capelli e alla sua fronte fredda, quando hanno sollevato il cristallo della bara e il trapano ha cominciato ad avvitare. E’ allora che ho visto, all’uscita del nulla, un uomo giovane e forte guardarmi mentre, appena nato, sto strillando. Guardarmi e gioire perché sono un maschio. E bere e offrire da bere, per festeggiare. Perché al terzo tentativo è arrivato il figlio col pisellino fra le gambe.&lt;br /&gt;Poi ancora – ma adesso siamo all’oggi – lo vedo nascosto al buio, in un rifugio improvvisato, il cuore che batte all’impazzata, ma è un cuore giovane, non ancora stanco. E dice Maria dammi la mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così si chiude il cerchio. Ora mi immagino d’essere io lì dentro, con mia moglie, a dire la stessa frase che lui non pronunciò. Poi spengo un’altra sigaretta, clicco sul tasto print e il fischio della stampante mi restituisce questi tre fogli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-3879733781850548113?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/3879733781850548113/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/09/maria-dammi-la-mano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3879733781850548113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3879733781850548113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/09/maria-dammi-la-mano.html' title='Maria dammi la mano'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-6473499458895786460</id><published>2011-08-22T23:12:00.000+02:00</published><updated>2011-12-27T23:18:17.825+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='interviste'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Giuliani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ilaria Alpi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Peppino Impastato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>BeccoGiallo, non sciacallo</title><content type='html'>Una regola base dell’informazione è che se vuoi scrivere su una data faccenda devi “stare sul pezzo”, essere tempestivo. Un’altra è: evitare lunghe premesse, andando subito al sodo. Due regole valide da sempre, ma che nell’informazione sul web sono addirittura considerate sacre: le disattenderò entrambe.&lt;br /&gt; Scrivo in ritardo perché quando è uscita “la faccenda” (tranquilli: tra un po’ spiego tutto… e comunque dal titolo dovrebbe esservi già chiaro) ero in ferie. Della notizia ho saputo telefonicamente da un amico.&lt;br /&gt; La lunga premessa, invece, vi arriva un po’ perché c’è parecchio da dire, un po’ perché saranno necessarie spiegazioni su “perché” e “come” scrivo questo pezzo, un po’ perché sono fatto così, punto. Inoltre, vi avverto che per seguire davvero tutto dovrete fare uno slalom fra links e citazioni che fra poco troverete, costringendovi a una lettura lunga e complessa (restando forse alla fine col pensiero che sia io sia voi potevamo usare meglio il nostro tempo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La “faccenda” consiste in uno “scherzo” di &lt;a _cke_saved_href="http://sparidinchiostro.wordpress.com/" href="http://sparidinchiostro.wordpress.com/" target="_blank"&gt;Paolo Interdonato sul suo blog&lt;/a&gt;: un articolo in cui Interdonato ha “inventato” un libro (“Amy Winehouse. Fatta di musica”) attribuendolo a due autori e un editore reali (&lt;strong&gt;Andrea La Provitera, Niccolò Storai, BeccoGiallo&lt;/strong&gt;).&lt;br /&gt; La burla è in due tempi: prima la “goliardata” (&lt;a _cke_saved_href="http://sparidinchiostro.wordpress.com/2011/08/15/la-stessa-sostanza-dei-sogni/" href="http://sparidinchiostro.wordpress.com/2011/08/15/la-stessa-sostanza-dei-sogni/" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;); poi il momento in cui si “svela il messaggio” (&lt;a _cke_saved_href="http://sparidinchiostro.wordpress.com/2011/08/16/ieri/" href="http://sparidinchiostro.wordpress.com/2011/08/16/ieri/" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;), messaggio che Interdonato stesso sintetizza così: &lt;em&gt;“Ho recensito un libro che non mi interesserebbe, edito da una casa editrice che reputo progettualmente agghiacciante, scritto disegnato e prefato da gente il cui lavoro preferisco ignorare”&lt;/em&gt; (rimando ai links precedenti per la lettura integrale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Se volete approfondire, oltre ai due links succitati potete leggere diversi interventi (e i relativi commenti degli utenti in ogni blog):&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Roberto Recchioni &lt;/strong&gt;(prima &lt;a _cke_saved_href="http://prontoallaresa.blogspot.com/2011/08/ridete-cazzo.html" href="http://prontoallaresa.blogspot.com/2011/08/ridete-cazzo.html" target="_blank"&gt;qui &lt;/a&gt;e successivamente &lt;a _cke_saved_href="http://prontoallaresa.blogspot.com/2011/08/solo-gli-stupidi-non-cambiano-mai-idea.html" href="http://prontoallaresa.blogspot.com/2011/08/solo-gli-stupidi-non-cambiano-mai-idea.html" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;&lt;a _cke_saved_href="http://sonoioche.blogspot.com/2011/08/post-flame.html" href="http://sonoioche.blogspot.com/2011/08/post-flame.html" target="_blank"&gt;Michele Ginevra&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://diegozilla.blogspot.com/2011/08/fumetti-plausibili.html" href="http://diegozilla.blogspot.com/2011/08/fumetti-plausibili.html" target="_blank"&gt;Diego Cajelli&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://fumettodautore.com/magazine/moleskine/2831-paolo-interdonato-spari-dinchiostro-a-salve-su-andrea-la-provitera-e-nicolo-storai" href="http://fumettodautore.com/magazine/moleskine/2831-paolo-interdonato-spari-dinchiostro-a-salve-su-andrea-la-provitera-e-nicolo-storai" target="_blank"&gt;Giorgio Messina&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; (sicuramente qualcuno mi sfugge: ho linkato solo gli interventi che ho visto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; In questi interventi troverete un panorama assai variegato di opinioni. Alcuni attaccano BeccoGiallo, altri la difendono. C’è chi va dritto al punto: &lt;em&gt;In sostanza è un attacco a Becco Giallo e ai suoi autori mascherato da scherzo&lt;/em&gt;; o ancora: &lt;em&gt;La "satira" di Spari contiene un giudizio verso Becco Giallo riassumibile in "sciacallo" e verso gli autori citati. riassumibile in "mercenari disposti a tutto per un minimo di visibilità".&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Altri hanno pareri più articolati, sono interessati a una discussione più ampia e stimolante. Di questi cito &lt;strong&gt;Cajelli e Recchioni.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Il primo risponde a Storai: &lt;em&gt;Il tuo fastidio lo capisco, sia chiaro. Però, secondo me, non è un attacco verso di te. … E' un "attacco" alla "tua categoria". Per "categoria" intendo: un disegnatore emergente, con diverse esperienze alle spalle, impegnato in progetti alternativi. ovvero il disegnatore che di solito lavora o può lavorare per Becco Giallo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Recchioni&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;Il problema non è che "La Becco Giallo fa i libri sui morti". Il problema, alle volte (e non sempre perché ci sono ottimi libri nel catalogo Becco Giallo) è quello che gli autori hanno da dire a riguardo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; (va da sé che qui sto facendo una sintesi brutale: consiglio di leggere integralmente gli interventi – vedi links sopra – fra cui quelli di Cajelli e Recchioni).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ora scopro subito le mie carte: come difensore del BeccoG vanto scarsa credibilità per le mie collaborazioni con loro. Inoltre (lo scrissi già in passato) non posso negare che anche solo inconsapevolmente il mio rapporto con &lt;strong&gt;Guido Ostanel e Federico Zaghis&lt;/strong&gt; potrebbe deviare il mio giudizio verso il positivo: son tutte cose che ammetto per trasparenza. In ogni caso proverò a essere il più obbiettivo possibile; e riprenderò in parte considerazioni che feci in altri interventi, ivi comprese cose che ho raccontato poche settimane fa &lt;a _cke_saved_href="http://www.mamma.am/mamma/articoli/art_8943.html" href="http://www.mamma.am/mamma/articoli/art_8943.html" target="_blank"&gt;in un’intervista fattami da Carlo Gubitosa.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Come scrittore e mediattivista nasco con i giorni del G8 genovese del luglio 2001. Poco dopo quei fatti fu un mio caro amico a chiedermi di scrivere per un sito internet di informazione alternativa da lui creato. Da lì poi è nato anche &lt;a _cke_saved_href="http://www.reti-invisibili.net/" href="http://www.reti-invisibili.net/" target="_blank"&gt;reti-invisibili &lt;/a&gt;eccetera. Ciò che ne è seguito è sempre conseguenza del percorso nato a Genova, ve la faccio breve, la mia bio non credo interessi a nessuno (neanche a me, dopotutto: ma in quest’occasione è necessaria, a corollario di quanto dicevo al capoverso precedente).&lt;br /&gt; Lettore di fumetti lo sono da sempre. Alla fine dei ’90 cominciarono ad apparire in internet i primi forum di discussione sui comics; in questo ambito fui avvicinato da &lt;strong&gt;Marco Rizzo&lt;/strong&gt;, che stava lavorando sul suo fumetto su Ilaria Alpi. Se non sbaglio era il 2007: Marco mi conosceva come coordinatore di reti-invisibili, sapeva che &lt;a _cke_saved_href="http://www.reti-invisibili.net/ilarialpi/articles/art_4394.html" href="http://www.reti-invisibili.net/ilarialpi/articles/art_4394.html" target="_blank"&gt;avevo già intervistato i genitori di Ilaria&lt;/a&gt; e mi chiese di occuparmi dei redazionali. Da qui nacque la mia conoscenza con Guido e Federico del BeccoGiallo, che negli anni seguenti mi affidarono la cura di altri apparati: dopo &lt;em&gt;Ilaria Alpi, il prezzo della verità&lt;/em&gt; per loro ho seguito &lt;em&gt;Dossier Genova/G8, Il delitto Pasolini, Peppino Impastato, un giullare contro la mafia.&lt;/em&gt; Poi sono arrivate le sceneggiature: &lt;em&gt;Piazza Fontana&lt;/em&gt;, disegni di &lt;strong&gt;Matteo Fenoglio&lt;/strong&gt;, e &lt;em&gt;Carlo Giuliani, il ribelle di Genova&lt;/em&gt;, disegni di &lt;strong&gt;Manuel De Carli&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ho già parlato troppo di me, ma almeno ho chiarito il mio “conflitto d’interessi” come “difensore” del BeccoGiallo. E veniamo al dunque: stiamo parlando di un editore “sciacallo” o “pappa cadavere”, tanto da poter essere chiamato “BecchinoGiallo? Per loro, per i loro autori, “i personaggi di cui parlano sono SOLTANTO dei morti” (per citare qualche commento dal blog di Interdonato)? E sulla qualità media dei prodotti della casa editrice padovana che dire?&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Davide Occhicone&lt;/strong&gt; ricorda una sua recensione di Thyssenkrupp (&lt;strong&gt;Di Virgilio – De Carli&lt;/strong&gt;) in cui, già un paio d’anni fa, affrontava la questione con pacatezza e senso della misura: &lt;em&gt;Le critiche hanno spesso riguardato la qualita’ delle opere e l’opportunita’ di occuparsi di determinati argomenti (e solo di quelli) magari dando l’impressione di voler speculare su eventi luttuosi. La questione qualita’ … e’ indubbio che, anche solo quella “grafica”, in alcuni volumi non e’ propriamente eccelsa … Il discorso “opportunita’” e’ forse ancora piu’ semplice … E’ da finte educande scandalizzarsi o accusare la Becco Giallo di “approfittare” di tali tragedie (neanche fossero fonti di chissa’ quali guadagni miliardari…). Come linea editoriale sara’ vincente o perdente (lo decide il mercato), ma e’ sicuramente legittima; e non e’ il raccontare una storia realmente avvenuta a rendere un fumetto morboso (o di successo). … Va da se’ …&amp;nbsp; che le ultime uscite … stanno mostrando, a parziale risposta al primo gruppo di critiche, anche un discreto salto in avanti per quel che riguarda la media della qualita’ sia dei testi che dei disegni e, infine, anche per stampa e qualita’ editoriale.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Preciso: io non sono un lettore onnivoro del Becco. A parte le cose scritte da me (o comunque su cui ho collaborato) ho letto anche altra roba loro, ma non tutto. Alcuni libri mi son piaciuti, altri meno; e sicuramente nel loro catalogo ci saranno lavori più riusciti, altri meno e ciofeche pazzesche: è fisiologico che i risultati artistici siano altalenanti; a mio avviso rientra nei normali rischi di qualsiasi catalogo a cui si cerchi di dare un’impronta “a tema”.&lt;br /&gt; Ma il punto è che di “instant book” nella loro lista-uscite non ne ricordo (oddio, forse il recente su Assange). C’è una scientifica attenzione a far cadere le uscite in corrispondenza di anniversari, certo. E anche questo mi sembra normale: è un atteggiamento pragmatico, non lo definirei né sciacallaggio né cinismo: ormai si tratta di sopravvivenza editoriale, per BeccoG come per altri. Infatti vorrei mi si spiegasse perché dovrei valutare diversamente l’operazione di &lt;strong&gt;Rizzoli Lizard&lt;/strong&gt; che pubblicherà il libro sul decennale dell’11 settembre, con tanto di corazzata mediatica/pubblicitaria già in azione da giorni (fermi tutti: so benissimo che in quel lavoro ci saranno Bilal, Mattotti, Spiegelman e altri grandi nomi che NON sto accusando di sciacallaggio o altro: qui stiamo parlando dell’approccio di case editrici verso lutti o tragedie e dello “sfruttamento” – anche commerciale – degli anniversari: in questo vedo l’analogia). E &lt;strong&gt;Carlo Lucarelli&lt;/strong&gt; era solo il becchino di Blu Notte? Ci sarebbero molti altri esempi, anche restando solo nel campo fumettistico. Forse le cose sono un po’ più complesse…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sia chiaro: non credo che Guido e Federico siano santi o eroi dell’informazione. Hanno il loro tornaconto dal proprio catalogo? Certamente sì, altrimenti starebbero già vendendo collanine lungo le vie di Padova. Ma, come osservava con altre parole &lt;strong&gt;Occhicone &lt;/strong&gt;nel passaggio che ho citato sopra, non si diventa belli ricchi e famosi scrivendo di stragi e morti ammazzati. Questo posso confermarlo personalmente, al di là delle mie collaborazioni con l’editore: da quando seguo queste vicende e coordino reti-invisibili.net ho conosciuto i familiari di Fausto e Iaio, il fratello di Impastato, la mamma di Federico Aldrovandi, i familiari delle stragi di Piazza Fontana, Ustica, Piazza Della Loggia, Via dei Georgofili, i genitori di Ilaria Alpi, i ragazzi pestati alla Diaz o i genitori di Carlo Giuliani e altri ancora: i benefici che ne ho tratto non sono visibili dal conto corrente…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quando si parla (o scrive) di certi fatti si “gioca” anche sul dolore di persone vive che ricordano quelle morte, e Guido e Federico lo sanno. Almeno per quanto riguarda i progetti che ho seguito direttamente posso testimoniarlo: Il fumetto su Genova di &lt;strong&gt;Gloria Bardi&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Gabriele Gamberini&lt;/strong&gt; era completato da una mia intervista a Enrica Bartesaghi e Lorenzo Guadagnucci (del Comitato Verità e Giustizia per Genova) e anche in quel caso il Comitato fu coinvolto nel progetto. Idem dicasi per Peppino Impastato, con contatti con Salvo Vitale, storico compagno di Peppino, e col fratello di Peppino (quest’ultimo coinvolto direttamente da Marco Rizzo). Su Ilaria Alpi ho già detto (e confermo che i genitori di Ilaria – all’epoca era ancora vivo anche il padre Giorgio – furono soddisfatti del lavoro). Al fumetto sulla strage di Bologna non collaborai (all’epoca non conoscevo neppure il BeccoGiallo), ma ricordo che Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione delle vittime di quella strage, espresse apprezzamento per il lavoro, per il quale scrisse un intervento. Per i due libri che ho sceneggiato posso dire che fin dall’inizio io e i miei “compagni di viaggio” (Matteo e Manuel) abbiamo contattato gli interessati: nel primo caso l’associazione dei familiari delle vittime di Piazza Fontana, nel secondo i familiari di Carlo Giuliani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Intendo dire che, per quanto a mia conoscenza, da parte del BeccoGiallo c’è stata la doverosa attenzione di contattare quelle persone che si sarebbero sentite coinvolte (e, in ipotesi, ferite) dalla trattazione dell’argomento. E questo è tutto fuorchè sciacallaggio. In Guido e Federico ho conosciuto due persone appassionate, dotate di spiccata coscienza civile e con un sincero interessamento verso le tematiche che volevano trattare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma è davvero così difficile concepire che in Italia si possa fare fumetto con un approccio che non sia né il “pop” &lt;strong&gt;bonelliano &lt;/strong&gt;né l’intimismo (scusate il terribile termine: non me ne viene uno migliore…) della &lt;strong&gt;Coconino&lt;/strong&gt;? Magari parlando di realtà, di storia (italiana e non solo). Magari con un taglio divulgativo, ma laddove “divulgativo” non ha un’accezione dispregiativa né è da leggersi in contrasto con “autoriale”…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Non capisco perché non lo si capisca. E ancor più non comprendo perché questo “disagio” debba alimentare la tendenza allo “sputtanamento livoroso” (definizione azzeccata che ho letto in qualche commento del blog di Interdonato, purtroppo ora non trovo il post per citare l’autore). Per fare crescere il media fumetto non è necessario introiettare le peggiori abitudini di altri media (la macchina del fango non è stata inventata dalla politica).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Resta ancora poco da dire (coraggio, ho quasi finito…). Innanzitutto: solidarietà a &lt;strong&gt;La Provitera e Storai&lt;/strong&gt;, gli autori coinvolti nella “goliardata” di Interdonato. Non conosco i due interessati (né loro né i loro lavori, intendo) ciò non toglie che la solidarietà è sincera (e per fortuna altri – ho visto – gliel’hanno già espressa).&lt;br /&gt; In secondo luogo: ho visto che nella cover-fake di Amy Winehouse è stata utilizzata come sfondo la cover di &lt;strong&gt;Manuel De Carli&lt;/strong&gt; per &lt;em&gt;Carlo Giuliani, il ribelle di Genova&lt;/em&gt;. Anche in questo caso mi sembra un atteggiamento poco rispettoso, ma sembra che clonare la cover di Manuel sia uno sport nazionale, di questi tempi (lo so, sono criptico: Manuel, tu mi hai capito e questo conta… Si vede che la tua cover è proprio piaciuta…).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ho scritto quanto volevo scrivere. Sull’argomento non ci saranno altri miei interventi, con sollievo di quanti hanno avuto la pazienza di leggere fin qui. Godete gente: abbiamo finito di perder tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-6473499458895786460?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/6473499458895786460/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/08/beccogiallo-non-sciacallo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6473499458895786460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6473499458895786460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/08/beccogiallo-non-sciacallo.html' title='BeccoGiallo, non sciacallo'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-8291524117531563235</id><published>2011-08-04T23:29:00.000+02:00</published><updated>2012-01-26T23:32:12.763+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Giuliani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><title type='text'>Commenti, novità, presentazioni su “Carlo Giuliani, il ribelle di Genova” - parte 5</title><content type='html'>A &lt;a _cke_saved_href="http://www.mamma.am/mamma/articoli/art_8943.html" href="http://www.mamma.am/mamma/articoli/art_8943.html" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;questo link &lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;trovate l’intervista che &lt;strong&gt;Carlo Gubitosa&lt;/strong&gt; mi ha fatto per mamma.am. Nell’intervista parlo sia di &lt;strong&gt;“Carlo Giuliani”&lt;/strong&gt; che di &lt;strong&gt;“Piazza Fontana”&lt;/strong&gt;, dei miei amici &lt;strong&gt;Manuel e Matteo&lt;/strong&gt;, della mia “idea di fumetto”… Di tante cose, insomma, a costo di annoiarvi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; C’era anche un’altra bella intervista, stavolta a &lt;strong&gt;Manuel &lt;/strong&gt;(realizzata da &lt;strong&gt;radio città aperta&lt;/strong&gt; proprio il 20 luglio 2011, nell’anniversario), ma purtroppo non riesco a postarla (e se qualcuno a questo punto dice “hah! E questo sarebbe un mediattivista?!” ha perfettamente ragione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per chiudere, una segnalazione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “&lt;strong&gt;SABATO 27 AGOSTO&lt;br /&gt; - ore 19.15&lt;/strong&gt; Aperitivo con l'autore&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Tiziano Tosarelli &lt;/strong&gt;incontra Francesco Barilli, coautore della graphic novel &lt;strong&gt;"Carlo Giuliani: il ribelle di Genova"&lt;/strong&gt; Beccogiallo 2011 e uno degli scrittori del libro collettivo &lt;strong&gt;“Per sempre ragazzo” Tropea 2011&lt;/strong&gt; - con la partecipazione di &lt;strong&gt;Marco Trotta&lt;/strong&gt;, giornalista di Carta.org”&lt;br /&gt; (tutto questo alla &lt;strong&gt;festa di Liberazione di Imola&lt;/strong&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-8291524117531563235?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/8291524117531563235/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/08/commenti-novita-presentazioni-su-carlo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8291524117531563235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8291524117531563235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/08/commenti-novita-presentazioni-su-carlo.html' title='Commenti, novità, presentazioni su “Carlo Giuliani, il ribelle di Genova” - parte 5'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-7967642816328751646</id><published>2011-07-30T16:50:00.000+02:00</published><updated>2012-01-29T16:50:45.226+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Giuliani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><title type='text'>Intervista a Manuel De Carli</title><content type='html'>&lt;a _cke_saved_href="http://www.openars.it/?p=3216" href="http://www.openars.it/?p=3216" target="_blank"&gt;Una bella intervista a Manuel De Carli&lt;/a&gt;, mio amico e coautore di "Carlo Giuliani, il ribelle di Genova". E' anche un'occasione per parlare del fumetto come arte, come forma espressiva, per capire la passione e la professionalità di Manuel: leggetela.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-7967642816328751646?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/7967642816328751646/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/07/intervista-manuel-de-carli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7967642816328751646'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7967642816328751646'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/07/intervista-manuel-de-carli.html' title='Intervista a Manuel De Carli'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-381509698739447405</id><published>2011-07-30T10:49:00.000+02:00</published><updated>2012-01-28T10:50:49.609+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carceri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Norvegia: il dolore e l’ipocrisia</title><content type='html'>Mi fa un certo effetto scrivere di un fatto terribile come quello avvenuto in Norvegia pochi giorni fa; me ne fa ancora di più pensando che tutti ne hanno già parlato, dicendo tutto quello che c’era da dire. Sulla strage in sé; sul ritratto psicologico e “ideale” dell’omicida; sul riflesso pavloviano che ha portato i giornali di destra ad attribuire inizialmente la strage al fondamentalismo islamico; sul riflesso (questo tutt’altro che pavloviano) che ha portato successivamente gli stessi quotidiani ad ardite elucubrazioni di pensiero per dire che, in fondo, la strage di Oslo e Utoya non deve farci riflettere sul fondamentalismo cristiano, ma sul multiculturalismo (Allam, Nirenstein), sulla presunta pavidità antropoligica delle nuove generazioni (Feltri), sull’inadeguatezza della pena (21 o forse trent’anni) prevista per Breivik. E taccio di Borghezio, che un merito l’ha avuto (vedremo in seguito…).&lt;br /&gt; Siccome, dicevo, più o meno è stato già scritto tutto, nel bene e nel male, aggiungo i miei due cents di contributo come riflessioni sparse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. Generalmente chi come me è convinto della natura rieducativa della detenzione (ed è quindi contrario tanto alla pena di morte quanto all’ergastolo) è accusato da destra di buonismo; nel migliore dei casi viene bollato come un inguaribile sognatore, privo di quel senso pratico che dovrebbe farci capire che la vita è dura e pretende a volte durezza nelle nostre decisioni conseguenti (non è così, in sostanza, che si giustificano anche le guerre?). Proverò dunque ad affrontare l’argomento proprio con “sano pragmatismo”, senza ricorrere al profilo etico che mi fa essere contrario in via di principio a una concezione punitiva della pena.&lt;br /&gt; Innanzitutto: di stragi perpetrate da folli solitari (posto che davvero l’episodio norvegese sia così inquadrabile) ne avvengono anche in paesi che prevedono pene elevatissime fino a quella capitale. Gli USA ne sono un perfetto esempio: non mi sembra che neppure la pena di morte funzioni da deterrente; del resto è nella natura umana che proprio i folli non fermino le proprie azioni per paura delle conseguenze.&lt;br /&gt; L’ho già detto in altra occasione: se davvero esiste il buonismo, certamente esiste il cattivismo. E sono un po’ stufo di vedere considerato il secondo meno grave e soprattutto più “realista” del primo. Quindi mi limito a ricordare che in paesi come la Norvegia (così come in tutte quelle realtà che sperimentano un carcere non tanto – o non solo – “più umano”, ma imperniato sul recupero del condannato) il tasso di recidiva è un terzo del nostro.&lt;br /&gt; Ma, m’accorgo, tutto questo mio delirio sulla “umanità della pena” poteva essere più efficacemente sintetizzato da questa bellissima frase di Tore Sinding Bekkedal, sopravvissuto di Utoya (trovata sul web): &lt;em&gt;“Vi prego, non fatemi leggere messaggi pieni di rancore, di sostegno alla pena di morte, o qualcosa di simile. Se qualcuno crede che qualcosa migliorerà uccidendo questa piccola persona triste, ha profondamente torto”&lt;/em&gt;. E, aggiungo io, se qualcuno a questo punto è ancora interessato al dibattito “21 anni?, 30 anni?, ergastolo?” è inutile che io prosegua…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. Fermo restando quanto detto sopra, fa specie leggere così tanti sinceri “liberalgarantisti” chiedere la pena capitale per Breivik e applaudire convintamente una norma che porta a 18 mesi la detenzione nei CIE per soggetti che non hanno commesso nessun reato. E desta uguale amarezza pensare che gli stessi commentatori “liberalgarantisti” non si siano mai stracciati le vesti, ch’io sappia, per il fatto che le stragi italiane da Piazza Fontana al Rapido 904 siano rimaste con poche eccezioni prive di colpevoli consegnati alle patrie galere. Mi verrebbe da aggiungere un capitolo sui “cattivi maestri” del terrorismo neofascista (una postilla: chissà perché quando si parla di cattivi maestri si allude solo a quelli riconducibili – anche con molte forzature – al brigatismo…) e su cosa facciano oggi. Quel capitolo non lo aprirò. Dirò solo che molti sono tuttora in vita e “accomodati” in postazioni ancora più confortevoli del “carcere a 5 stelle” (così è stato definito) dove è confinato Breivik.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. Di solito dopo le stragi la condanna è unanime. Verso gli attentatori, ma pure verso la loro matrice ideologica. Nel “caso Norvegia” così non è stato e tutti si sono affrettati a definire Breivik un pazzo isolato, punto. Che il massacratore di Oslo e Utoya sia mentalmente disturbato è certo e che abbia agito da solo probabile. Ma che dietro il suo gesto ci sia un’ideologia, un “movente culturale”, è altrettanto pacifico: l’ha spiegato lui stesso, molto chiaramente. L’etichetta di cristiano fondamentalista se l’è attaccata da solo, e una parolina di condanna anche in questa direzione non avrebbe stonato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &amp;nbsp;4. Quasi dimenticavo “il merito” di Borghezio. Ebbene, è stato l’unico ad ammettere candidamente che qui in Italia le teorie di Breivik (le teorie, certo, non la follia omicida) sono entrate da parecchi anni nel lessico comune ad ogni livello, fino ai palazzi più alti della politica, proprio grazie alla Lega. Quelle teorie che non provocano sdegno negli italiani, fino a quando non arriva il “pazzo isolato” a farcene capire le conseguenze più estreme e definitive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-381509698739447405?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/381509698739447405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/07/norvegia-il-dolore-e-lipocrisia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/381509698739447405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/381509698739447405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/07/norvegia-il-dolore-e-lipocrisia.html' title='Norvegia: il dolore e l’ipocrisia'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-8462049059541018231</id><published>2011-07-24T16:43:00.000+02:00</published><updated>2012-01-29T16:49:15.966+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Giuliani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><title type='text'>Commenti, novità, presentazioni su “Carlo Giuliani, il ribelle di Genova” - parte 4</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/79751591/Adige" target="_blank"&gt;Intervista a &lt;strong&gt;Manuel De Carli&lt;/strong&gt; e a &lt;strong&gt;Giuliano Giuliani&lt;/strong&gt; su "L'Adige" del 24 luglio 2011&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di seguito: alcune foto della presentazione a Genova del 16 luglio.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-xZYEjhOo55k/TyVqZTOfy9I/AAAAAAAAADY/GTjMjDmDAcQ/s1600/genova1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-xZYEjhOo55k/TyVqZTOfy9I/AAAAAAAAADY/GTjMjDmDAcQ/s320/genova1.jpg" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Hj4apAYlP7U/TyVqZwLoqVI/AAAAAAAAADc/TbFUg6VghTA/s1600/genova2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="239" src="http://2.bp.blogspot.com/-Hj4apAYlP7U/TyVqZwLoqVI/AAAAAAAAADc/TbFUg6VghTA/s320/genova2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-7cZc3aRzQTA/TyVqaVGvbQI/AAAAAAAAADk/Idq9qQ3OAmM/s1600/genova3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="241" src="http://2.bp.blogspot.com/-7cZc3aRzQTA/TyVqaVGvbQI/AAAAAAAAADk/Idq9qQ3OAmM/s320/genova3.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-nhK67OYkRZM/TyVqaxwZAQI/AAAAAAAAADs/yH-S93DKxIo/s1600/genova4.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="248" src="http://1.bp.blogspot.com/-nhK67OYkRZM/TyVqaxwZAQI/AAAAAAAAADs/yH-S93DKxIo/s320/genova4.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_vr4KPH_HOQ/TyVqbRR98NI/AAAAAAAAAD0/vAgSx8EKAJs/s1600/genova5.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="239" src="http://2.bp.blogspot.com/-_vr4KPH_HOQ/TyVqbRR98NI/AAAAAAAAAD0/vAgSx8EKAJs/s320/genova5.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-8462049059541018231?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/8462049059541018231/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/07/commenti-novita-presentazioni-su-carlo_24.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8462049059541018231'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8462049059541018231'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/07/commenti-novita-presentazioni-su-carlo_24.html' title='Commenti, novità, presentazioni su “Carlo Giuliani, il ribelle di Genova” - parte 4'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-xZYEjhOo55k/TyVqZTOfy9I/AAAAAAAAADY/GTjMjDmDAcQ/s72-c/genova1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-7185684685269362873</id><published>2011-07-21T16:41:00.000+02:00</published><updated>2012-01-29T16:42:17.873+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Giuliani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><title type='text'>Commenti, novità, presentazioni su “Carlo Giuliani, il ribelle di Genova” - parte 3</title><content type='html'>&lt;a _cke_saved_href="http://www.radio.rai.it/podcast/A27802685.mp3" href="http://www.radio.rai.it/podcast/A27802685.mp3" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;RADIO RAI 3 FAHRENHEIT del 20/07/2011 - 10 anni dal G8: intervista al sottoscritto&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (a seguire: conversazione con Giovanni Vecchi)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://www.youtube.com/watch?v=FsJLFGLEBuI&amp;amp;feature=player_embedded" href="http://www.youtube.com/watch?v=FsJLFGLEBuI&amp;amp;feature=player_embedded" target="_blank"&gt;Book trailer&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://blog.beccogiallo.net/iniziative/10-anni-dopo-lomicidio-di-carlo-giuliani/" href="http://blog.beccogiallo.net/iniziative/10-anni-dopo-lomicidio-di-carlo-giuliani/" target="_blank"&gt;un bel post sul blog di BeccoGiallo&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-7185684685269362873?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/7185684685269362873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/07/commenti-novita-presentazioni-su-carlo_21.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7185684685269362873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7185684685269362873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/07/commenti-novita-presentazioni-su-carlo_21.html' title='Commenti, novità, presentazioni su “Carlo Giuliani, il ribelle di Genova” - parte 3'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-3552104991889314102</id><published>2011-07-19T16:31:00.000+02:00</published><updated>2012-01-29T16:38:28.366+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Giuliani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><title type='text'>Commenti, novità, presentazioni su “Carlo Giuliani, il ribelle di Genova” - parte 2</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-bDx6QaLtkY0/TyVnCyb43jI/AAAAAAAAADQ/c0FfeCztPss/s1600/Manuel_Liberazione.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-bDx6QaLtkY0/TyVnCyb43jI/AAAAAAAAADQ/c0FfeCztPss/s400/Manuel_Liberazione.png" width="272" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Proseguiamo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quella che vedete qui accanto è l'illustrazione di &lt;strong&gt;Manuel&lt;/strong&gt; per l'inserto "Spirito di Genova" (su Liberazione, 16 luglio 2011). E' anche il modo migliore per aprire questo pezzo, oggi, dieci anni dopo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/79751108/filmtv" target="_blank"&gt;Qui &lt;/a&gt;potete scaricare il pdf di una breve recensione apparsa su Film Tv&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, a proposito di anniversario, leggete &lt;a _cke_saved_href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2011/07/19/genova-dieci-anni-dopo-quel-tragico-g8/" href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2011/07/19/genova-dieci-anni-dopo-quel-tragico-g8/" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;il pezzo che ho scritto per L'Isola dei Cassintegrati&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, con illustrazioni sempre di &lt;strong&gt;Manuel&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-3552104991889314102?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/3552104991889314102/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/07/commenti-novita-presentazioni-su-carlo_19.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3552104991889314102'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3552104991889314102'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/07/commenti-novita-presentazioni-su-carlo_19.html' title='Commenti, novità, presentazioni su “Carlo Giuliani, il ribelle di Genova” - parte 2'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-bDx6QaLtkY0/TyVnCyb43jI/AAAAAAAAADQ/c0FfeCztPss/s72-c/Manuel_Liberazione.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-5046076368809750096</id><published>2011-07-04T22:58:00.000+02:00</published><updated>2012-01-28T23:03:29.540+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Giuliani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><title type='text'>Commenti, novità, presentazioni su “Carlo Giuliani, il ribelle di Genova”</title><content type='html'>Di seguito trovate alcuni links riguardanti commenti, recensioni, iniziative eccetera su &lt;strong&gt;“Carlo Giuliani, il ribelle di Genova”&lt;/strong&gt; (&lt;a _cke_saved_href="http://francescobarilli.splinder.com/post/24739313/carlo-giuliani-il-ribelle-di-genova" href="http://francescobarilli.blogspot.com/2011/06/carlo-giuliani-il-ribelle-di-genova.html" target="_blank"&gt;alcune cose le avevo già segnalate la volta scorsa&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://www.reti-invisibili.net/carlogiuliani/articles/art_15120.html" href="http://www.reti-invisibili.net/carlogiuliani/articles/art_15120.html" target="_blank"&gt;L’articolo di Checchino Antonini su Liberazione del 3 luglio 2011&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://www.lospaziobianco.it/31527-ribelle-carlo-giuliani-vita-perduta-vita-non-dimenticare" href="http://www.lospaziobianco.it/31527-ribelle-carlo-giuliani-vita-perduta-vita-non-dimenticare" target="_blank"&gt;“Il ribelle Carlo Giuliani: una vita perduta, una vita da non dimenticare”. Recensione di Alessandro Di Nocera per Lo Spazio Bianco&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://www.lospaziobianco.it/31565-barilli-de-carli-raccontare-carlo-giuliani" href="http://www.lospaziobianco.it/31565-barilli-de-carli-raccontare-carlo-giuliani" target="_blank"&gt;“Barilli, De Carli: raccontare Carlo Giuliani”. Davide Occhicone intervista me e Manuel per Lo Spazio Bianco&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://www.statoquotidiano.it/02/07/2011/macondo-la-citta-dei-libri-41/52114/" href="http://www.statoquotidiano.it/02/07/2011/macondo-la-citta-dei-libri-41/52114/" target="_blank"&gt;recensione su "Macondo"&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://www.sherwood.it/articolo/505/carlo-giuliani-il-ribelle-di-genova-f-barilli-m-de-carli" href="http://www.sherwood.it/articolo/505/carlo-giuliani-il-ribelle-di-genova-f-barilli-m-de-carli" target="_blank"&gt;recensione di Claudio Calia su Sherwood.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Io e Manuel saremo a Roma a presentare il nostro lavoro il 7 luglio. La locandina col programma completo la trovate &lt;a _cke_saved_href="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2011/06/locandina-festaunit%C3%A0_LOW.pdf" href="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2011/06/locandina-festaunit%C3%A0_LOW.pdf" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;u&gt;&lt;strong&gt;AGGIORNAMENTI - 8 LUGLIO 2011 E SEGUENTI&lt;/strong&gt;&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Intervista di Radio Città Fujiko (http://www.radiocittafujiko.it) al mio amico Marco Trotta che presenta "Genova 2011: la storia siamo noi - Dialoghi attorno ad un movimento globale" il 5 Luglio al TPO di Bologna (http://www.tpo.bo.it/node/536) e a me per "Carlo Giuliani, il ribelle di Genova": &lt;a _cke_saved_href="http://www.archive.org/details/Genova2011IntervistaAMarcoTrottaEFrancescoBarilli" href="http://www.archive.org/details/Genova2011IntervistaAMarcoTrottaEFrancescoBarilli" target="_blank"&gt;clicca qui per il download.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 11 luglio: io e Manuel "ci separiamo" per una doppia presentazione: Manuel sarà allo &lt;a _cke_saved_href="http://www.sherwood.it/articolo/481/sherwood-comix-2011-carlo-giuliani-il-ribelle-di-genova" href="http://www.sherwood.it/articolo/481/sherwood-comix-2011-carlo-giuliani-il-ribelle-di-genova" target="_blank"&gt;Sherwood festival di Padova&lt;/a&gt;. Io alla &lt;a _cke_saved_href="http://bolognacittalibera.ning.com/xn/detail/2224110:Event:65072?xg_source=activity" href="http://bolognacittalibera.ning.com/xn/detail/2224110:Event:65072?xg_source=activity" target="_blank"&gt;festa della Federazione della Sinistra a Bologna&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il &lt;strong&gt;16 luglio&lt;/strong&gt; io e Manuel saremo a &lt;strong&gt;Genova &lt;/strong&gt;(Cortile Maggiore del Palazzo Ducale, ore 18.30). &lt;a _cke_saved_href="http://piazzacarlogiuliani.org/carlo/include/dox/locandinascrittori.pdf" href="http://piazzacarlogiuliani.org/carlo/include/dox/locandinascrittori.pdf" target="_blank"&gt;Locandina dell'evento&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-5046076368809750096?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/5046076368809750096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/07/commenti-novita-presentazioni-su-carlo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5046076368809750096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5046076368809750096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/07/commenti-novita-presentazioni-su-carlo.html' title='Commenti, novità, presentazioni su “Carlo Giuliani, il ribelle di Genova”'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-2128176441833312525</id><published>2011-06-17T22:55:00.000+02:00</published><updated>2012-01-28T22:57:16.017+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Giuliani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><title type='text'>Carlo Giuliani, il ribelle di Genova</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-R79qqns9Vlo/TyRu6zCz4JI/AAAAAAAAADI/U31Eqgh0dc8/s1600/cover_carlo.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-R79qqns9Vlo/TyRu6zCz4JI/AAAAAAAAADI/U31Eqgh0dc8/s400/cover_carlo.jpg" width="277" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Nei mesi scorsi vi avevo dato qualche anticipazione. Ora, eccovi la copertina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Testi miei, disegni di &lt;a _cke_saved_href="http://www.manueldecarli.it/" href="http://www.manueldecarli.it/" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Manuel De Carli&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; Prefazione: &lt;strong&gt;Chiara Ingrao&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Postfazione di &lt;strong&gt;Checchino Antonini&lt;/strong&gt; (Liberazione)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Se volete saperne di più: eccovi &lt;a _cke_saved_href="http://blog.beccogiallo.net/libri/carlo-giuliani-intervista-agli-autori/" href="http://blog.beccogiallo.net/libri/carlo-giuliani-intervista-agli-autori/" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;l’intervista a me e Manuel per il blog dell’editore BeccoGiallo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; A &lt;a _cke_saved_href="http://www.sherwood.it/risorsa/465/speciale-blow-book-del-20-giugno-2011" href="http://www.sherwood.it/risorsa/465/speciale-blow-book-del-20-giugno-2011" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;questo link &lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;invece potete vedere &lt;strong&gt;Guido Ostanel (BeccoGiallo)&lt;/strong&gt; parlare in anteprima del libro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-2128176441833312525?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/2128176441833312525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/06/carlo-giuliani-il-ribelle-di-genova.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2128176441833312525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2128176441833312525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/06/carlo-giuliani-il-ribelle-di-genova.html' title='Carlo Giuliani, il ribelle di Genova'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-R79qqns9Vlo/TyRu6zCz4JI/AAAAAAAAADI/U31Eqgh0dc8/s72-c/cover_carlo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-2522651490788112801</id><published>2011-06-07T22:49:00.000+02:00</published><updated>2012-01-28T22:53:11.466+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Giuliani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><title type='text'>Per sempre ragazzo. Racconti e poesie a dieci anni dall’uccisione di Carlo Giuliani</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-fbvBYyMn0b8/TyRtxudadyI/AAAAAAAAADA/Lg_OD31WdZs/s1600/cover_tropea.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-fbvBYyMn0b8/TyRtxudadyI/AAAAAAAAADA/Lg_OD31WdZs/s400/cover_tropea.jpg" width="258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Per sempre ragazzo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Marco Tropea editore&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Dal 30 giugno nelle librerie&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Carlo privo di vita sull’asfalto di una piazza genovese. Nel pomeriggio di un 20 luglio, quello del 2001, infuocato dal caldo e dalle polemiche. Canottiera bianca, pantaloni e passamontagna blu. Rotolo di scotch al braccio. Immagini stampate in modo indelebile in una moltitudine di occhi disarmati. Fotogrammi di un amaro film che mai avremmo voluto vedere e invece di continuo invade la mente. Estintore contro pistola. Due spari, uno fatale. Carloa terra, maschera di sangue. La camionetta dei carabinieri passa e ancora passa sul suo corpo agonizzante. La morte si abbatte sui mille colori del movimento dei movimenti. Incredulità, sgomento. Rabbia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Carlo Giuliani, ragazzo. Carlo Giuliani, per sempre ragazzo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;A dieci anni di distanza dal G8 di Genova 2001, trenta scrittori italiani raccontano il coraggio, la giovinezza spezzata, la non rassegnazione, la sete di giustizia. Pensieri, emozioni, sensazioni che riportano il lettore al clima di quei drammatici giorni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Racconti e poesie di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Carmelo Albanese&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Fulvia Alberti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Cristiano Armati&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Nanni Balestrini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Francesco Barilli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Sergio Bianchi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Pino Cacucci&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Massimo Carlotto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Geraldina Colotti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Maria Rosa Cutrufelli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Erri De Luca&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Girolamo De Michele&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Marco Di Renzo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Valerio Evangelisti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Annamaria Fassio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Roberto Ferrucci&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Eros Francescangeli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Daniela Frascati&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Ermanno Gallo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Fabio Giovannini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Giulio Laurenti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Paolo Nori&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Alessandro Pera&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Lidia Ravera&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Marco Rovelli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Marco Sommariva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Paola Staccioli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Stefano Tassinari&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Roberto Tumminelli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Lello Voce&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Postfazione di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Haidi Gaggio Giuliani&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;In appendice, una scheda sui fatti di Genova 2001 a cura di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Giuliano Giuliani&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: garamond;"&gt;Gli autori, la curatrice e l’editore devolvono l’intero importo di diritti e ricavi loro spettanti al Comitato Piazza Carlo Giuliani onlus.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-2522651490788112801?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/2522651490788112801/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/06/per-sempre-ragazzo-marco-tropea-editore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2522651490788112801'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2522651490788112801'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/06/per-sempre-ragazzo-marco-tropea-editore.html' title='Per sempre ragazzo. Racconti e poesie a dieci anni dall’uccisione di Carlo Giuliani'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-fbvBYyMn0b8/TyRtxudadyI/AAAAAAAAADA/Lg_OD31WdZs/s72-c/cover_tropea.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-3777017213139549714</id><published>2011-05-30T22:47:00.000+02:00</published><updated>2012-01-28T22:48:49.016+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Allora, come va?</title><content type='html'>Di commenti sulle amministrative ne avrete letti un bel po’. E ne arriverà un’altra carrettata nei prossimi giorni/settimane...&lt;br /&gt; Quindi sarete stufi... E quindi sarò breve (almeno ci provo) e schematico. Ovviamente la mia analisi si soffermerà soprattutto sulle prospettive della sinistra, cui mi sento più vicino (pur con mille dubbi e distinguo che chi mi conosce sa già, e con cui non è il caso di annoiare gli altri).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; CONTENTI? CERTO!!!!&lt;br /&gt; E questo punto lo potrei chiudere qui. Poi, chiaro, è una contentezza che va modulata, che può assumere sfumature diverse, eccetera. Ma il risultato è il migliore che ci si potesse aspettare, di questi tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; BIPOLARISMO E VOTO UTILE&lt;br /&gt; Questa è, almeno per me, una nota dolente. Non starò a spiegare perché io non sia un fan di bipolarismo e voto utile. Ma un’analisi oggettiva dice che si tratta di due elementi che esercitano ancora una notevole attrattiva sull’elettorato. Piaccia o meno, anche a sinistra, e di questo si dovrà tener conto (anche se, ripeto per non essere frainteso, sono fra quelli che non ne sono per nulla soddisfatti).&lt;br /&gt; Intendiamoci, la vittoria di candidati “radicali” come Pisapia o De Magistris è innegabile; e poco conta che per me o altri non siano poi così radicali: conta che in questo modo siano percepiti. Però ho la sensazione che le elezioni abbiano premiato i candidati “contro il centrodestra” nella misura in cui questi si proponevano come alternativa concreta (leggasi: concreta a livello di possibilità di vittoria) nelle città interessate dal voto. Per intenderci: Pisapia e De Magistris, certo, ma anche il “marchionnista” Fassino a Torino, in una città in cui la sinistra non è debole e certamente è tutto meno che marchionnista.&lt;br /&gt; Mi sembra, in sostanza, che queste elezioni siano state una scoppola per il centrodestra che è arrivata da qualsiasi coalizione alternativa (al centrodestra, per l’appunto) che si proponesse con valide possibilità di vittoria, indipendentemente dalla sua connotazione “radicale” o moderata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; MA… RADICALI O ANTISISTEMA???&lt;br /&gt; Anche questo è un bel dubbio. Per carità, Milano non è Napoli, il voto era amministrativo, estrarre un giudizio complessivo di orientamento politico non è così immediato come si vorrebbe sperare, fatta salva l’evidente stanchezza verso Berlusconi e i suoi eccessi, eccetera eccetera. Infatti ho come la sensazione che, almeno in certe zone, il voto abbia evidenziato (più che “voglia di radicalità” o “voglia di sinistra”) proprio “stanchezza verso il sistema”. Così spiego il buon risultato delle liste 5 stelle e l’exploit di De Magistris, che non a caso in passato è stato il politico forse più vicino al movimento di Grillo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “PICCOLA CITTA’, BASTARDO POSTO…”&lt;br /&gt; Nelle piccole città (parlo proprio di piccoli centri con 6-10.000 abitanti, senza neanche una libreria, per intenderci) purtroppo non sento soffiare quel vento di cambiamento che spira a Milano, Napoli e nelle metropoli. E questo mi fa pensare che di Berlusconi ci potremo anche liberare, ma di Barbara d’Urso no. (criptico? Mica poi tanto, dai!!!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; IL CARISMA&lt;br /&gt; Qui valgono considerazioni in gran parte analoghe a quelle fatte su bipolarismo e voto utile. Il “partito personale” del premier ha perso di brutto. Ma non ha perso, purtroppo, il personalismo della politica, né la tendenza leaderistica e populistica (quest’ultima, sia chiaro, declinata dagli altri attori in forme e quantità ben diverse da quelle proprie del PDL). SeL, IdV, 5 stelle sono tutte formazioni che non vanno immuni da questi difetti (“difetti” per me, ovvio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; I REFERENDUM&lt;br /&gt; Sbaglio o nessuno dei neo eletti sindaci ha pensato di dire “bene: il prossimo passo sono i referendum di giugno”? Magari non l’ho sentito io (non sono ironico, ma sincero); se invece davvero non l’hanno detto, hanno perso un’occasione (in parte scusati dalla concitazione di questi momenti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Beh: sono stato abbastanza breve, no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-3777017213139549714?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/3777017213139549714/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/05/allora-come-va.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3777017213139549714'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3777017213139549714'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/05/allora-come-va.html' title='Allora, come va?'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-4823475456601148753</id><published>2011-04-24T22:46:00.000+02:00</published><updated>2012-01-28T22:47:08.019+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vittorio arrigoni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Per Vittorio Arrigoni. E per le “anime schifose”</title><content type='html'>Caro Vittorio,&lt;br /&gt; ti scrivo solo oggi, dopo i tuoi funerali. Forse perché sono fatto così, un po’ strano. Forse perché più della morte temo che quelle cerimonie, oltre a consegnare il nostro corpo alla sua ultima meta, rischino di essere il sigillo dell’oblio. E di una vita come la tua, al contrario, deve restare qualcosa di sempre attuale e presente. Specie ora, specie di questi tempi.&lt;br /&gt; Molti altri hanno scritto di te. Persone che hanno conosciuto direttamente il tuo impegno e la tua umanità. Ho letto quelle testimonianze con commozione: aggiungere qualcosa di mio sarebbe inopportuno o retorico. Sia sufficiente il rimpianto per non averti conosciuto, se non virtualmente.&lt;br /&gt; Voglio aggiungere solo due cose. Non a te, ma a chi anche in occasione della tua uccisione ha voluto distinguersi con “certi commenti”. Non voglio neppure elencarli, se non per dire che all’interno vi si potevano leggere i soliti strali, ormai diventati stereotipi, verso le “anime belle” e il “buonismo”…&lt;br /&gt; Forse è ora di ricordare che se davvero esiste il buonismo (concetto che non mi è ben chiaro, ma dovrebbe essere – secondo quei soggetti – una sorta di bontà ingenua, nella migliore delle ipotesi, “pelosa” e dannosa) esiste pure il cattivismo: una cattiveria mai ingenua, sempre meschina. E che esisteranno pure le “anime belle”, ma anche quelle brutte. E persino quelle schifose.&lt;br /&gt; Molti, fra quelli che invece ti hanno voluto ricordare per quello che eri davvero, hanno giustamente chiuso il proprio ricordo con quella tua bellissima frase: “restiamo” umani. “Diventarlo”, per certi personaggi, sarebbe più opportuno.&lt;br /&gt; Grazie di tutto.&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-4823475456601148753?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/4823475456601148753/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/04/per-vittorio-arrigoni-e-per-le-anime.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/4823475456601148753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/4823475456601148753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/04/per-vittorio-arrigoni-e-per-le-anime.html' title='Per Vittorio Arrigoni. E per le “anime schifose”'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-2214530889736836128</id><published>2011-04-02T22:40:00.000+02:00</published><updated>2012-01-12T22:43:21.642+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='resistenza-antifascismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la piuma e la montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piazza della loggia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Lettera aperta a Manlio Milani</title><content type='html'>Lettera aperta a Manlio Milani (presidente Associazione familiari delle vittime di Piazza della Loggia) dopo la sua partecipazione a un’iniziativa promossa da Casa Pound&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Caro Manlio,&lt;br /&gt; sabato 26 marzo hai partecipato a un incontro organizzato da Casa Pound in un comune del bresciano. La tua presenza è stata duramente criticata dalla rete antifascista locale, che ha chiesto le tue dimissioni.&lt;br /&gt; Sai meglio di me che la strage di Brescia è stata definita nel 1993 dall’allora Giudice Istruttore Gianpaolo Zorzi (semplice omonimia, lo preciso per i lettori non certo per te, con il Delfo Zorzi imputato nell’ultimo procedimento) “quella a più alto tasso di politicità”, per l’essere avvenuta durante una manifestazione organizzata il 28 maggio 74 dal comitato permanente antifascista e dai sindacati. Dunque può essere comprensibile lo sconcerto suscitato da un incontro fra il massimo esponente dei familiari delle vittime e i cosiddetti “fascisti del terzo millennio”.&lt;br /&gt; Conosco lo spessore umano e politico del tuo impegno. So che per altri questo potrebbe aggravare, invece di lenire, lo sconcerto. Forse, passati alcuni giorni dal fatto, si può tentare un’analisi che sia meno viscerale.&lt;br /&gt; Non ti nascondo di ritenere inopportuno legittimare (al di là delle proprie intenzioni, e sulla limpidezza delle tue sono pronto a scommettere) una realtà come Casa Pound. Rispetto la tua disponibilità, o forse dovrei dire coraggio, “nell’affrontare il nemico”, e sono certo che nell’incontro avrai detto ciò che dici sempre. Il punto, semmai, sta nel sapere se davvero “il nemico” abbia la stessa voglia di capire e dialogare. Alcuni a questo proposito citano spesso la Commissione ”verità e riconciliazione” sudafricana, ma proprio quell’esempio dovrebbe far capire che un dialogo, sia pure lacerante e doloroso, deve basarsi su trasparenza e sincerità di entrambe le parti: se sulle tue si può contare, non mi sento di dire altrettanto per Casa Pound.&lt;br /&gt; Premesso questo, a chi non si è limitato a criticarti, ma ha chiesto le tue dimissioni voglio ricordare un aneddoto. Novembre 2002, Delfo Zorzi è in un’aula di tribunale, ma con alcune particolarità: è presente da cittadino giapponese; è parte lesa, non imputato, per un processo per “danno d’immagine” subita; infine, l’aula del tribunale è a Tokyo... Tu prendi un aereo e ti fai Brescia-Tokyo e ritorno solo per vederlo in faccia. Per parlargli, per dirgli di tornare in Italia ad affrontare un altro processo, quello che lo vede imputato per la strage. Zorzi ti risponde con poche parole sull’inaffidabilità dei giudici italiani. Giovanni Maria Bellu sull’Unità del 17 novembre 2010 ha ricordato l’epilogo dell’incontro: uscendo dall'aula pensasti “strano, ho risentito il rumore della bomba”.&lt;br /&gt; Credo che quel botto tu l’abbia risentito anche sabato 26 marzo, dopo aver raccontato nell’iniziativa di Casa Pound, come sempre senza reticenze o ambiguità, la violenza fascista e stragista, le collusioni con apparati statali, l’ennesima sentenza di assoluzione del novembre scorso… E credo che l’aneddoto giapponese sappia spiegare lo spirito con cui ti approcci “all’altro”, anche quando è “un nemico”.&lt;br /&gt; Questo vorrei dire a chi ha chiesto le tue dimissioni. Che conosco il tuo passato, l’impegno che metti da anni nel difendere la memoria storica della strage fascista, la fatica che hai fatto nel batterti, nonostante molte delusioni, per arrivare a un risultato processuale e per tentare che sulla strage non calasse il silenzio. Il tuo è il racconto di chi l’antifascismo lo testimoniava già 37 anni fa in quella piazza a Brescia, pagando un prezzo altissimo. Per questo credo ti sia conquistato un patrimonio di fiducia e credibilità che non può essere demolito da un singolo episodio.&lt;br /&gt; Non so se anch’io mi sono costruito (in questi anni su reti invisibili, lavorando fianco a fianco con i comitati delle vittime, scrivendo di fatti che vanno da Portella della Ginestra a Federico Aldrovandi passando attraverso Piazza Fontana e i fatti di Genova) una certa credibilità come compagno e antifascista. Lo spero… E per questo dico che si possono manifestare critiche verso la tua scelta, ma non si può disconoscere il tuo impegno. Umanamente sarebbe ingiusto, ottuso, crudele. Politicamente sarebbe un errore peggiore di una partecipazione a un dibattito a Casa Pound.&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-2214530889736836128?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/2214530889736836128/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/04/lettera-aperta-manlio-milani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2214530889736836128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2214530889736836128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/04/lettera-aperta-manlio-milani.html' title='Lettera aperta a Manlio Milani'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-7086880019658095058</id><published>2011-03-25T22:43:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T22:45:18.385+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Giuliani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Alla faccia dei diritti dell’uomo…</title><content type='html'>Giovanna d’Arco fu giustamente bruciata sul rogo in quanto eretica. E Gesù Cristo fu crocefisso dopo un regolare processo. Certo, sussistono alcuni dubbi sulle garanzie di cui i due imputati hanno goduto nel corso dei rispettivi procedimenti, ma non sulla regolarità degli esiti. In compenso, i congiunti dei due famosi condannati non hanno dovuto perdere tempo nell’attesa di una decisione della Grande Chambre della corte europea dei diritti dell’uomo. Nome assai pomposo, che oggi suona beffardo.&lt;br /&gt; Sinceramente tremo al pensiero che i diritti fondamentali dell’individuo siano verificati da giudici che hanno saputo dichiarare, per il caso Carlo Giuliani e riguardo l’organizzazione dell’ordine pubblico di quei giorni, che pur “in assenza di un’inchiesta interna approfondita … le autorità italiane hanno fatto tutto quello che ci si poteva ragionevolmente aspettare da loro per fornire il livello di protezione richiesto in caso di operazioni che comportano un rischio potenziale di ricorso alla forza letale”. O ancora, a proposito dell’utilizzo da parte di diversi carabinieri di manganelli vietati (tondini in ferro e simili) che non si vede “in cosa questa circostanza possa essere messa in relazione con la morte di Carlo Giuliani”. Davvero colpito da tante sensibilità!&lt;br /&gt; Vorrei ricordare alla corte di Strasburgo che nel processo a 25 manifestanti la sentenza (pure criticabile, in considerazione delle durissime pene comminate per atti che, nella peggiore delle ipotesi, possono essere classificati come gravi danneggiamenti a cose, e non a persone…) ha almeno ammesso che l’attacco al corteo dei disobbedienti, che portò alla tragedia di Piazza Alimonda, fu “non solo illegittimo, ma ingiustificato e sproporzionato alla situazione”. Il tribunale genovese è giunto a definire la prima reazione dei manifestanti “una reazione legittima nei confronti di atti arbitrari dei pubblici ufficiali”. Ma a Strasburgo hanno almeno letto gli atti?&lt;br /&gt; Ad Haidi, Giuliano ed Elena non posso dire nulla. Solo un abbraccio. Nulla di meno importante, nulla di più importante...&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-7086880019658095058?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/7086880019658095058/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/03/alla-faccia-dei-diritti-delluomo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7086880019658095058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7086880019658095058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/03/alla-faccia-dei-diritti-delluomo.html' title='Alla faccia dei diritti dell’uomo…'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-1990635483172823383</id><published>2011-03-20T22:38:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T22:42:20.327+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fausto e iaio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Varia umanità, cosa bolle in pentola (n. 2) e il nucleare…</title><content type='html'>Da un mese, per i soliti casini di tempo, non aggiorno il blog. Così non sono riuscito a segnalare le iniziative programmate a Bologna nell’anniversario dell’uccisione di &lt;strong&gt;Francesco Lorusso&lt;/strong&gt;. Rimedio comunicando che &lt;a _cke_saved_href="http://www.reti-invisibili.net/francescolorusso/indices/index_365.html" href="http://www.reti-invisibili.net/francescolorusso/indices/index_365.html" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;qui&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; potete trovare alcuni articoli sull’argomento, e approfitto dell’occasione per ringraziare l’amico &lt;strong&gt;Mauro Collina&lt;/strong&gt;, vera e propria anima organizzativa (e non solo!) delle giornate bolognesi su Lorusso.&lt;br /&gt; Stesso discorso per l’anniversario milanese di &lt;a _cke_saved_href="http://www.reti-invisibili.net/faustoeiaio/articles/art_14927.html" href="http://www.reti-invisibili.net/faustoeiaio/articles/art_14927.html" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Fausto e Iaio&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;: mi cospargo il capo di cenere…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; *******&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; C’è un’altra importante iniziativa che non sono riuscito a comunicare in tempo, ma stavolta posso rimediare: almeno virtualmente potete visitare &lt;a _cke_saved_href="http://www.laboratoriolapsus.it/chi-e-stato/la-mostra/" href="http://www.laboratoriolapsus.it/chi-e-stato/la-mostra/" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;la mostra organizzata dal laboratorio Lapsus&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; “La strategia della tensione e le stragi impunite (1969-1984)”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; *******&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Passando alle “cose che bollono in pentola” continuo a scoperchiare con attenzione il pentolone dei segreti con una nuova tavola di &lt;strong&gt;Manuel De Carli&lt;/strong&gt; (qui in fondo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt; *******&lt;br /&gt; Segnalo, questa volta esagerando con l’anticipo, che il 10 aprile sarò ancora a Bologna, stavolta per una presentazione di &lt;strong&gt;“Piazza Fontana”&lt;/strong&gt;. Il sito di chi organizza l’iniziativa è &lt;a _cke_saved_href="http://danslarue.noblogs.org/" href="http://danslarue.noblogs.org/" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;questo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; *******&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; In tutto questo calderone infilo anche la mia modesta riflessione sul disastro che ha colpito il Giappone e sul nucleare.&lt;br /&gt; Su terremoto e tsunami c’è poco da dire: solo lo sgomento.&lt;br /&gt; Sul nucleare: sono sempre stato contrario, ma la tragedia giapponese dovrebbe insegnare qualcosa. Molto più, intendo, di quanto emerga dalle pur abbondanti cronache di questi giorni.&lt;br /&gt; Innanzitutto, stiamo parlando di un paese che pur essendo attentissimo all’edilizia antisismica (tanto da affrontare con relativa tranquillità scosse che porterebbero la distruzione in altre nazioni) di fronte al pericolo nucleare può solo sperare, pregare e tirare secchiate d’acqua sui reattori di Fukushima.&lt;br /&gt; Sia chiaro: questa NON è una critica al Giappone. Al contrario, quello che ci insegna la vicenda è che l’energia nucleare non è controllabile, almeno col bagaglio di tecniche e conoscenze attualmente a disposizione. Un nucleare sicuro, allo stato, è impossibile.&lt;br /&gt; Mi si potrebbe obbiettare che, analogamente, non è neppure possibile costruire un viadotto, un ponte, un condominio che siano “sicuri al cento per cento”. Possiamo ragionevolmente pensare di alzare gli standard qualitativi, di realizzare edifici o infrastrutture in grado di resistere a sollecitazioni X maggiori di Y, ma la natura non rispetta i nostri standard, per cui la sollecitazione “X+1” sarà sempre possibile, e potrà sempre distruggere la nostra opera e le nostre certezze.&lt;br /&gt; Tutto vero. Ma la distruzione di un ponte (o di un viadotto, un edificio eccetera) è un evento che, per quanto tragico, si chiude in se stesso. Un incidente nucleare, al contrario, non si chiude in se stesso”, non è circoscritto nel tempo o nello spazio, non si limita alle conseguenze dirette delle radiazioni sugli esseri umani…&lt;br /&gt; Per farla breve, a costo di essere brutale: il pianeta in Giappone ha scoreggiato, e a chi si è lamentato ha risposto “sono io il padrone di casa e faccio quello che mi pare”. Non è stato né educato né “democratico”, ma al contrario di noi NON è tenuto ad esserlo. Sarà meglio tenerlo presente per il futuro. Cominciando col 12 giugno…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-KSroFLT5ns8/TyRrJueuqZI/AAAAAAAAAC4/ZAqZNuYyzrQ/s1600/tavola-cartolina.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-KSroFLT5ns8/TyRrJueuqZI/AAAAAAAAAC4/ZAqZNuYyzrQ/s400/tavola-cartolina.jpg" width="295" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-1990635483172823383?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/1990635483172823383/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/03/varia-umanita-cosa-bolle-in-pentola-n-2.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1990635483172823383'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1990635483172823383'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/03/varia-umanita-cosa-bolle-in-pentola-n-2.html' title='Varia umanità, cosa bolle in pentola (n. 2) e il nucleare…'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-KSroFLT5ns8/TyRrJueuqZI/AAAAAAAAAC4/ZAqZNuYyzrQ/s72-c/tavola-cartolina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-9033226829380684290</id><published>2011-02-04T22:34:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T22:35:09.642+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Sangue e merda</title><content type='html'>Un vecchio politico socialista (mi pare fosse Rino Formica – vi sorprenderà che io citi un socialista della cosiddetta prima Repubblica, ma passate oltre) diceva “la politica è sangue e merda”.&lt;br /&gt; Dopo aver riflettuto sulle ultime vicende italiane, tutto quello che mi sento di dire di sensato – almeno in breve – è che ora è rimasta solo la prima.&lt;br /&gt; A voler giocare con Gramsci (“il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà”) l’ottimista potrebbe dire “per fortuna non c’è più il sangue”, il pessimista “purtroppo è rimasta solo la merda”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il pensiero corre a dieci anni fa. A quello slogan “un altro mondo è possibile” che ci ha fatto sperare, a Genova e subito dopo.&lt;br /&gt; Sì, lo so che lì il sangue c’è stato. Il ricordo non ha smesso di ferirmi. Questo non toglie che quella stagione sia stata &lt;em&gt;anche &lt;/em&gt;una breve primavera. Che forse non abbiamo compreso appieno.&lt;br /&gt; Ho sempre pensato che quello slogan fosse bello ma incompleto. Un altro mondo è possibile se sappiamo trovare un altro modo di fare politica: niente è più lontano da questa idea di quel che stiamo vivendo in questi giorni.&lt;br /&gt; Comunque vada, sarà dura uscirne…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;em&gt;“... Ognuno odia il potere che subisce, quindi odio con particolare veemenza il potere di questi giorni. E un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi… Sono caduti dei valori, e sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento. Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico…”&lt;br /&gt; (Pier Paolo Pasolini)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-9033226829380684290?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/9033226829380684290/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/02/sangue-e-merda.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/9033226829380684290'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/9033226829380684290'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/02/sangue-e-merda.html' title='Sangue e merda'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-8834595267045052229</id><published>2011-01-31T22:27:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T22:32:48.181+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piazza della loggia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Giuliani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Cosa bolle in pentola?</title><content type='html'>Allora: lista degli argomenti recenti di cui NON ho parlato:&lt;br /&gt; - Bunga Bunga&lt;br /&gt; - Caso Battisti&lt;br /&gt; - L’ultima intervista rilasciata da Licio Gelli (per questa almeno posso segnalarvi il &lt;strong&gt;&lt;a _cke_saved_href="http://www.iltempo.it/politica/2011/01/28/1233133-piano.shtml" href="http://www.iltempo.it/politica/2011/01/28/1233133-piano.shtml" target="_blank"&gt;link&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;. E' apparsa su "Il Tempo", 28 gennaio 2011, ed è stata raccolta da &lt;strong&gt;Attilio Ievolella&lt;/strong&gt;. Grazie a &lt;strong&gt;Marco&lt;/strong&gt; per avermela segnalata).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sui primi 2 ci sarebbero diverse cose da dire (in campi e modi diversi, ovvio) ma ho poco tempo e poca voglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sul terzo punto, a mancare è solo il tempo.&lt;br /&gt; Per ora mi limito a sottolineare un passaggio dell’intervista al “venerabile”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;em&gt;«Quel Piano, come lo chiama lei, non solo lo rifarei, ma vorrei anche riuscire ad attuarlo, se solo avessi venti anni di meno. All'epoca, se avessimo avuto quattro mesi di tempo ancora, saremmo riusciti ad attuarlo... In quel momento avevamo in mano tutto: la Gladio, la P2 e... un'altra organizzazione, che ancora oggi non è apparsa ufficialmente, non creata da noi ma da una persona che è ancora viva tutt'oggi, nonostante abbia oramai tanti anni... Avevamo tre organizzazioni... ancora quattro mesi di tempo e avremmo sicuramente messo in pratica il Piano. Che, sia chiaro, era valido allora e sarebbe valido anche adesso. Certo, servirebbero delle modifiche, ma attuando il Piano non saremmo arrivati alla situazione che, in Italia, si vive oggi...»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Qual era questa terza organizzazione?&lt;br /&gt; «Mi dispiace, ma non ricordo, davvero...»&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L’allusione alla “altra organizzazione”, oltre a Gladio e P2, mi sembra abbastanza trasparente (il cosiddetto “Noto servizio”).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per quanto riguarda la persona &lt;em&gt;ancora viva tutt'oggi, nonostante abbia oramai tanti anni&lt;/em&gt;: una bambolina usata a chi indovina il riferimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma oggi voglio invece fare un accenno a quel che bolle in pentola da parte mia. Cose abbastanza complesse, tanto da togliermi il tempo per altri articoli o commenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Una la sapete già: è il fumetto su &lt;strong&gt;Piazza della Loggia&lt;/strong&gt;, su cui sto lavorando assieme a &lt;a _cke_saved_href="http://vecchioblister.blogspot.com/" href="http://vecchioblister.blogspot.com/" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Matteo Fenoglio&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (non è un segreto: tempo fa se ne è parlato anche &lt;strong&gt;&lt;a _cke_saved_href="http://francescobarilli.splinder.com/post/22787669/piazza-della-loggia-e-un-paese-che-non-chiude-i-conti-con-la-storia" href="http://francescobarilli.blogspot.com/2010/05/piazza-della-loggia-e-un-paese-che-non.html" target="_blank"&gt;sull’Unità&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;). Un lavoro per cui dovrete però ancora pazientare un annetto…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il lavoro che apparirà più a breve (metà giugno, spero)… Beh, anche questo non è un gran segreto: chi ha visto il calendario Memoria Resistente 2011 ha già capito ci cosa parlo.&lt;br /&gt; Però, tanto per “giocare” un po’ col mistero, per ora dico solo che:&lt;br /&gt; - è un altro fumetto&lt;br /&gt; - il mio compagno d’avventura stavolta è &lt;a _cke_saved_href="http://www.manueldecarli.it/" href="http://www.manueldecarli.it/" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Manuel De Carli&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; - comincerò a postare qualche immagine, a cominciare da oggi.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-TQyrIYP1nBk/TyRpb1tNlVI/AAAAAAAAACw/v1LH4MPzBOc/s1600/tavola_mano.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-TQyrIYP1nBk/TyRpb1tNlVI/AAAAAAAAACw/v1LH4MPzBOc/s400/tavola_mano.jpg" width="285" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-8834595267045052229?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/8834595267045052229/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/01/cosa-bolle-in-pentola.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8834595267045052229'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8834595267045052229'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/01/cosa-bolle-in-pentola.html' title='Cosa bolle in pentola?'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-TQyrIYP1nBk/TyRpb1tNlVI/AAAAAAAAACw/v1LH4MPzBOc/s72-c/tavola_mano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-7602036736046240384</id><published>2011-01-12T22:25:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T22:26:48.769+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piazza della loggia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>"I bambini non nati di mio fratello Luigi". Di Lorenzo Pinto</title><content type='html'>&lt;i&gt;Grazie a una segnalazione pervenutami alla casella di posta di reti-invisibili, voglio ricordare &lt;b&gt;Lorenzo Pinto&lt;/b&gt;, pubblicando una lettera che scrisse per La Repubblica il 29 maggio 2002, in ricordo del fratello Luigi, deceduto nella &lt;b&gt;strage di Piazza della Loggia&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt; Purtroppo non ho fatto in tempo a conoscere personalmente Lorenzo. Ma ho avuto modo di leggerne gli scritti, apprezzando il suo impegno civile: è giusto ricordare Lorenzo Pinto, ora che purtroppo anche lui ci ha lasciati...&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Gino guarda Lorenzo, Gino guarda Lorenzo", - ...così prega la madre di Gino, oramai settantatreenne e si raccomanda al Dio buono degli uomini di proteggere le persone care rimaste. Gino, così chiamiamo Luigi nel sud dell'Italia, non fu poi molto fortunato. Ritornò in una cassa di mogano, avvolta in una bandiera tricolore da un lato e dall'altra con una bandiera rossa. Morì perché era di spalle a un cestino portarifiuti imbottito di tritolo, fatto esplodere la mattina del 28 maggio del 1974 a Brescia, in piazza della Loggia. Gino era sposato da otto mesi, con una donna dai capelli d'oro, una donna del Nord. Io ero poco più di un ragazzo e sognavo Di Vittorio al posto di Robin Hood - "Di Vittorio conosce il vocabolario italiano a memoria!", dicevano i vecchi della sezione comunista.&lt;br /&gt; Tre processi, quattro istruttorie, la quinta è in corso, 28 anni sono trascorsi, nessuna verità giudiziaria. A volte mi chiedo come possono vivere o come hanno potuto vivere questi personaggi. Come hanno potuto accarezzare la fronte dei propri figli, baciato la donna amata, sognato se mai un mondo migliore?&lt;br /&gt; Io non parlo e non chiedo la giustizia dei tribunali. Stando alle pronunce dei tribunali, Mussolini non ebbe parte nell'omicidio di Matteotti, Trotzkji si unì a Hitler contro l'Urss, Sacco e Vanzetti erano colpevoli, Persano fu l'unico responsabile di Lissa, Anna Bolena meritò la decapitazione perché adultera e Giovanna d'Arco il rogo perché vestiva abiti maschili. In sede storica la decisione dei tribunali è stata spesso un buon viatico per la tesi opposta. Per me, giustizia è la consapevolezza degli uomini di che cosa è accaduto.&lt;br /&gt; Da molto tempo le stragi non sono più raccontate; commemorate, sì, ma ridotte a eventi lapidari. La memoria è duratura se è un racconto ripetuto: racconto, cioè svolgimento narrativo e non rappresentazione di un evento isolato; ripetuto, in quanto abbia un senso al mutare del contesto e delle generazioni.&lt;br /&gt; Io, adesso, non sono più un ragazzo che sogna "Di Vittorio al posto di Robin Hood", sogno come sarebbe stato mio fratello Gino, i suoi occhi ridenti, e se fossi stato lo zio dei suoi figli avrei cantato loro la ninna nanna della mia terra. Non è così.&lt;br /&gt; Dovremo avere un giorno della memoria, come per le vittime dei campi di sterminio, dedicato ai caduti per stragi, terrorismo, mafia. Un giorno dell'anno, rosso sul calendario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; di Lorenzo Pinto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; (lettera pubblicata sul quotidiano La Repubblica del 29 maggio 2002)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-7602036736046240384?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/7602036736046240384/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/01/i-bambini-non-nati-di-mio-fratello.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7602036736046240384'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7602036736046240384'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2011/01/i-bambini-non-nati-di-mio-fratello.html' title='&quot;I bambini non nati di mio fratello Luigi&quot;. Di Lorenzo Pinto'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-8949813165621614035</id><published>2010-12-13T22:45:00.000+01:00</published><updated>2012-01-12T22:47:07.696+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Diaz, non tutti furono promossi</title><content type='html'>Questa lettera è stata pubblicata su Liberazione il 12 dicembre 2010:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Caro direttore, è giusto dire che non tutti i responsabili del massacro alla scuola Diaz sono stati promossi negli anni immediatamente successivi al G8 del 2001, come in più occasioni è stato detto - e l'abbiamo scritto anche noi. Fece scalpore, e ci indigna ancora, che alcuni di loro - inchiodati da filmati mentre commettevano violenze e abusi - ricevettero per il 2001 il massimo dei voti nella valutazione ai fini della carriera. Tra quelli che non furono promossi dobbiamo ricordare Michelangelo Fournier, il vice di Canterini al reparto Celere nel 2001, che indossa ancora gli stessi galloni e questo probabilmente deriva dalla sua sintesi fulminante fornita in tribunale circa la «macelleria messicana» che si consumò nella scuola dormitorio di Genova ad opera di poliziotti - quasi sempre travisati e con le più varie casacche - non solo i panni del reparto mobile. Precisazione doverosa, direttore, che non muta la storia di quella notte né la ricostruzione ottenuta dai due pm che faticosamente hanno smontato le versioni ufficiali su quella mattanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Checchino Antonini, Francesco Barilli, Lorenzo Guadagnucci, Dario Rossi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-8949813165621614035?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/8949813165621614035/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/12/diaz-non-tutti-furono-promossi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8949813165621614035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8949813165621614035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/12/diaz-non-tutti-furono-promossi.html' title='Diaz, non tutti furono promossi'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-6118795467664307993</id><published>2010-12-12T22:22:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T22:23:30.651+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piazza della loggia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>12 dicembre: in ricordo di Piazza Fontana</title><content type='html'>Intervista al sottoscritto, realizzata dagli amici di &lt;a _cke_saved_href="http://www.piovonopietre.it/" href="http://www.piovonopietre.it/" target="_blank"&gt;Piovono Pietre&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt; La trovate &lt;a _cke_saved_href="http://www.piovonopietre.it/?p=79" href="http://www.piovonopietre.it/?p=79" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;qui&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-6118795467664307993?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/6118795467664307993/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/12/12-dicembre-in-ricordo-di-piazza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6118795467664307993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6118795467664307993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/12/12-dicembre-in-ricordo-di-piazza.html' title='12 dicembre: in ricordo di Piazza Fontana'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-471731614930366445</id><published>2010-11-25T22:19:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T22:21:29.778+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Varie ed eventuali…</title><content type='html'>In questi giorni alcune cose mi hanno fatto riflettere, ma mi sembrava non meritassero spazio tempo ed energie per un articolo. O comunque, se pure lo meritavano, ero io a non avere quel tempo e quelle energie. Dunque, ecco solo alcune riflessioni a ruota libera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; *******&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;L’addio di Mara Carfagna al PDL&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Preciso subito che la faccenda in sé non m’interessa molto, di conseguenza ne ho letto poco: giusto quanto basta per capire che si tratta di una lotta di potere interna al PDL in Campania, che riverbera su scala nazionale. Se poi si tratti davvero di un addio o solo di una burrasca momentanea è altra faccenda (da quanto sembra è possibile una ricomposizione della frattura) e pure questa non mi tocca.&lt;br /&gt; Però la curiosità mi ha spinto a dare un’occhiata in edicola a come presentavano la notizia Il Giornale e Libero: come m’aspettavo, i toni oscillano fra il livoroso e l’ironico contro l’attuale Ministro. Non si può parlare, almeno non ancora, di “macchina del fango” o di “metodo Boffo”; semmai di una loro applicazione light.&lt;br /&gt; Certo, dà da pensare che chiunque si discosti dalla linea del Principe sia oggetto di simili “attenzioni”. Mara Carfagna, va ricordato, è stata una delle figura più vicine a Berlusconi, specie a livello di immagine. Ricordo quando (mi sembra in occasione del G8 all’Aquila, ma potrei sbagliarmi) fu scelta per fare gli onori di casa, a mo’ di immaginetta: anche “la ministra più bella del mondo” può essere liquidata in fretta, se diventa scomoda.&lt;br /&gt; Tutto questo, però, mi serve solo per dire che chi si lamenta della “macchina del fango” sarebbe più credibile oggi se avesse fatto sentire la propria voce qualche anno fa. Precisamente, quando la macchina fu mobilitata per insultare quella brava persona (e ottimo giornalista) che era Enzo Baldoni. Per chi volesse saperne di più, cliccare &lt;a _cke_saved_href="http://fumettidicarta.interfree.it/RealLife/Baldoni/Veleno_di%20_libero_su_Baldoni.htm" href="http://fumettidicarta.interfree.it/RealLife/Baldoni/Veleno_di%20_libero_su_Baldoni.htm" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;qui&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; *******&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;“Vieni via con me” e Liberazione&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Su Liberazione del 17 novembre, Roberta Ronconi si pone alcune domande sul successo della trasmissione condotta da Saviano e Fazio su Rai3, concludendo così: &lt;em&gt;“E’ un evento che non può essere ignorato, che ci regala molte domande e tanti buoni motivi per pensare. Là fuori c’è un’Italia che davvero non conosciamo abbastanza”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Alcune precisazioni:&lt;br /&gt; 1. Su Saviano non ho un’opinione ben definita. Gomorra ce l’ho fermo sul comodino da quando me l’hanno regalato. Il Saviano televisivo l’ho visto in poche pillole (ho un pessimo rapporto con la TV; appena posso la evito e anche quando la guardo m’annoia in fretta), ma in quelle piccole dosi l’ho trovato insipido. C’è di peggio, per carità, ma non m’ha entusiasmato, e “Vieni via con me” non l’ho vista. Ho invece letto alcuni suoi articoli su Repubblica e mi sono piaciuti. Nel complesso: troppo poco per esprimere un giudizio su di lui, come persona o come scrittore.&lt;br /&gt; 2. Prima ancora dell’articolo di Ronconi avevo letto, sempre su Liberazione, un articolo molto critico dopo la prima puntata di “Vieni via…” (a firma, mi pare di Paolo Persichetti).&lt;br /&gt; Nel complesso, ho trovato spiacevoli le critiche di Liberazione a Saviano (Persichetti, preciso, è stato molto più duro di Ronconi).&lt;br /&gt; Dirò la mia impressione (che, non conoscendo Saviano – come ho spiegato, può essere sbagliatissima). Mi sembra che a sinistra si tema chi può intercettare un certo malcontento verso il centrodestra senza traghettare voti nella nostra direzione.&lt;br /&gt; Un timore giustificato? Probabilmente sì; forse persino legittimo, in tempi in cui anche la politica deve fare i conti con un bacino di utenza e di attenzione sempre più limitato, in cui il rischio di vedersi “sfilati di tasca” i propri potenziali elettori è sempre alto.&lt;br /&gt; Però resta l’impressione che Ronconi abbia ragione nel porre un problema (“c’è un’Italia che non conosciamo abbastanza”) di cui intuisce l’entità senza individuarne però i dettagli. Forse il successo di Saviano può essere spiegato semplicemente col vuoto (televisivo, informativo e culturale) che c’è attorno: se molti telespettatori scelgono “Vieni via con me” è solo perché non c’è molto di meglio in giro…&lt;br /&gt; Ma tutto questo meriterebbe altri approfondimenti. Vedremo in futuro…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; *******&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Berlusconi dice ai suoi: “ci vuole più sobrietà”&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Più o meno è come se Totò Riina dicesse:&lt;em&gt; “ragazzi, c’è una criminalità in giro che non se ne può più!…”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-471731614930366445?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/471731614930366445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/11/varie-ed-eventuali.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/471731614930366445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/471731614930366445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/11/varie-ed-eventuali.html' title='Varie ed eventuali…'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-4952101356966502844</id><published>2010-11-17T22:17:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T22:19:24.648+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la piuma e la montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piazza della loggia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Sentenza sulla strage di Piazza della Loggia: un commento</title><content type='html'>In questi giorni a Brescia sono giunte alla conclusione, o almeno a uno snodo cruciale, due vicende molto diverse fra loro. Ma se per la prima storia questa conclusione sembra dischiudere una speranza, per la seconda appare simile a una pietra tombale.&lt;br /&gt; Il 15 novembre gli ultimi 4 operai (all’inizio erano 6) sono scesi dalla gru dove stavano lottando per i diritti propri e di tutti i lavoratori migranti (e in fondo anche per i nostri). Il 16 novembre la corte d’Assise bresciana ha emesso il verdetto di primo grado sulla strage di Piazza della Loggia, avvenuta il 28 maggio 1974 (a pochi passi da dove abbiamo assistito alla protesta dei migranti) durante una manifestazione indetta in risposta a episodi di violenza neofascista: gli imputati sono stati tutti assolti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Queste due storie sono distanti, per tematiche e contesto temporale. Sembrerebbero avere come solo comune denominatore la città in cui sono avvenute. Eppure tracciare un parallelo non è impossibile.&lt;br /&gt; La più recente è una storia piccola e attuale, sospesa a 35 metri dal suolo, dal resto di un’Italia che preferirebbe non vederla. La più antica è appesa a un passato di ormai 36 anni fa. Ma anche questa sembra sospesa a tanti metri di altezza, lontano dagli occhi e dal cuore del Paese.&lt;br /&gt; Nei giorni scorsi il PM Di Martino aveva iniziato la propria requisitoria con parole amare che oggi, dopo l’assoluzione, suonano profetiche: &lt;em&gt;“Tra qualche giorno calerà il sipario su questo processo, celebrato su un palcoscenico abbastanza ristretto, che va poco al di là delle mura di questo palazzo: al di là della città di Brescia il processo non ha avuto ripercussioni. A questa indagine abbiamo dedicato uno spazio rilevante della nostra vita. Per cercare la verità…”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Quasi uno sfogo umano di chi ha dedicato vent’anni allo studio degli atti, e forse s’aspettava un sussulto di dignità da parte di quei media molto attenti a seguire le cronache processuali (purchè si tratti di casi di “nera” che alzano l’audience…). Ma la disattenzione dei media è rimasta uno scoglio con cui si è scontrato il processo. E lo spazio dedicato alla sentenza non suona come un risarcimento, ma come un’ulteriore beffa. Del resto, per dirla ancora con le parole di Di Martino, &lt;em&gt;“Questo è un processo che non piace, perché sono emerse cose che danno fastidio, che mettono in cattiva luce le istituzioni di allora. Ne esce un’immagine sconcertante: non c’è uomo dell’eversione di destra che non avesse un referente nei servizi segreti”&lt;/em&gt;. Parole che non sono scalfite dall’esito processuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Dopo un centinaio di udienze, in cui si sono vagliate le circa 800.000 pagine del fascicolo sulla strage e ascoltate numerosissime testimonianze, la corte ha dunque dato la propria risposta a carico dei 5 imputati rimasti (Giovanni Maifredi è deceduto nel 2009). Uomini dell’estrema destra come Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Pino Rauti; elementi ambigui come Maurizio Tramonte (“fonte Tritone” del SID); l’ex generale dei carabinieri Francesco Delfino (capitano all’epoca dei fatti): tutti assolti, seppure con l’art 530 del codice di procedura penale, corrispondente alla vecchia “insufficienza di prove”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quasi quarant’anni fa Brescia seppe reagire alle provocazioni fasciste. La manifestazione del 28 maggio 1974 fu la risposta dei sindacati, degli antifascisti, dei lavoratori: la strage non tolse forza a quella risposta, semmai la rafforzò.&lt;br /&gt; Oggi, una parte della stessa comunità si è mobilitata a sostegno di 6 operai. Con la stessa determinazione e la stessa dignità.&lt;br /&gt; Nei prossimi giorni i “migranti della gru” conosceranno il proprio destino: resta alto il timore che possano essere espulsi. Anche la strage di piazza della Loggia avrà la propria risposta definitiva dai successivi gradi di giudizio, ma in questo caso l’attesa sarà più lunga e la speranza di un esito diverso da quello della corte d’Assise è assai esile.&lt;br /&gt; Noi possiamo solo sperare che queste 2 battaglie siano vincenti. Che i “6 della gru” ottengano i propri diritti e i familiari delle vittime di piazza della Loggia, in una lotta che appare ancora più difficile, ottengano giustizia. Non sarà però l’esito a rendere utili o meno queste battaglie, ma la consapevolezza che si tratta di sfide entrambe attuali e patrimonio di tutti. La loro testimonianza passa anche attraverso queste parole e l’attenzione e la solidarietà che sapremo garantire. Ai “6 della gru” come ai familiari delle vittime della strage, ingiustamente feriti da questa sentenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-4952101356966502844?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/4952101356966502844/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/11/sentenza-sulla-strage-di-piazza-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/4952101356966502844'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/4952101356966502844'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/11/sentenza-sulla-strage-di-piazza-della.html' title='Sentenza sulla strage di Piazza della Loggia: un commento'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-7303356346595131909</id><published>2010-11-04T22:24:00.000+01:00</published><updated>2012-01-19T22:25:53.384+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carceri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='federico aldrovandi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='interviste'/><title type='text'>"Questa non si chiama giustizia". Intervista a Lucia Uva, sorella di Giuseppe "Pino" Uva</title><content type='html'>Varese, 14 giugno 2008. Sono circa le 3 di mattina quando Giuseppe Uva e Alberto Biggiogero vengono fermati, in stato di ebbrezza, dai carabinieri. Portati in caserma, Biggiogero sente le urla dell'amico provenire da un'altra stanza. Alle 5 i militari chiedono l'intervento di un'ambulanza. In ospedale richiedono un TSO e il trasferimento nel reparto psichiatrico, dove il 43enne Uva muore poche ore dopo per arresto cardiaco. Dagli esami tossicologici risultano somministrati farmaci controindicati in caso di assunzione di alcool. Sarebbe questa la causa del decesso, che lascia però aperte alcune domande: in primo luogo se Uva, fra le 3 e le 5 di quella mattina, abbia subito un assurdo pestaggio; in secondo luogo se i traumi eventualmente riportati abbiano contribuito a causarne la morte.&lt;br /&gt; Su questi aspetti si è concentrata l'attenzione dei familiari, a cominciare dalla sorella Lucia, che non ha risparmiato critiche all'indirizzo dei pm titolari dell'inchiesta. Infatti, da quanto apprendiamo dal quotidiano La Provincia di Varese, la Procura sembra avere un orientamento diverso: i pm sono convinti che la sola causa della morte sarebbe da ricercarsi nella colpa di due medici, ossia nell'incauta somministrazione del tranquillante che avrebbe provocato l'arresto cardiaco. Sarà il giudice a stabilire, nell'udienza fissata al prossimo 1 dicembre, in merito al rinvio a giudizio, ma le premesse fanno supporre che il procedimento sarà incentrato solo sui due medici, inquadrando la morte di Giuseppe Uva in un "normale" caso di "malasanità".&lt;br /&gt; Ciò nonostante, quella di "Pino" Uva è innanzitutto la storia di un uomo affidato alle mani dello Stato (nel suo caso prima ai carabinieri, poi a una struttura sanitaria) e riconsegnato morto ai propri familiari. Conseguentemente è un caso in cui, indipendentemente dall'accertamento di responsabilità penali, è legittimo attendersi risposte dallo Stato, contrassegnate dalla massima trasparenza. Tutte considerazioni che portano ad accostare la vicenda, pur con i necessari distinguo, a fatti più noti all'opinione pubblica (Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi, per citare i due più significativi) in cui, al contrario, la trasparenza non ha contraddistinto l'azione dello Stato.&lt;br /&gt; Di tutto questo parliamo con Lucia, sorella di Pino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Tu quando e come hai saputo della morte di Giuseppe?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella mattina ero partita in vacanza con mia figlia Angela e i miei nipotini. Alle 7:15 ricevo una telefonata da mia sorella Mara: mi dice che Pino si trova in ospedale, mi racconta che lo avevano portato lì i carabinieri perché prima lo avevano fermato ubriaco, e poi l'avevano accompagnato nel reparto psichiatrico in quanto "sragionava". Ho risposto a Mara di andare subito in ospedale per vedere cosa stava succedendo e di farmi sapere...&lt;br /&gt; Dopo, ricordo tante telefonate. All'inizio Mara mi ha tranquillizzata: "Lucia, stai tranquilla, Pino sta dormendo. Se senti come russa, sembrano mesi che non dorme!... Ci hanno detto di non svegliarlo e di ritornare oggi pomeriggio alle 3". Tutto questo verso le 10:00, ero appena arrivata al casello di Senigallia; poi alle 11:10 mi ha chiamato mio figlio Alessandro: "mamma, zia Carmela ti ha cercato... Zio Pino è morto...". Non potevo crederci, pensavo a uno scherzo e gli ho riattaccato il telefono in faccia. Subito dopo ho richiamato Mara che, piangendo, mi ha confermato la notizia. Alle 15:45 eravamo in obitorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Una volta giunta all'ospedale, hai potuto parlare solo con i medici, oppure sei riuscita a chiedere spiegazioni anche ai carabinieri che avevano arrestato Giuseppe?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dire il vero con i medici non ho parlato, lo avevano già fatto le mie sorelle. Io alle 17 sono andata al posto di polizia del pronto soccorso, ma loro non sapevano nulla della morte di mio fratello, non erano stati avvertiti. Non sapevano neanche che era stato fatto un ricovero coatto, un Tso, con Pino accompagnato lì dagli agenti. So che l'ispettore Talotta ha fatto subito delle telefonate per avvertire il Magistrato di turno, che quella notte era Agostino Abate. Purtroppo da quel momento il dottor Abate non ha ancora fatto chiarezza sulla morte di Pino, a mio avviso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quale è stata la prima versione ufficiale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci hanno detto che aveva avuto un arresto cardiaco, un infarto: questo è quanto ci hanno detto, tutto qui. Poi sono spariti tutti, non si è fatto trovare più nessuno...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;So che quando hai visto il corpo hai avuto subito molti dubbi su quella versione...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, quando l'ho visto Pino era irriconoscibile: pieno di botte, il corpo tutto viola, con escoriazioni su entrambe le gambe, la mano destra aveva una nocca enorme... Poi ricordo le sue costole, sul lato sinistro, che sporgevano fuori in modo innaturale. Il suo corpo era privo delle mutande, ma aveva invece un pannolone: quando gliel'ho tolto era sporco di sangue, i testicoli erano viola... Quel corpo me lo sono guardato tutto; non era quello di uno che poteva essersi prodotto le lesioni da solo (ti ricordo che si parlò molto di suoi gesti autolesionisti, per giustificare le ferite): si vedeva che quelle erano botte date di santa ragione... E poi dovrebbero spiegarmi come può riuscire uno a conciarsi così da solo, proprio mentre è controllato da tanti uomini in divisa. Mi sembra una ricostruzione priva di logica...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cosa ti ha raccontato Alberto Biggiogero, circa quella notte?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi ha detto che quella sera lui e Pino avevano bevuto un pò ed erano in giro a festeggiare. Aveva vinto la Nazionale, e loro due, per gioco, stavano transennando la via Dandolo (il giorno dopo era la festa delle ciliegie). A un certo punto è arrivata una macchina dei carabinieri. Uno di questi conosceva Pino: mentre lo inseguiva gli ha urlato qualcosa tipo "Uva, proprio te cercavo stasera!". Dopo pochi minuti sono arrivate due vetture della polizia e tutti insieme sono andati in caserma; Alberto viene fatto entrare in una delle volanti della polizia, mentre fanno salire Pino nell'auto dei carabinieri. Dentro la caserma i due amici restano separati; Alberto è in una stanza, controllato a vista dagli agenti, e sente Giuseppe, in un'altra stanza, urlare "basta, basta". A un certo punto Alberto riesce ad approfittare della momentanea assenza degli agenti e chiama il 118 per chiedere aiuto, ma subito dopo i carabinieri hanno minimizzato al personale del 118 quanto stava accadendo ("sono solo due ubriachi...") e poi hanno tolto il cellulare ad Alberto...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Tramite il tuo avvocato, Fabio Anselmo, hai prodotto perizie di medici che sostengono la tesi secondo cui la morte fu causata non da errori medici (o almeno non solo da quelli), ma dai traumi che Pino avrebbe subito nelle ore precedenti il decesso. Cosa pensi della decisione del gup di non includere nel fascicolo quelle perizie?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non posso accettare questa ricostruzione. Non è solo colpa dei medici, mi sembra una versione utile solo a nascondere la verità. A mio avviso il PM Abate ha voluto proteggere i carabinieri. Una cosa è certa: dopo 30 mesi non mi hanno ancora dato risposte. Cosa ci faceva Pino in caserma con 10 uomini in divisa? Perché aveva i pantaloni sporchi di sangue, dietro e davanti al cavallo? Perché era senza slip, e dove sono finiti? Perché il magistrato non ha fatto analizzare i pantaloni?&lt;br /&gt; Nel "caso Uva" mi sembra abbiano fatto di tutto per nascondere quanto successo. Questa non si chiama Giustizia...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Qualora la magistratura confermasse la decisione di incentrare il processo solo sulla responsabilità dei medici, quali sarebbero i passi successivi che la vostra famiglia intende intraprendere?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Posso solo dirti che andremo avanti nell'impegno di scoprire la verità. Lo dobbiamo a Pino. Sicuramente in questa battaglia ci aiuterà Fabio, il nostro avvocato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;C'è un momento in cui hai deciso di far diventare pubblica la tua ricerca di verità?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì... Una sera stavo seguendo un servizio sul processo per l'uccisione di Federico Aldrovandi. Rimasi sconvolta, perché sentivo le versioni dei poliziotti: erano le stesse cattiverie e falsità che avevo sentito dire su mio fratello. Le solite cose: le lesioni alle vittime attribuite ad autolesionismo, insinuazioni sul loro stile di vita (il tossico, l'ubriacone...), la negazione dell'evidenza...&lt;br /&gt; La mattina dopo chiamai Lino, il papà del povero Federico, gli dissi che anch'io stavo vivendo una tragedia come la loro, gli raccontai la mia storia e chiesi consiglio su cosa potevo fare. Mi rispose di cercare di farmi ascoltare dai giornalisti della mia città, di chiamare Beppe Grillo, di non arrendermi... Poi ricordo una domenica, quando sentii la vicenda di Stefano Cucchi: il lunedì chiamai Rita Cucchi e anche a lei dissi che stavo vivendo lo stesso dolore. Pure lei mi disse "devi denunciare, non dobbiamo arrenderci!". E così ho ricominciato da capo la mia battaglia.&lt;br /&gt; Sono andata a Ferrara da Fabio Anselmo (che era già l'avvocato delle famiglie Cucchi e Aldrovandi). Lui, dopo aver visto i pochi fogli del fascicolo su mio fratello, si è impegnato subito per fare ripartire le indagini: dopo 24 mesi in cui non era stato fatto quasi niente, lui in pochi mesi è riuscito a smuovere quei PM dal loro torpore. Devo un grosso grazie a lui e anche, voglio ricordarlo, a Luigi Manconi.&lt;br /&gt; Ora vediamo cosa succederà... Io dico solo che mio fratello, come tutte le altre "vittime di stato", merita giustizia. E ti dirò che, secondo me, non è solo una questione di giustizia, ma di dignità: una dignità che va restituita a Pino e a tutti quelli come lui, prima ammazzati e poi ricoperti di fango...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco "baro" Barilli, 2 novembre 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-7303356346595131909?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/7303356346595131909/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/11/questa-non-si-chiama-giustizia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7303356346595131909'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7303356346595131909'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/11/questa-non-si-chiama-giustizia.html' title='&quot;Questa non si chiama giustizia&quot;. Intervista a Lucia Uva, sorella di Giuseppe &quot;Pino&quot; Uva'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-2173429227572140971</id><published>2010-10-31T22:11:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T22:16:47.379+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fausto e iaio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piazza della loggia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il delitto pasolini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='federico aldrovandi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Peppino Impastato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><title type='text'>Calendario Memoria resistente 2011</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-v3FBkl9Twg0/TyRk_sABzXI/AAAAAAAAACo/dlNIlRaT3QA/s1600/memoriaresmanchette.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-v3FBkl9Twg0/TyRk_sABzXI/AAAAAAAAACo/dlNIlRaT3QA/s1600/memoriaresmanchette.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella che vedete qui sopra è la manchette del calendario “Memoria resistente 2011”.&lt;br /&gt; Non ho molto da aggiungere (l’immagine dice già tutto), se non ringraziare chi ha illustrato il calendario:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Gennaio: Christian Mirra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Febbraio: Lorenzo Ragno Celli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Marzo: Maurizio Ribichini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Aprile: Claudio Stassi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Maggio: Matteo Fenoglio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Giugno: Gianluca Romano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Luglio: Manuel De Carli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Agosto: Sylvie Bello&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Settembre: Alessio Spataro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ottobre: Toni Bruno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Novembre: Marco Paci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Dicembre: Cristina Spanò&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Come abbiamo scritto nella pagina introduttiva: “Gli illustratori che hanno contribuito a questo calendario in molti casi hanno già lavorato o stanno lavorando su propri progetti riguardanti le stesse tematiche. Altri si sono proposti per la prima volta in questa direzione. Tutti hanno offerto il loro impegno con entusiasmo e gratuitamente (a loro va il nostro ringraziamento) e tutti hanno presentato una propria interpretazione, offrendo così una varietà di proposte stilistiche che costituisce il valore aggiunto di questo lavoro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-2173429227572140971?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/2173429227572140971/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/10/calendario-memoria-resistente-2011.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2173429227572140971'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2173429227572140971'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/10/calendario-memoria-resistente-2011.html' title='Calendario Memoria resistente 2011'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-v3FBkl9Twg0/TyRk_sABzXI/AAAAAAAAACo/dlNIlRaT3QA/s72-c/memoriaresmanchette.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-2138548890597937560</id><published>2010-10-06T22:50:00.000+02:00</published><updated>2012-01-12T22:51:46.328+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='resistenza-antifascismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Ricordo di Francesca Dendena (associazione vittime strage di Piazza Fontana)</title><content type='html'>E’ morta questa mattina Francesca Dendena, storica rappresentante dell’associazione vittime della strage di Piazza Fontana. Aveva perso il padre, Pietro, nella “madre di tutte le stragi”, snodo cruciale della strategia della tensione. Il 12 dicembre 69 Francesca era un’adolescente, ma da allora e per i quarant’anni successivi si è distinta per lucidità e determinazione nella battaglia di verità e giustizia.&lt;br /&gt; L’avevo incontrata nel marzo 2009, a casa sua. Era già ammalata, ma combattiva come sempre. &lt;em&gt;“Devo partire da un aneddoto di quarant’anni fa, quando andammo a recuperare la macchina di mio padre. Già allora incontrammo alcuni giornalisti e a me – forse per esuberanza giovanile – venne spontaneo dire: mai più… Una cosa del genere non dovrà più succedere. E io, dicevo a me stessa, avrei dovuto impegnarmi affinché un’esperienza così terribile non dovesse capitare ad altri”. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Quel giorno dovevo intervistarla per il libro che stavo curando con Matteo Fenoglio sulla strage, che sarebbe uscito pochi mesi dopo (“Piazza Fontana”, ed. BeccoGiallo). Le avevo fatto leggere la prima bozza della sceneggiatura, e nel fumetto aveva notato una citazione dell’intervista che mi aveva concesso nel 2005, a pochi giorni dalla sentenza “tombale” della Cassazione (un verdetto che, pur riconoscendo le responsabilità della destra eversiva, aveva mandato assolti gli imputati). Proprio la vicinanza temporale a quella sentenza aveva portato Franca a parole amare: &lt;em&gt;“Se penso a questo, al dolore dei parenti delle vittime, a tutte le battaglie fatte per avere giustizia, viene spontaneo dire: hanno vinto loro, quelli che hanno voluto le stragi…”.&lt;/em&gt; Nel marzo 2009, rileggendo quelle parole, aveva commentato: &lt;em&gt;“dovevo essere proprio demoralizzata, in quel periodo!”. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Entrambi gli aneddoti possono far capire il temperamento e il livello di impegno civile di Franca. Quella battaglia di verità e giustizia, per lei, trascendeva il livello personale e la sentiva un dovere civile. Inoltre, considerava quello sfogo amaro non del tutto veritiero: &lt;em&gt;“noi non ci siamo mai fermati. Ed abbiamo continuato a chiedere risposte, anche e soprattutto a quelle istituzioni da cui ci sentivamo delusi. … Credo che se certi risultati li abbiamo ottenuti lo dobbiamo proprio alla caparbietà di chi non si è mai arreso, anche continuando a chiedere risposte alle istituzioni. Risultati incompleti, certo, ma da non sottovalutare. … Recentemente ci siamo costituiti formalmente anche in un’associazione nostra: ‘Piazza Fontana 12 dicembre 1969. Centro studi e iniziative sulle stragi politiche degli anni ‘70’. Abbiamo deciso che dopo la sentenza questo sarà il nostro compito: continuare a raccontare la storia del 12 dicembre, innanzitutto nelle scuole… Tutto questo per far sì che nulla di questa vicenda venga distorto, per far sì che non ci sia più nessuno che dimentichi che questo è stato un Paese dove le stragi di cittadini innocenti sono state un mezzo usato per indirizzare la politica. Abbiamo deciso di farlo solo ora, e può sembrare strano, a quarant’anni dai fatti. In realtà abbiamo pensato che questo può essere lo strumento più adatto per proseguire nel nostro compito, che è anche una sorta di passaggio del testimone della memoria alle prossime generazioni”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Mi piace chiudere questo ricordo proprio con quella sua frase sul “passaggio del testimone”, ancora più significativa oggi, dopo la scomparsa di Franca.&lt;br /&gt; Le rivolgo un ultimo saluto, consapevole che la sua battaglia deve continuare proprio perché interesse di tutti. Il migliore messaggio ai suoi familiari (e a tutti i componenti dell’associazione) oltre a un affettuoso abbraccio è assicurare che da parte nostra non resteranno soli in quell’impegno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-2138548890597937560?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/2138548890597937560/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/10/ricordo-di-francesca-dendena.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2138548890597937560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2138548890597937560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/10/ricordo-di-francesca-dendena.html' title='Ricordo di Francesca Dendena (associazione vittime strage di Piazza Fontana)'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-2013988347973924912</id><published>2010-10-04T22:29:00.000+02:00</published><updated>2012-01-19T22:30:48.953+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carceri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='federico aldrovandi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Riflessioni e proposte sulla futura associazione “vittime delle forze dell’ordine”</title><content type='html'>Nel quinto anniversario dell’uccisione di Federico Aldrovandi, a Ferrara si sono riuniti i familiari di alcune “vittime di stato”, ragazzi uccisi in vicende riconducibili, direttamente o indirettamente, a “malapolizia”. Negli interventi una frase è ricorsa ripetutamente: “queste cose non devono più succedere”. Parole che fanno tornare alla mente la petizione “mai più come al G8”, promossa dai comitati Piazza Carlo Giuliani e Verità e Giustizia per Genova, e consegnata al Senato il 30 giugno 2005.&lt;br /&gt; Riflettere sull’analogia, su questo auspicio comune alle due occasioni (“casi del genere non si ripetano più”) è agghiacciante se si pensa che il 25 settembre al tavolo dei relatori erano presenti testimoni di casi tutti successivi al G8 genovese e a quella petizione (ovviamente con l’eccezione di Haidi Gaggio Giuliani, la prima ad attivarsi, dopo il 20 luglio 2001 affinchè nascesse una rete di relazioni fra le “vittime di stato”).&lt;br /&gt; La prima, e amara, constatazione conseguente è che quanto fatto finora è stato insufficiente. La seconda, più importante, è che affermare “queste cose non devono più accadere” deve essere il terminale – e non la partenza – di un percorso, fatto di proposte e iniziative che, partendo dal basso, obblighino la politica a scelte responsabili e concrete. Proposte che, ad onor del vero, con poche integrazioni potrebbero essere proprio quelle della petizione del 2005, che finora hanno trovato poco spazio sulla scena politica. Del resto è noto ad esempio, e ne ho scritto in passato, il rifiuto del governo di aderire ad alcune raccomandazioni del Consiglio dei diritti umani dell’Onu, fra cui l’inserimento del reato di tortura nel nostro ordinamento. Ma va ricordato che l’Italia “fa spallucce” sull’argomento da più di vent’anni: la convenzione delle Nazioni Unite fu firmata nel 1984 e ratificata dall’Italia nel 1989. Questo per dire che l’ignavia del mondo politico è trasversale e tutt’altro che recente, fatte salve lodevoli eccezioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Proprio la politica è stata una sorta di spettro incombente, sul convegno di Ferrara e sull’idea che i familiari si riuniscano in un’associazione rendendo stabile e formale quella rete già esistente nei fatti e nei rapporti umani. Alcuni preferirebbero un approccio totalmente estraneo ad essa, in base a una sfiducia verso “il palazzo” che, va detto, è tutt’altro che infondata. Altri temono, anch’essi a ragione, di essere strumentalizzati.&lt;br /&gt; Se sfiducia e timore sono comprensibili e, in certa misura, condivisibili, non devono però costituire un ostacolo al rapporto che, inevitabilmente, dovrà stabilirsi fra l’associazione e la politica, perché solo attraverso questo si potrà passare da una fase puramente rivendicativa all’ottenimento di risultati concreti. Il punto, semmai, è come costituire questo rapporto: su che basi? Con quali rapporti di forza?&lt;br /&gt; La risposta in realtà è una sola: sarà l’associazione a dover tenere in mano bussola e timone del percorso, avanzando le proprie proposte senza che nessuno possa tentare di “metterci sopra il cappello”; i politici che aderiranno saranno solo l’interfaccia con le istituzioni.&lt;br /&gt; Mi si potrebbe obbiettare che questo costituisce una sorta di strumentalizzazione al contrario, ma personalmente non mi sembra un problema. Ritengo infatti che i genitori di Aldrovandi e gli altri presenti a Ferrara non debbano sentirsi (o essere trattati come) “questuanti alla corte del re”, né semplicemente&amp;nbsp; persone da risarcire (in senso etico, s’intende) per “farli tacere”, ma – innanzitutto – cittadini. Ossia cellula fondamentale (e sovrana…) proprio di quell’entità collettiva chiamata Stato che, invece di tutelarli, li ha così tragicamente colpiti. E’ dunque sacrosanto che, in una democrazia rappresentativa, i cittadini “utilizzino” chi dovrebbe rappresentarli. Che purtroppo avvenga sovente il contrario è una constatazione amara che non nega l’assunto precedente; semmai lo rafforza, evidenziando il degrado della vita politica, argomento su cui c’è molto da dire ma ci porterebbe fuori tema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Dunque, non devono esserci remore etiche da parte dell’associazione nello “strumentalizzare” (in senso etimologico: utilizzare qualcuno per il raggiungimento di un fine) i politici. L’operazione in senso contrario andrà sventata, ma prima bisogna essere consapevoli della sua duplice versione.&lt;br /&gt; Sulla prima (i politici che tenteranno di “mettere il cappello” sulle proposte dell’associazione) ho già detto. La seconda è più insidiosa e speculare alla prima: alcuni sottolineeranno che tali proposte (per citarne due scontate: inserimento del reato di tortura e codici di riconoscibilità delle forze dell’ordine) sono già state avanzate dalla sinistra, e nel migliore dei casi sosterranno che i familiari delle vittime sono inconsapevoli strumenti di una battaglia di parte. Credo stia all’associazione riuscire a connotare le proprie proposte come un fatto di civiltà che prescinde dagli schieramenti.&lt;br /&gt; Mi sia consentita però una riflessione a margine. Non credo che l’indipendenza dalla politica sia un valore assoluto e non ho mai trovato la parola “bipartisan” particolarmente attraente. Peraltro, l’opposto di bipartisan è partigiano, termine che pure nel Paese bislacco che è diventato l’Italia dovrebbe rappresentare qualcosa di cui andare fieri. Incidentalmente, è il caso di ricordare che il 25 settembre, oltre a ricorrere l’anniversario dell’uccisione di Aldro, è la data di nascita (nel 1896) di Sandro Pertini. So che non c’entra nulla, ma cito la coincidenza per due motivi. In primo luogo, è il mio modo di ricordare (seppure in modo “ingenuo”, ma visto che nessuno l’ha fatto va bene anche così…) il più grande Presidente che l’Italia abbia avuto. In secondo luogo, si tratta di sottolineare che certe proposte non sono “di tutti”, ma patrimonio culturale di una parte. Se su di esse si raccoglierà un consenso ampio e trasversale, se una petizione della futura associazione sarà sostenuta da esponenti del centrodestra, non lo troverò né spiacevole né paradossale ed accoglierò quel sostegno con soddisfazione. Ma, allo stato attuale, è doveroso ricordare che per la destra – almeno in Italia – esiste un problema culturale nel rapporto verso le forze dell’ordine, quasi una sudditanza acritica. Prese di posizione personali di segno contrario non vanno negate e sono da guardare con rispetto, ma per dirsi colmata quella distanza culturale ci vorrà tempo. Sarei lieto se proprio l’associazione fosse la scintilla che consentirà di innescare quel percorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per entrare ancor più nel merito delle proposte da avanzare, sono costretto ad un’ulteriore riflessione, forse un’altra divagazione.&lt;br /&gt; Molto spesso, nei casi Aldrovandi, Cucchi eccetera, la discussione si incaglia spesso sul cosiddetto tema delle mele marce e sulla sostanziale integrità delle istituzioni cui si dovrebbe rispetto (“a prescindere”, direbbe Totò) e chi mette in discussione la doverosità o l’automatismo di quel rispetto viene additato come pericoloso sovversivo. Trovo tutto questo fuorviante: sono le istituzioni a essere a servizio dei cittadini, a dover rappresentare e rispettare i cittadini, e non viceversa. Se con rispetto delle istituzioni si intende il riguardo dovuto alle forme e alla sostanza della democrazia che le genera, bene (in fondo, in questo senso i cittadini rispettano se stessi…); se invece si intende la venerazione di un Totem, di una sorta di divinità “superiore” e distante dalla gente, nulla potrebbe interessarmi di meno.&lt;br /&gt; Riguardo le mele marce, poi, ritengo stucchevole interrogarsi se nel cesto esse siano 2, 3 o 8 su 10. Nel banale esempio ortofrutticolo, nessuno si sognerebbe di chiedere spiegazioni alle mele (marce o sane), ma parlerebbe direttamente al contadino che sovrintende al frutteto, col dovere di mettere sul mercato solo i frutti sani. Certo, sarebbe buona cosa avere la garanzia che questo abbia l’onestà di non farci pagare la frutta immangiabile, ma meglio sarebbe sapere che ad ogni raccolto farà di tutto affinchè sul mercato arrivino solo prodotti buoni.&lt;br /&gt; L’esempio, l’ammetto, è assai privo di originalità, ma serve per ricordare un elemento quasi mai affrontato quando si parla di “vittime di stato”: la necessità di una formazione preventiva delle forze dell’ordine (la categoria va intesa in senso più ampio: polizia, carabinieri, ma pure agenti penitenziari ecc) alla cultura del dialogo, alla consapevolezza della responsabilità nell’utilizzo della forza, ai principi della nonviolenza.&lt;br /&gt; In altre parole, sarebbe già un passo avanti sapere che le mele marce non debbano più godere di sacche di impunità, ma sarebbe assai più confortante se ad ogni raccolto si vigilasse affinchè queste non debbano nuovamente infettare il cesto. La certezza della fine dell’impunibilità è sacrosanta, ma non basta se si limita a stabilire che d’ora in poi gli abusi saranno puntualmente puniti; molto meglio attrezzarsi affinchè gli abusi vengano impediti. Gli aspiranti “Rambo” non solo devono sapere che loro comportamenti scorretti non saranno tollerati, ma soprattutto devono essere consapevoli, preventivamente, che non troveranno più nelle forze dell’ordine uno spazio accogliente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Se le premesse di questo mio intervento sono state lunghe (ma, ritengo, necessarie), molto più breve è l’elenco delle proposte a mio avviso da avanzare; ad alcune ho già accennato e in sostanza sono quelle su cui si ragionava già ai tempi della petizione “mai più come al G8”:&lt;br /&gt; - adeguare il nostro ordinamento alle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, introducendo il reato di tortura.&lt;br /&gt; - L'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti avvenuti nel 2001, durante il vertice G8 di Genova e, precedentemente, il Global Forum di Napoli.&lt;br /&gt; - Formazione professionale delle forze dell’ordine finalizzata a promuovere una coscienza civica e deontologica conforme a funzioni difensive e nonviolente.&lt;br /&gt; - L'impegno alla esclusione dell'utilizzo nei servizi di ordine pubblico di sostanze chimiche incapacitanti e circa una moratoria nell'utilizzo dei GAS CS.&lt;br /&gt; - La definizione di regole per consentire la riconoscibilità degli operatori delle forze dell'ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; A queste, aggiungerei almeno le seguenti:&lt;br /&gt; - l'istituzione di un organismo "terzo" che vigili sull'operato dei corpi di polizia (un po’ sulla falsariga della commissione che vigila sugli episodi di “malasanità”).&lt;br /&gt; - Stabilire che nei casi in cui un cittadino segnali un qualsivoglia addebito a carico di un esponente delle forze di polizia le indagini siano affidate a una struttura che garantisca imparzialità e terzietà, e non dagli stessi colleghi di chi è sottoposto ad indagine.&lt;br /&gt; - Rendere indipendenti le indagini amministrative da quelle penali. Troppe volte, infatti, è successo che a fronte di denunce i vertici delle forze dell’ordine si trincerassero dietro l’attesa delle decisioni della magistratura per non intraprendere azioni disciplinari (sospensioni dal servizio e simili).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sicuramente c’è altro da aggiungere. Vorrei che si prendesse il mio intervento come un semplice contributo, qualcosa, spero utile, su cui ragionare per cominciare una discussione sull’argomento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-2013988347973924912?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/2013988347973924912/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/10/riflessioni-e-proposte-sulla-futura.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2013988347973924912'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2013988347973924912'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/10/riflessioni-e-proposte-sulla-futura.html' title='Riflessioni e proposte sulla futura associazione “vittime delle forze dell’ordine”'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-9102708739344066268</id><published>2010-07-13T22:33:00.000+02:00</published><updated>2012-01-19T22:33:50.181+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ilaria Alpi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>La morte di Giorgio Alpi</title><content type='html'>Domenica 11 luglio è morto Giorgio Alpi, padre di Ilaria, la giornalista del TG3 uccisa assieme a Miran Hrovatin a Mogadiscio il 20 marzo 1994.&lt;br /&gt; Ho conosciuto Giorgio nel settembre 2003, quando lo intervistai assieme alla moglie Luciana. Fu lei a farmi notare le immagini che ritraevano Ilaria in quel soggiorno: erano state scattate da Raffaele Ciriello, ucciso a Ramallah da militari israeliani il 13 marzo 2002. “Anche per la sua morte, una morte ‘strana’ e tremenda come quella di Ilaria, non c'è giustizia...”, disse Giorgio.&lt;br /&gt; Raccontai che, quando avevo cercato articoli per documentarmi sull’omicidio Alpi/Hrovatin, mi ero imbattuto in un pezzo pubblicato da Epoca pochi mesi dopo l’omicidio; era firmato da Maria Grazia Cutuli, a sua volta uccisa in un agguato in Afghanistan il 19 novembre 2001. Fu ancora Giorgio a dirmi “a proposito della Cutuli, l'articolo che scrisse pochi mesi dopo parlava di ‘una verità che non ci sarà mai...’. Mi sembrò strano sentire una cosa del genere detta da una giovane giornalista che parlava di una sua collega. E pensare questo a distanza di tempo, quando pensiamo alle ‘verità che non ci saranno mai’ anche per Ciriello o la Cutuli ci fa davvero un'enorme impressione...”.&lt;br /&gt; Oggi si può davvero dire che purtroppo Giorgio non potrà conoscere la verità sulla morte della figlia, ed è per questo che ripenso a quelle sue parole. E il dolore per la sua morte aumenta, al pensiero degli ultimi 16 anni in cui lui e Luciana hanno combattuto nella ricerca di quella giustizia che altri non hanno saputo o voluto cercare. Può sembrare un frase abusata, ma condivido quanto scritto da Mariangela Gritta Grainer, portavoce dell’associazione Ilaria Alpi: i genitori di Ilaria sono stati, e Luciana lo è tuttora, un simbolo di impegno civile, un esempio per tutti.&lt;br /&gt; Giorgio l’ho sentito l’ultima volta nel 2007, poco tempo dopo l’uscita di “Ilaria Alpi – il prezzo della verità”, libro a fumetti di Marco Rizzo e Francesco Ripoli, edito dalla BeccoGiallo, di cui avevo curato l’apparato redazionale. Era contento del lavoro. “E’ difficile parlare per chi non c’è più, ma mia figlia la conoscevo bene, e penso proprio che le sarebbe piaciuto”, mi disse con emozione. Non lo racconto per autocitazionismo, anche perché in quel momento ricevevo una gratitudine che andava indirizzata molto più a Marco e Francesco che non a me. Lo racconto perché quell’episodio, oltre ad essere uno di quelli che “ti scaldano il cuore”, è significativo di ciò che è stata la vita e l’impegno di Giorgio negli ultimi anni. Di come ha vissuto ogni singolo giorno dal 20 marzo 1994. Della dignità e della fermezza con cui ha affrontato la sua lotta.&lt;br /&gt; Gli rivolgo un ultimo saluto, nella consapevolezza che quella battaglia non era solo sua e della moglie, ma interesse di tutti quelli per cui parole come verità e giustizia hanno ancora un valore che va al di là della vuota retorica. Il migliore messaggio a Luciana, oltre a un affettuoso abbraccio, è adoperarsi affinchè non resti sola in quell’impegno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-9102708739344066268?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/9102708739344066268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/07/la-morte-di-giorgio-alpi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/9102708739344066268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/9102708739344066268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/07/la-morte-di-giorgio-alpi.html' title='La morte di Giorgio Alpi'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-4494053474553143297</id><published>2010-06-25T22:48:00.000+02:00</published><updated>2012-01-19T22:50:18.754+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carceri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>La tortura in Italia: un problema mai affrontato</title><content type='html'>Recentemente si è parlato del rifiuto da parte del governo di aderire ad alcune raccomandazioni del Consiglio dei diritti umani dell’Onu, fra cui l’inserimento del reato di tortura nel nostro ordinamento. Non se n’è parlato molto, a dire il vero, e pure quando lo si è fatto si sono registrate omissioni e imprecisioni.&lt;br /&gt; Innanzitutto va precisato che nell’occasione ha suscitato scalpore il rifiuto opposto a una sollecitazione esplicita, ma l’Italia “fa spallucce” sul reato di tortura da più di vent’anni: la convenzione delle Nazioni Unite fu firmata nel 1984 e ratificata dall’Italia nel 1989. L’ignavia del mondo politico è dunque trasversale e tutt’altro che recente, anche se va ricordato che l’attuale centrodestra seppe distinguersi negativamente già nel 2004: alcuni ricoderanno le polemiche nate da un emendamento leghista che voleva che fossero definite torture le violenze e le minacce solo se “reiterate”.&lt;br /&gt; L’argomento viene periodicamente ripreso, anche se con poco vigore, dagli organi di stampa. I fatti più recenti sono i casi Cucchi, Gugliotta, Uva; precedentemente se n’è parlato per le violenze alle caserme Raniero e Bolzaneto (dove, va ricordato, i giudici hanno rimarcato che la mancanza di quel reato ha comportato una ridefinizione “al ribasso” delle contestazioni agli imputati).&lt;br /&gt; Ma possiamo andare anche più indietro nel tempo. Sommariamente ai primi anni ’80, quando per affrontare l’emergenza terrorismo lo Stato non si mostrò semplicemente “forte” (come vuole la retorica ufficiale, nell’ansia semplicistica di ricondurre quella stagione a una lotta del “bene” contro il “male”), ma si spinse sulla strada della ferocia. Questa degenerazione fu in parte palese, e portò a disposizioni che andarono a restringere la sfera dei diritti individuali, in parte sotterranea e sfociò nella pratica della tortura.&lt;br /&gt; Nel 1982 l’allora ministro dell’interno Rognoni dovette rispondere a interrogazioni che possiamo riassumere in una sola: per battere il terrorismo erano stati superati i limiti posti come base della democrazia e dello stato di diritto? La risposta del ministro fu negativa. Del resto anche George W. Bush nel novembre 2005 disse perentoriamente “Noi non torturiamo”, incurante delle smentite fattuali avvenute prima e dopo quell’affermazione. Successivamente ammise di essere stato a conoscenza delle tecniche di interrogatorio usate nella lotta al terrorismo e di averle avallate. Si tratta di metodi (il più famoso è il waterboarding) sicuramente definibili come torture, ma dichiarati ammissibili “in punta di diritto” dall’amministrazione statunitense. Del resto già Blaise Pascal denunciava come la forza possa sostituirsi al diritto: &lt;em&gt;“Non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto”. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Tornando all’Italia degli anni ‘80, il numero e l’omogeneità delle denunce possono portare a una conclusione: le torture furono il frutto di una strategia, seppure non usata con continuità, tollerata in quanto l’efficacia dell’azione poteva andare a discapito dei principi. E si deve riflettere sulla circostanza che, sia nell’Italia di quel periodo sia negli USA della recente guerra al terrorismo, le torture sono state precedute dal restringimento normativo dei diritti. Dell’Italia si è già accennato; negli USA, Abu Ghraib e Guantanamo hanno seguito temporalmente il Patriot Act: le torture sono sempre conseguenza di un impalcato normativo emergenziale.&lt;br /&gt; Può essere poco “politicamente corretto” ricordare le sevizie subite da alcuni terroristi nel periodo finale dei cosiddetti anni di piombo, ma va fatto, senza che questo significhi una giustificazione dell’operato di brigatisti e affini, se si vuole capire l’origine del “problema tortura” in Italia. Per questo ho voluto soffermarmi su questo aspetto, dimenticato e mai veramente affrontato. Non m’interessa chiedermi se quei metodi fossero o meno necessari: mi basta non farli cadere nel dimenticatoio. Non m’interessa analizzare se le mani che hanno contribuito a sconfiggere la lotta armata dovevano necessariamente affondare nel sangue o se potevano evitarlo: mi basta denunciare che l’hanno fatto, e ricordare che conseguentemente oggi non possono pretendere di profumare di mughetto.&lt;br /&gt; In fondo, la tortura può essere efficacemente sintetizzata con questa frase di Leonardo Sciascia, terribilmente attuale: &lt;em&gt;“Non c’è paese al mondo che ormai ammetta nelle proprie leggi la tortura: ma di fatto sono pochi quelli in cui le polizie, sottopolizie e criptopolizie non la pratichino. Nei paesi scarsamente sensibili al diritto – anche quando se ne proclamano antesignani e custodi – il fatto che la tortura non appartenga più alla legge ha conferito al praticarla occultamente uno sconfinato arbitrio”. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-4494053474553143297?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/4494053474553143297/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/06/la-tortura-in-italia-un-problema-mai.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/4494053474553143297'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/4494053474553143297'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/06/la-tortura-in-italia-un-problema-mai.html' title='La tortura in Italia: un problema mai affrontato'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-6566874099145648295</id><published>2010-05-27T23:09:00.000+02:00</published><updated>2012-01-12T23:11:07.338+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piazza della loggia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Piazza della Loggia e un Paese che non chiude i conti con la Storia</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Rh1JL4bNs7s/Tw9Z5LNdHvI/AAAAAAAAABY/OtrUxfJPI0U/s1600/Definitivo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="640" src="http://2.bp.blogspot.com/-Rh1JL4bNs7s/Tw9Z5LNdHvI/AAAAAAAAABY/OtrUxfJPI0U/s640/Definitivo.jpg" width="452" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;La tavola che vedete qui sopra è la testimonianza mia e di Matteo Fenoglio per l'anniversario della strage di Piazza della Loggia, che cade domani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E' stata pubblicata sull'Unità di oggi, unitamente ad un nostro articolo (che riporto di seguito e che spiega le nostre intenzioni):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Piazza della Loggia e un Paese che non chiude i conti con la Storia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il 12 dicembre 2009 Radio 3 ha dedicato una lunga diretta al quarantesimo anniversario della strage di Piazza Fontana. Nel finale della trasmissione si sono ascoltate le testimonianze raccolte fra gli universitari milanesi. Voci sconcertanti: chi addebitava la strage alle BR, chi addirittura all’estremismo islamico. Già nel 2004 e nel 2005 due sondaggi, condotti fra gli studenti delle scuole superiori di Brescia e Bologna, hanno fornito risultati analoghi. Poche le risposte corrette, molti “non sa o non risponde”, poca consapevolezza dei contesti storici, le rispettive stragi addossate con alte percentuali al terrorismo “rosso” o a matrici stravaganti. Le voci degli studenti milanesi non erano dunque una novità. Ma il sapore era ugualmente amaro, specie in quella ricorrenza.&lt;br /&gt; Il nostro Paese per anni ha avuto una “Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi”. E la Legge n. 56 del 2007 ha individuato nel 9 maggio, anniversario dell'uccisione di Aldo Moro, il "Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice”. Leggere quelle due formule macchinose fa capire quanto sia faticoso ottenere la “memoria condivisa” di cui tanto si parla. Una fatica ancora più evidente se pensiamo che quella Commissione, dopo anni di lavoro, non è giunta a un documento conclusivo. Dopo sei decenni di vita repubblicana l’Italia non sa chiudere i conti con la propria storia.&lt;br /&gt; Licia Pinelli, nella lunga intervista rilasciata a Piero Scaramucci (“Una storia quasi soltanto mia” – Feltrinelli) ha detto: “Avere giustizia è che tutti sappiano la verità”. Quella frase, oltre ad esprimere un senso nobile e “diverso” della parola giustizia, ci dice due cose: che l’ignoranza dei giovani sulle stragi italiane è più di una semplice mancanza generazionale; e, rovesciandone i termini, che la più grande forma d’ingiustizia è lasciare che nessuno sappia la verità.&lt;br /&gt; Eppure, come data simbolo di quella stagione si è scelto un episodio segnato dalla matrice brigatista, su cui la consapevolezza storica appare consolidata e l'azione di condanna, giudiziaria e politica, è giunta a compimento, a differenza del precedente periodo stragista. Uno “strabismo del ricordo” che non sottolineiamo per sminuire la portata storica del "terrorismo rosso", né per smorzare lo sdegno per la violenza brigatista. Questo sarebbe indecente in una giornata come quella odierna, in cui si ricordano due tragedie dall’opposta matrice: la strage di Piazza della Loggia e l’omicidio di Walter Tobagi. Semplicemente, la memoria degli anni ’70 o è completa o resterà un’immagine parziale e distorta.&lt;br /&gt; Proprio dopo l’anniversario di Piazza Fontana alcuni hanno ricordato che è tuttora in corso il processo per la strage di Brescia, chiedendo che di questo processo si parli. Voci autorevoli, ma non hanno avuto seguito. Anche in occasione della testimonianza di Angelo Izzo le cronache si sono limitate alla morbosa curiosità per il passato del “mostro del Circeo”. Nessun accenno alla strage o al processo dove, senza volerne anticipare gli esiti sul piano delle responsabilità personali, si presenta un impianto d’accusa inquietante e ricorrente in analoghi episodi: un nucleo operativo dell’eversione neofascista, l’intesa con uomini dei servizi segreti, la copertura di apparati politici e militari. Alla sbarra come imputati, fermo restando il principio di innocenza fino all’emissione del verdetto definitivo, uomini dell’estrema destra italiana, noti e meno noti, come Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Pino Rauti, Giovanni Maifredi (già deceduto); elementi ambigui, la cui classificazione ondeggia fra l’estrema destra e i servizi segreti, come Maurizio Tramonte (la cosiddetta “fonte Tritone” del SID); l’ex generale dei carabinieri Francesco Delfino (capitano all’epoca dei fatti).&lt;br /&gt; Abbiamo assistito ad alcune udienze di questo processo. A parte la nutrita schiera degli avvocati sono presenti i familiari delle vittime, alcuni mediattivisti che meritoriamente seguono la vicenda su Facebook, cronisti di quotidiani bresciani. Il processo sembra un fatto di cronaca locale, non un pezzo di storia italiana…&lt;br /&gt; Tutte considerazioni che ci portano a questo articolo. Realizzato per l’anniversario di Piazza della Loggia, ma pensato nel giorno della memoria, che dovrebbe avere come primo obbiettivo il ricordo non come gesto estemporaneo e puramente commemorativo, ma come segno di partecipazione civile alla Storia del Paese.&lt;br /&gt; Ricordare oggi la strage di Brescia come fatto attuale e come ferita viva nel corpo del Paese, e non come mistero a cui rassegnarsi, è un segnale che avrà un significato solo se non resterà isolato. Solo allora si potrà davvero parlare di una memoria condivisa che unisce non solo tutte le vittime di quella stagione, ma l’intera nazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli e Matteo Fenoglio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; *******&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Un grosso grazie a Guido e Federico del BeccoGiallo, e alla redazione dell'Unità!!!&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-6566874099145648295?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/6566874099145648295/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/05/piazza-della-loggia-e-un-paese-che-non.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6566874099145648295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6566874099145648295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/05/piazza-della-loggia-e-un-paese-che-non.html' title='Piazza della Loggia e un Paese che non chiude i conti con la Storia'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Rh1JL4bNs7s/Tw9Z5LNdHvI/AAAAAAAAABY/OtrUxfJPI0U/s72-c/Definitivo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-8875682079008295168</id><published>2010-05-14T22:06:00.000+02:00</published><updated>2012-01-28T22:08:49.964+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stefano Gugliotta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Violenze e impunità: da Stefano Gugliotta al rimosso di Genova</title><content type='html'>Ultimamente i media nazionali hanno dato spazio a vicende che, al di là di contesti ed epiloghi diversi, ruotano attorno a violenze delle forze dell’ordine, da Cucchi a Gugliotta. Questi fatti sono persino riusciti a fare da traino ad altri del passato (tornati ad apparire o apparsi per la prima volta sui giornali) e in una certa misura ad aprire un dibattito su un tema che in Italia sembrava essere un tabù: gli abusi delle forze di polizia. Tutto questo è positivo, ma vorrei sottolineare almeno una stonatura e una dimenticanza.&lt;br /&gt; La stonatura è data dalla tendenza a evidenziare le “vite normali” dei ragazzi recentemente uccisi o malmenati. L’opinione pubblica, piegata dall’ossessione della sicurezza, è più incline a commuoversi di fronte a un “bravo ragazzo” picchiato o ucciso. Quando la stessa sorte capita a un criminale, o anche solo a uno di quei soggetti considerati diversi o marginali, la partecipazione si ferma; a volte scatta addirittura il meccanismo del “se l’è cercata” o “in fondo gli sta bene”. La circostanza può portare a diverse riflessioni, ma almeno una mi sembra fondamentale: lo smarrimento del concetto di “diritti inalienabili dell’individuo”. Inalienabili, ossia inscindibilmente legati all’essere umano, indipendentemente dalla sua moralità o da suoi comportamenti anche odiosi. Proprio il fatto che le vittime degli ultimi abusi siano stati sovente ragazzi “normali” dovrebbe farci capire quanto ogni cedimento su questo piano sia pericoloso. I diritti non hanno nove vite come i gatti; ne hanno una, molto fragile. Ci vogliono secoli per conquistarli e poco per smarrirli, con conseguenze drammatiche per tutti.&lt;br /&gt; La dimenticanza la segnalo grazie a un articolo firmato da Francesco Merlo su Repubblica, “Quei ragazzi picchiati per la loro innocenza”. Un articolo condivisibile e persino lodevole, per la chiarezza con cui sottolinea, all’interno delle forze di polizia, colpe e obblighi NON delle sole mele marce, ma di quelle sane (“Sarebbe dunque necessario che ora la polizia indagasse sulla polizia, che riflettesse sul reclutamento, che denunziasse se stessa”). Sui maggiori quotidiani Merlo è anche uno dei pochi, forse l’unico, a citare i fatti di Genova nell’elenco di abusi che hanno preceduto il caso Gugliotta. Ma lo fa con una grossa imprecisione: “la polizia italiana … a Genova si permise abusi e violenze che rimasero comunque isolati e che stavano dentro gli scontri di piazza … Invece qui ci sono agenti che si abbandonano all’odio contro i fermati, contro gli indifesi, contro quelli che dovrebbero tutelare anche quando devono reprimerli”.&lt;br /&gt; Se parliamo di odio contro i fermati e di violenze verso soggetti ormai indifesi, mi sembra che il paragone fra i casi recenti e i fatti di strada del luglio genovese ci stia tutto. Ma il paragone, sotto questo profilo, si fa ancora più calzante se parliamo della Diaz e soprattutto di Bolzaneto. Dove, è bene ricordarlo, le violenze furono riservate a persone già fermate e in attesa di essere tradotte in carcere: il parallelo con le vicende Cucchi o Gugliotta si fa ancora più calzante.&lt;br /&gt; Genova quindi, da vicenda-simbolo delle violenze delle forze di polizia (nonché dell’impunità e della scarsa capacità, giustamente stigmatizzata da Merlo, degli apparati dello Stato nell’indagare su se stessi) è diventata una gigantesca rimozione. E così si perde un nesso causale fondamentale: gli abusi di oggi sono figli di un’involuzione delle forze dell’ordine, a sua volta figlia di un percorso culturale che ha sancito il declassamento dei diritti nelle priorità dei cittadini e della politica.&lt;br /&gt; Una rimozione ancora più amara se pensiamo che il 18 maggio sarà emessa la sentenza di appello per i fatti della scuola Diaz. Per quelle 93 persone picchiate e arrestate con accuse false la sentenza di primo grado ha portato a 13 condanne e 16 assoluzioni, ma senza che ci sia mai stata una presa di distanza o un’autocritica da parte dei vertici, della polizia o delle Istituzioni in generale, verso le violenze commesse.&lt;br /&gt; Sarebbe opportuno che, indipendentemente da quello che sarà il verdetto, la politica e i media nazionali dimostrassero in occasione della nuova sentenza-Diaz almeno la sensibilità dimostrata verso i casi Cucchi e Gugliotta: oltre a costituire un parziale e tardivo risarcimento per i fatti genovesi, sarebbe la migliore dimostrazione di una sincera volontà a far sì che queste vicende non si ripetano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-8875682079008295168?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/8875682079008295168/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/05/violenze-e-impunita-da-stefano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8875682079008295168'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8875682079008295168'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/05/violenze-e-impunita-da-stefano.html' title='Violenze e impunità: da Stefano Gugliotta al rimosso di Genova'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-8073123714303261449</id><published>2010-04-20T22:53:00.000+02:00</published><updated>2012-01-19T22:55:22.092+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>“Piazza Fontana”: la recensione su “Fumetto d’Autore” e la mia risposta</title><content type='html'>Negli ultimi mesi ho segnalato tutte le recensioni scritte su &lt;em&gt;Piazza Fontana&lt;/em&gt; (quelle a me note, ovviamente). Segnalo ora la più recente, che è pure la prima negativa (totalmente o quasi). La trovate &lt;a _cke_saved_href="http://www.fumettodautore.com/recensioni/946-piazza-fontana" href="http://www.fumettodautore.com/recensioni/946-piazza-fontana" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;qui&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;; autore: &lt;strong&gt;Azad Lafata&lt;/strong&gt;, sul sito &lt;a _cke_saved_href="http://www.fumettodautore.com/index.php" href="http://www.fumettodautore.com/index.php" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Fumetto d’Autore&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt; Ogni critica è legittima e sugli appunti “tecnici” al libro non mi soffermo. Azad, però, accanto a questi formula altri rilievi, che potremmo dire “politici” o almeno “sostanziali più che formali”. Anche questi, s’intende, sono legittimi, ma in alcuni casi mi sembra contengano degli errori. Per questo rispondo senza coinvolgere Matteo e soffermandomi solo su questi aspetti: non voglio trascinarlo in una discussione che è più politica che non artistica. Poi, se anche lui vorrà esprimere un’opinione, ben venga: come ho già detto, per Piazza Fontana Matt è più il coautore che non il disegnatore, e soprattutto è un amico; la sua opinione, anche fosse diversa dalla mia, sarà gradita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per facilitare la lettura, “quoto” qua e là la recensione di Azad; la versione integrale la trovate al link che ho pubblicato qui sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;em&gt;“… ma a quarant’anni di distanza da una delle pagine più buie della nostra storia … ci si sarebbe aspettato un approccio maggiormente avulso da inclinazioni politiche, derive “fictionali”, e una cura maggiormente storiografica. … quantomeno un diverso approccio rispetto a quello di realizzare su commissione calendariale un bignami a fumetti che piacerà anche alla Casalinga di Voghera, la quale magari alla fine della lettura avrà anche mutuato tutte le certezze dello sceneggiatore.”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per carità, Azad ha tutto il diritto di non saperlo, ma pensare che il mio impegno su Piazza Fontana sia frutto di una “commissione calendariale” è sbagliatissimo. Conosco Licia Pinelli dal 98, Franca Dendena dal 2005, Carlo Arnoldi dal 2007. E, più in generale, il mio impegno sulle stragi italiane non è nato ieri.&lt;br /&gt; Ora, non è il caso di elencare quanto e cosa ho scritto su questi argomenti, sarebbe imbarazzante e autoreferenziale. Mi basta sapere che i familiari delle vittime (non solo di Piazza Fontana) lo sanno. Aggiungo che non so se il libro sia stato letto da qualche Casalinga di Voghera, né – nel caso – se in questo target di pubblico abbia incontrato gradimento. So, e pure in questo caso tanto mi basta, che è piaciuto ai familiari delle vittime di Piazza Fontana, alla signora Pinelli e alle sue figlie. E non per qualche processo di mutuazione delle idee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;em&gt;“E poi ancora: “La ricostruzione dell’ambientazione del convegno è di fantasia”; “In realtà non esistono certezze circa l’identità dei partecipanti”. E queste sono solo delle citazioni dalle note per far capire come dopo averle lette traballano tutte le certezze che la docufiction ha presentato al lettore.”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; In questo caso può darsi che fra me e l’autore della recensione sia nata una semplice incomprensione, magari dovuta a poca chiarezza nelle mie note. A dire il vero le ho rilette e mi sembravano chiare; però non posso escludere che ciò che è chiaro a me possa essere frainteso da chi è meno informato; in questo caso, mea culpa e vedo di spiegarmi meglio, per Azad e per tutti.&lt;br /&gt; Nel fumetto io e Matteo abbiamo rappresentato scene da 2 convegni. Su quello avvenuto fra il 3 e il 5 maggio 1965 a Roma (Ist. Pollio) esiste una minima documentazione video e fotografica. Su quello di Regensburg dell’agosto 69 (riunione del Fronte Europeo Rivoluzionario) non esistono, che io sappia, uguali fonti. Quando però scrivo “ambientazione del convegno di fantasia” alludo SOLO al contesto scenico, NON al contenuto degli interventi. I discorsi di Rauti e Giannettini (Pollio) e di Freda (Regensburg) sono stati ricostruiti rigorosamente. Ovviamente sono stati tagliati, ma mantenendo la fedeltà concettuale alle parole pronunciate dai diretti interessati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per quanto riguarda la riunione del 18 aprile 69 a Padova, si tratta di una riunione clandestina, per cui è pacifico che mancano SIA ricostruzioni video-fotografiche, SIA verbali o cose tipo “atti del convegno”: sarebbe paradossale e fantascientifico sperarlo (fosse esistita una simile documentazione la storia processuale di Piazza Fontana sarebbe stata diversa…). Ed è vero (l’ho scritto) che Pozzan ritrattò la propria deposizione.&lt;br /&gt; Però sono altrettanto vere alcune altre considerazioni:&lt;br /&gt; - Per gli attentati della primavera/estate 1969 è stata riconosciuta la responsabilità di Freda e Ventura.&lt;br /&gt; - Il collegamento dei precedenti attentati con quelli successivi (fino a quelli del 12 dicembre) secondo quello che tecnicamente si dice “un unico disegno criminoso”, è stato sancito solo con l’istruttoria Salvini/Pradella. La sentenza conseguente questa istruttoria (parlo del processo terminato in Cassazione il 3 maggio 2005) riconosce questo collegamento; tanto è vero che contiene il discorso sulle responsabilità di Freda e Ventura, seppure non più condannabili, e sul progetto eversivo nel suo complesso – vedere l’articolo dell’avvocato Sinicato in appendice a &lt;em&gt;Piazza Fontana&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt; - Che il progetto eversivo sia maturato in una serie di riunioni è cosa su cui non mi debbo neanche soffermare. Di quella del 18 aprile 69 non parlò solo Pozzan. La circostanza emerge anche negli atti del processo – attualmente in corso – per la strage di Brescia. Cito, in proposito, dalla requisitoria inziale dei PM: &lt;em&gt;“Comunque c'è questa riunione, subito dopo, nell'aprile del 69, a Padova alla quale partecipano non Tramonte, ma Fachini, Freda, Ventura, Pozzan e Rauti … in questa occasione Rauti ribadirebbe concetti già espressi a Roma … che Ordine Nuovo deve alzare la temperatura tramite attentati, devono essere fatte leggi speciali che portino allo scioglimento delle camere …”&lt;/em&gt; (NOTA: il PM sta riportando a braccio una deposizione acquisita nella fase preliminare).&lt;br /&gt; Tutto questo ci autorizza a dire con certezza che quel giorno ci fu una riunione, e che in quel momento si decise di dare “una spinta definitiva” alla campagna di attentati, arrivando al 12 dicembre? No. Ci autorizza a dare una lista degli eventuali partecipanti alla riunione? Neppure.&lt;br /&gt; Ma nel fumetto la scena è stata contestualizzata correttamente. Ossia: viene inserita nel momento in cui i magistrati (che già stavano “puntando” Freda e Ventura e il gruppo che gravitava attorno ad essi) allargano la propria indagine e vengono a sapere da Pozzan di questa riunione. L’aver spiegato nelle note che Pozzan ritrattò la propria deposizione e che non esistono certezze circa l’identità dei partecipanti mi sembrava un gesto di correttezza, non una cosa per cui essere criticati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;em&gt;“Con questo volume abbiamo assistito, indirettamente, anche alla dimostrazione di quanto il fumetto di impegno sociale, nonostante l’attuale successo riscontrato in libreria e l’avvicinamento al genere da parte di altre realtà editoriali (anche grandi), rischia in realtà di non avere nemmeno una reale memoria storica di se stesso. Nella bibliografia del volume non si trova nessun accenno al fumetto “Un Fascio di Bombe” di Castelli, Manara e Gomboli, datato 1975, commissionato dal Partito Socialista Italiano del Segretario De Martino, distribuito all’epoca in 600.000 copie e uno delle prime fonti a sostenere la pista neofascista della strage. Il volume, esempio di protogiornalismo a fumetti, è stato ristampato recentemente da Q Press.”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Questa parte richiede una lunga spiegazione.&lt;br /&gt; Mentre lavoravo a &lt;em&gt;Piazza Fontana&lt;/em&gt; mi parlarono del libro di Castelli, Manara e Gomboli (sinceramente non ricordo se l’accenno mi arrivò da Giannuli o da Zinni). Me ne parlarono come di una curiosità e, soprattutto, come di un volume introvabile, essendo stato realizzato per motivi elettorali e diventato poi indisponibile.&lt;br /&gt; Nella bibliografia abbiamo indicato lavori ancora facilmente reperibili (ossia: ancora pubblicati o almeno facilmente consultabili in biblioteca), e a noi (qui parlo anche per Matteo) noti.&lt;br /&gt; In quel momento non sapevo ancora che la Q Press avesse in mente la ristampa (che, peraltro, giudico assolutamente meritoria).&lt;br /&gt; Io e Matteo abbiamo avuto “Un Fascio di Bombe” solo a Cartoomics, visitando lo stand della Q Press, direttamente da Giuseppe Peruzzo, che gentilmente ce ne ha fatto omaggio. Subito dopo Matteo ne ha parlato &lt;a _cke_saved_href="http://vecchioblister.blogspot.com/2010/03/un-fascio-di-bombe.html" href="http://vecchioblister.blogspot.com/2010/03/un-fascio-di-bombe.html" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;sul suo blog&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (30 marzo) e io ho pubblicato &lt;a _cke_saved_href="http://www.reti-invisibili.net/piazzafontana/articles/art_14425.html" href="http://www.reti-invisibili.net/piazzafontana/articles/art_14425.html" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;la notizia su reti-invisibili&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (sito che coordino), aggiornando la sezione dei libri su Piazza Fontana.&lt;br /&gt; Il fumetto di Castelli, Manara e Gomboli è molto interessante. Non è completo, ma questo non certo per un difetto degli autori: nel 1975 moltissime cose non erano ancora emerse (tutta l’istruttoria Salvini parte più di dieci anni dopo).&lt;br /&gt; Tutto questo per spiegare che la non-citazione nella bibliografia deriva da elementi casuali, non certo dalla volontà di tacerne l’esistenza. Appena abbiamo potuto io e Matteo ne abbiamo parlato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per quanto riguarda invece l’affermazione di Azad secondo cui “Un Fascio di bombe” sarebbe una &lt;em&gt;“delle prime fonti a sostenere la pista neofascista della strage”&lt;/em&gt;: è un’affermazione palesemente sbagliata. Questa NON è una critica né agli autori di quel lavoro né a Peruzzo (che giustamente ha ristampato fedelmente quel libro), ma solo una nota storica.&lt;br /&gt; Nel 1975, infatti:&lt;br /&gt; - era già uscito il libro “La strage di Stato” (1970)&lt;br /&gt; - erano già emerse le dichiarazioni di Lorenzon (già dal dicembre 69, seppure con fasi altalenanti – nel lavoro mio e di Fenoglio sono descritte)&lt;br /&gt; - erano stati già incriminati (1972) e rinviati a giudizio (1974) Freda e Ventura.&lt;br /&gt; - Era già emerso il coinvolgimento del SID (Giannettini viene incriminato nel 73)&lt;br /&gt; (tutto questo per citare pochi elementi; ce ne sarebbero molti altri).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Che poi la storia processuale di Piazza Fontana sia stata a dir poco complessa e intricata è pacifico (di questo, penso possa darmene atto anche Azad, ho parlato diffusamente nel libro; tanto nel fumetto vero e proprio quanto negli apparati redazionali). Però NON è vero che la pista neofascista della strage sia nata solo nel 75 o che gli autori de “Un Fascio di bombe” siano stati fra i primi a parlarne: il loro fumetto si innestava su un lavoro che partiva da lontano; sia in campo giudiziario sia nel campo della cosiddetta (all’epoca) “controinformazione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-8073123714303261449?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/8073123714303261449/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/04/piazza-fontana-la-recensione-su-fumetto.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8073123714303261449'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8073123714303261449'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/04/piazza-fontana-la-recensione-su-fumetto.html' title='“Piazza Fontana”: la recensione su “Fumetto d’Autore” e la mia risposta'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-7324953759561213934</id><published>2010-04-19T22:02:00.000+02:00</published><updated>2012-01-28T22:05:03.441+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><title type='text'>io e Benedetta Tobagi a Lodi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-h0nbRhwWCcU/TyRi3sPRspI/AAAAAAAAACg/gsQQIfdjWmc/s1600/tobagibarilli.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="640" src="http://3.bp.blogspot.com/-h0nbRhwWCcU/TyRi3sPRspI/AAAAAAAAACg/gsQQIfdjWmc/s640/tobagibarilli.jpg" width="232" /&gt;&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;da "Il Cittadino", 16 aprile 2009&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-7324953759561213934?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/7324953759561213934/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/04/io-e-benedetta-tobagi-lodi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7324953759561213934'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7324953759561213934'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/04/io-e-benedetta-tobagi-lodi.html' title='io e Benedetta Tobagi a Lodi'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-h0nbRhwWCcU/TyRi3sPRspI/AAAAAAAAACg/gsQQIfdjWmc/s72-c/tobagibarilli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-4146783500688862149</id><published>2010-03-01T13:52:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T13:54:03.172+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><title type='text'>Michele Ginevra su "Piazza Fontana"</title><content type='html'>Leggete &lt;a _cke_saved_href="http://sonoioche.blogspot.com/2010/02/appunti-su-piazza-fontana.html" href="http://sonoioche.blogspot.com/2010/02/appunti-su-piazza-fontana.html" target="_blank"&gt;il commento di Michele Ginevra su "Piazza Fontana"&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; Io lo trovo molto, molto interessante. E stimolante: solo casini di tempo mi trattengono dall'approfondire oltre. Per ora, basti dire che ringrazio Michele per le belle parole: acute, ben argomentate, lusinghiere (anche se può sembrare paradossale dirlo) persino dove muove appunti e critiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Aggiornamento. Leggete anche &lt;a _cke_saved_href="http://vecchioblister.blogspot.com/2010/03/ancora-su-piazza-fontana.html" href="http://vecchioblister.blogspot.com/2010/03/ancora-su-piazza-fontana.html" target="_blank"&gt;la risposta di Matteo Fenoglio&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-4146783500688862149?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/4146783500688862149/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/03/michele-ginevra-su-piazza-fontana.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/4146783500688862149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/4146783500688862149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/03/michele-ginevra-su-piazza-fontana.html' title='Michele Ginevra su &quot;Piazza Fontana&quot;'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-6496263789470817039</id><published>2010-02-13T13:49:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T13:51:11.218+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Lettera aperta al Dott. Manganelli</title><content type='html'>Caro Manganelli,&lt;br /&gt; ho riflettuto a lungo, più che sull’opportunità di scriverle, sul come o in che veste farlo. Potevo scegliere quella del mediattivista che da tempo si occupa di casi di “malapolizia”, a Genova e non solo. Oppure, in modo più teatrale, quella di figlio di un poliziotto, solleticando così la curiosità sua e di qualche lettore. Alla fine è lei ad aver sciolto i miei dubbi con una recente intervista concessa al Secolo XIX. &lt;em&gt;“Genova in quei giorni è stata devastata da migliaia e migliaia di persone. Persone che hanno messo paura. Che hanno seminato il terrore. Che hanno fatto guerriglia urbana”&lt;/em&gt;, ha affermato.&lt;br /&gt; Il 16 novembre 2008, in una lettera a Repubblica, aveva usato parole più prudenti: &lt;em&gt;“Credo che il Paese abbia bisogno di spiegazioni su quel che realmente accadde a Genova. L’Istituzione, attraverso di me, si muove e si muoverà a tal fine senza alcuna riserva”&lt;/em&gt;. Poco tempo dopo, all’inaugurazione del centro per la formazione alla tutela dell’ordine pubblico, si era lasciato andare a un’altra mezza ammissione. Parlando del G8 2001 aveva detto che &lt;em&gt;“in questo campo ci sono stati errori. Ma noi abbiamo la forza di ammetterlo. E lo spirito critico per isolarli perché non si ripetano”&lt;/em&gt; (fonte: Il Secolo XIX). A voler essere cattivi c’è da pensare che il clima politico, rovinosamente mutato in senso autoritario nei pochi mesi che separano queste dichiarazioni, l’abbiano portata a ritenere il G8 genovese un problema risolto. Peccato che di quel problema molti ancora oggi portino i segni, nel corpo e nell’anima.&lt;br /&gt; Leggo, ancora dalla sua intervista più recente, che lei comunque rispetterà, nel merito, le decisioni della Magistratura. A quasi 9 anni dai fatti suona irriverente, e questo non credo risponda alle sue intenzioni. Ho già detto, e lo ripeto ora, che non penso che la vera risposta sul luglio genovese dovesse venire dai tribunali. Soprattutto, non credo che la risposta della magistratura vada letta solo col pallottoliere che conta condanne e assoluzioni. Le ricordo, a tale scopo, che i tribunali hanno già espresso alcuni giudizi, ben diversi dalla sua tranciante assoluzione delle forze di polizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sulla carica al corteo di Via Tolemaide del 20 luglio (da cui nacquero gli eventi che portarono all’uccisione di Carlo Giuliani) i giudici di primo grado hanno riconosciuto le prime reazioni dei manifestanti come &lt;em&gt;“una reazione legittima nei confronti di atti arbitrari dei pubblici ufficiali”&lt;/em&gt;. L’ordine stesso di attaccare il corteo &lt;em&gt;“non solo era illegittimo, ma palesemente ingiustificato e sproporzionato alla situazione”. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Su Bolzaneto riporto un estratto dalla condanna in primo grado all’ispettore di polizia penitenziaria al vertice della caserma: &lt;em&gt;“… con più azioni esecutive dello stesso disegno criminoso … sottoponeva o comunque tollerava, consentiva, non impediva che le persone ristrette presso la caserma di Bolzaneto fossero sottoposte a misure vessatorie e a trattamenti inumani e degradanti, e arrecava così un danno ingiusto … a tutte le parti offese in stato di arresto presso la caserma … con la conseguenza di una sostanziale compromissione dei diritti umani fondamentali per le persone offese durante il periodo di permanenza …”. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sulla Scuola Diaz la sentenza, ora sottoposta ad appello, dice che &lt;em&gt;“quanto accadde all'interno della scuola Diaz Pertini fu al di fuori di ogni principio di umanità, oltre che di ogni regola ed ogni previsione normativa … Quanto avvenuto in tutti i piani dell'edificio scolastico … appare di notevole gravità sia sotto il profilo umano che legale. In uno stato di diritto non è accettabile che proprio coloro che dovrebbero essere i tutori dell'ordine e della legalità pongano in essere azioni lesive di tali entità”. &lt;/em&gt;E sull’atteggiamento autoassolutorio e di scarsa collaborazione da parte delle forze dell’ordine, lo stesso verdetto specifica che le violenze nella scuola non possono &lt;em&gt;“trovare giustificazione se non nella consapevolezza di poter agire senza alcuna conseguenza e quindi nella certezza dell'impunità”.&amp;nbsp; &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sui manifestanti feriti dalle forze dell’ordine nel corso delle varie iniziative del luglio 2001, si è arrivati ad alcune sentenze in sede civile in cui la magistratura, non potendo individuare responsabilità personali ma riconoscendo comunque nella condotta delle forze di polizia la causa oggettiva di quanto accaduto, impone al Ministero dell’Interno il pagamento alle persone ferite di somme a titolo di risarcimento. Queste condanne appaiono il segno tangibile che molti episodi sono riconducibili &lt;em&gt;“… a gravi negligenze, approssimazioni e omissioni in tutta l’operazione di ‘ordine pubblico’ compiuta” &lt;/em&gt;(estratto dalla sentenza di risarcimento in favore di S.C.Z., percossa il 20 luglio in Piazza Manin, piazza tematica della Rete Lilliput).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Mi sembra ci sia di che riflettere. Se lei volesse davvero dare un segnale a quanti sono rimasti scandalizzati dall’operato delle forze dell’ordine a Genova, potrebbe molto semplicemente esprimersi su questioni concrete. Questioni, voglio eliminare ogni possibile equivoco, totalmente indipendenti da quanto penalmente rilevante, e forse proprio per questo il suo parere sarebbe più utile. Potrebbe, ad esempio, dire la sua opinione su proposte da tempo sollevate. Per citarne alcune:&lt;br /&gt; - la definizione di regole per consentire la riconoscibilità degli operatori delle forze dell'ordine;&lt;br /&gt; - il varo di una legge che preveda il reato di tortura;&lt;br /&gt; - l’istituzione di un organismo “terzo” che vigili sull’operato dei corpi di polizia;&lt;br /&gt; - l’aggiornamento professionale circa i principi della nonviolenza;&lt;br /&gt; - l’impegno alla esclusione dell'utilizzo nei servizi di ordine pubblico di sostanze chimiche incapacitanti e l'impegno circa una moratoria nell'utilizzo dei GAS CS.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Potrebbe infine esprimersi sull’atteggiamento delle forze dell’ordine nei vari procedimenti genovesi. Atteggiamento che negli stessi tribunali è stato sovente stigmatizzato come segnato da una difesa corporativa che, a mio avviso, nulla ha a che vedere con l’esigenza del Paese, che lei riconobbe nella lettera a Repubblica, di spiegazioni su quel che accadde a Genova nel luglio 2001.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-6496263789470817039?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/6496263789470817039/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/02/lettera-aperta-al-dott-manganelli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6496263789470817039'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6496263789470817039'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/02/lettera-aperta-al-dott-manganelli.html' title='Lettera aperta al Dott. Manganelli'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-8786113455719942464</id><published>2010-01-23T13:46:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T13:48:07.197+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><title type='text'>"Piazza Fontana" su Fumo di china</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-9yAhaTPnTss/TyPuWQZZCCI/AAAAAAAAACY/Trz5w8CQ8rw/s1600/fumodichinagennaio2010.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="640" src="http://2.bp.blogspot.com/-9yAhaTPnTss/TyPuWQZZCCI/AAAAAAAAACY/Trz5w8CQ8rw/s640/fumodichinagennaio2010.jpg" width="180" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-8786113455719942464?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/8786113455719942464/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/01/piazza-fontana-su-fumo-di-china.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8786113455719942464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8786113455719942464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/01/piazza-fontana-su-fumo-di-china.html' title='&quot;Piazza Fontana&quot; su Fumo di china'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-9yAhaTPnTss/TyPuWQZZCCI/AAAAAAAAACY/Trz5w8CQ8rw/s72-c/fumodichinagennaio2010.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-8054054712411184270</id><published>2010-01-10T22:58:00.000+01:00</published><updated>2012-01-19T22:59:17.905+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Le clementine di Rosarno e la morte della politica</title><content type='html'>Alcune osservazioni sui fatti di Rosarno. Cercherò di essere il più possibile pragmatico. Con una premessa: per essere pragmatici bisogna chiamare le cose con il loro nome, senza inutili giri di parole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. Seguendo la premessa, in Italia forse non c’è (ancora) razzismo; sicuramente c’è xenofobia. Fra i due termini esiste differenza, anche se spesso vengono accostati come fossero sinonimi. Ricordiamoci però che la seconda è valida anticamera per il primo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. Se in Italia non c’è (ancora) razzismo, sicuramente c’è (purtroppo già ben radicata) la schiavitù. Che sia una schiavitù “light” poco conta: sono solo i segni del tempo (mica vi aspetterete di vedere le navi partire per l’Africa a catturare schiavi? Non dobbiamo neanche sforzarci: partono e si caricano da sole). Non solo esiste, ma è pure tranquillamente accettata, dalle istituzioni così come dalla “società civile”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. Quando gli schiavi si ribellano non lo fanno come fossero membri della Camera dei Lords. Si possono avere giudizi diversi su queste modalità di ribellione; si possono o meno attribuire gradi differenti di comprensione o attenuanti; ma non si può negare che queste ribellioni costituiscono l’unico elemento in grado di portare la schiavitù all’attenzione dell’opinione pubblica, sottraendola dal sommerso di ciò che non si vuole vedere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. Maroni dice che la situazione di Rosarno è figlia dell’eccessiva tolleranza verso l’immigrazione clandestina. Si possono fare molti commenti su questa affermazione (i miei ve li lascio immaginare), ma tutti devono partire da una semplice constatazione: dal 2001 l’Italia è governata stabilmente (fatto salvo un anno e pochi spiccioli del secondo governo Prodi) dal centrodestra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. In questi giorni si è parlato molto dello stipendio giornaliero dei migranti di Rosarno, occupati nella raccolta di agrumi: fra 20 e 25 euro al giorno, probabilmente ulteriormente impoveriti da una decurtazione per il “caporalato”. Forse sarebbe il caso di ricordare che c’è un nesso fra quanto viene pagato un lavoratore per raccogliere clementine e quanto paghiamo noi un kg di clementine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. La vera domanda quindi è: quanto siamo disposti a pagare un kg di clementine? La domanda, tanto banale da sfiorare la cretineria, diventa meno banale se per “costo” intendiamo anche “costo sociale”… Ma, tutto sommato, va bene anche se vi interrogate sul costo in euro del kg di mandarini che avete appena acquistato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. La politica è morta. Ciò che chiamiamo politica è il puzzo che si leva dal suo corpo in decomposizione. E’ il mercato che determina le dinamiche sociali e la soglia di accettabilità che intendiamo attribuire agli eventi. Nel caso Rosarno, ad esempio, quanto siamo disposti a pagare un kg di clementine ci dice se riteniamo o meno la schiavitù una “normale” evoluzione della società. In base alla nostra risposta possiamo capire se dal cadavere della politica possono emergere nuove forme di “arte di governare la società”, o se dobbiamo rassegnarci a vivere secondo quanto ci indica il dio-mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-8054054712411184270?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/8054054712411184270/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/01/le-clementine-di-rosarno-e-la-morte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8054054712411184270'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8054054712411184270'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/01/le-clementine-di-rosarno-e-la-morte.html' title='Le clementine di Rosarno e la morte della politica'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-3409788361036905266</id><published>2010-01-08T22:53:00.000+01:00</published><updated>2012-01-12T22:54:40.894+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Recensione: “Come mi batte forte il tuo cuore”, di Benedetta Tobagi</title><content type='html'>Mi sono avvicinato al libro di Benedetta Tobagi (“Come mi batte forte il tuo cuore”, Einaudi, 19,00 euro) con sentimenti contrastanti, convinto – essenzialmente per due fattori – che l’avrei potuto commentare con difficoltà. In primo luogo, pensavo di trovare in questo lavoro pregi e difetti analoghi a quelli che riscontrai in “Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi. Un libro sicuramente valido, come racconto sul dolore personale e sull’elaborazione del lutto, di minor valore se assunto come ricostruzione di una parte della storia d’Italia (per di più filtrata dalla soggettività del figlio del Commissario ucciso nel maggio 1972): un lavoro dignitoso, che si confronta con i limiti di una rappresentazione parziale, valida nella misura in cui quei limiti li ammette con franchezza. In secondo luogo, proprio Benedetta, su Repubblica, aveva recensito con parole lusinghiere il mio “Piazza Fontana”. Temevo che questo senso di gratitudine, unito al piacere di aver conosciuto direttamente l’autrice proprio nell’anniversario della “madre di tutte le stragi”, potesse minare la mia obbiettività e depotenziare eventuali critiche.&lt;br /&gt; La lettura del libro ha fatto piazza pulita di questi dubbi. Innanzitutto, Benedetta non è “solo” la figlia di Walter Tobagi (giornalista del Corriere della Sera ucciso il 28 maggio 1980 da uno di quei gruppi del terrorismo di sinistra che agivano in una sorta di competizione con le più “famose” Brigate Rosse), ma una scrittrice molto abile, che riesce a mixare nel suo libro partecipazione umana e lucidità di analisi. In un certo senso è fuorviante un passaggio della quarta di copertina, dove il libro viene descritto come “tenero e terribile”: una definizione efficace ma calzante solo in parte. Nel racconto, è vero, c’è tenerezza, tutta la tenerezza di una figlia che ha potuto conoscere e amare il padre solo nel rimpianto del vissuto che le è stato strappato, ma questo sentimento è solo la cornice di un quadro in cui si trovano analisi spietate e ben documentate: sulla scalata piduista al gruppo Rizzoli, sulla degenerazione della politica e di un giornalismo servile (duramente combattuto dal padre), sui “giochi di palazzo” all’interno del Corriere della Sera, diventato una sorta di territorio di conquista all’interno di una partita giocata sul controllo dell’informazione. L’unica analisi di Benedetta che non mi sento di condividere, pur rispettandola e trovandola ben argomentata, è quella sugli anni ’70. La barbara e criminale uccisione del padre sembra trasfigurare quel ciclo, agli occhi dell’autrice, in un magma di follia e violenza, cancellando, o almeno sottovalutando, quanto di positivo ci fu in un periodo che fu contrassegnato anche da lotte e conquiste sociali, da un bisogno di partecipazione collettiva che – depurato dalle derive criminali – sarebbe utile ricordare proprio oggi, di fronte al vuoto intellettuale che sembra avvolgere gli ultimi anni. Un limite (meglio: una divergenza di opinioni rispetto alle mie convinzioni) che sarebbe riduttivo e banalizzante affrontare in questa sede: più opportuno sarebbe un incontro in cui queste due visioni, invece di contrapporsi, probabilmente si arricchirebbero vicendevolmente. E comunque, se pure si trattasse di un limite, nulla toglie a un libro che, fin dal bellissimo titolo (ripreso da una lirica di Wislava Szymborska), avvolge e trascina in un abisso in cui il lettore troverà, accanto a toccanti ricordi personali, la critica alle due degenerazioni della vita pubblica italiana degli anni ’70: quella in doppiopetto di politicanti assetati di potere e quella sanguinosa dei terroristi; due degenerazioni che Walter Tobagi cercò di indagare con lo sguardo critico e curioso del vero giornalista. Un abisso da cui il lettore riemergerà senza fiato, proprio mentre Benedetta lo sorprenderà uscendone con la forza e la dignità che ottiene dall’aver definitivamente consacrato una memoria che sta a noi tutti non disperdere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-3409788361036905266?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/3409788361036905266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/01/recensione-come-mi-batte-forte-il-tuo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3409788361036905266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3409788361036905266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2010/01/recensione-come-mi-batte-forte-il-tuo.html' title='Recensione: “Come mi batte forte il tuo cuore”, di Benedetta Tobagi'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-7682219574675633276</id><published>2009-12-30T13:44:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T13:44:47.050+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><title type='text'>"Piazza Fontana": altre interviste radio</title><content type='html'>Potete ascoltare e scaricare la diretta che Radio3 ha dedicato alla strage di Piazza Fontana lo scorso 12 dicembre. Io e Matteo chiudiamo la trasmissione negli ultimi dieci minuti della quarta parte.&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://podcast.com/show/14598/" href="http://podcast.com/show/14598/" target="_blank"&gt;Qui &lt;/a&gt;il link (cercate le 4 parti della puntata del 12 dicembre).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Inoltre segnalo la&amp;nbsp; puntata della trasmissione "Gli Inediti" su Radio Beckwith. Gli interventi sono di Matteo e Fortunato Zinni. Chi volesse ascoltarla vada &lt;a _cke_saved_href="http://rbe.it/inediti/2009/12/21/piazza-fontana-un-fumetto-di-francesco-barilli-e-matteo-fenoglio/" href="http://rbe.it/inediti/2009/12/21/piazza-fontana-un-fumetto-di-francesco-barilli-e-matteo-fenoglio/" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://garagermetico.blogspot.com/2009/12/piazza-fontana.html" href="http://garagermetico.blogspot.com/2009/12/piazza-fontana.html" target="_blank"&gt;Qui&lt;/a&gt;, invece, trovate la puntata di Garage Ermetico con interviste a me e Matteo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-7682219574675633276?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/7682219574675633276/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/12/piazza-fontana-altre-interviste-radio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7682219574675633276'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7682219574675633276'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/12/piazza-fontana-altre-interviste-radio.html' title='&quot;Piazza Fontana&quot;: altre interviste radio'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-7608084482410052322</id><published>2009-12-16T13:42:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T13:43:07.565+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><title type='text'>altra intervista</title><content type='html'>Grazie a &lt;a _cke_saved_href="http://vecchioblister.blogspot.com/" href="http://vecchioblister.blogspot.com/" target="_blank"&gt;Matteo&lt;/a&gt; riporto dal suo blog:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Edizione del 14 dicembre del telegiornale fatto dagli studenti del Master di giornalismo dell'Università di Milano. Giovanni Ansaldo e Sofia Viganò hanno firmato un servizio sul nostro fumetto. Lo potete vedere attorno al minuto 10 a &lt;a _cke_saved_href="http://www.lasestina.unimi.it/lasestina/posts/7-mag-14-dicembre-2009/" href="http://www.lasestina.unimi.it/lasestina/posts/7-mag-14-dicembre-2009/" target="_blank"&gt;questo link&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Giovanni e Sofia hanno fatto un ottimo lavoro, e li ringrazio.&lt;br /&gt; Specifico solo che non sono un giornalista (l'ho già precisato in passato, ma ripetere non nuoce)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-7608084482410052322?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/7608084482410052322/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/12/altra-intervista.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7608084482410052322'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7608084482410052322'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/12/altra-intervista.html' title='altra intervista'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-1303861304967440228</id><published>2009-12-15T13:38:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T13:41:26.893+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><title type='text'>“Piazza Fontana”: la recensione di Benedetta Tobagi</title><content type='html'>Una recensione che mi sembra davvero importante: su Repubblica dell'11 dicembre il libro è stato recensito da una "firma" assolutamente autorevole (e significativa): &lt;b&gt;Benedetta Tobagi&lt;/b&gt;, che penso non abbia bisogno di presentazioni.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Qm-6cVaEzHM/TyPsfpN00dI/AAAAAAAAACI/qdBmn2rfEsk/s1600/larepubblica1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="473" src="http://1.bp.blogspot.com/-Qm-6cVaEzHM/TyPsfpN00dI/AAAAAAAAACI/qdBmn2rfEsk/s640/larepubblica1.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-pZQMFG7FwoQ/TyPskw1unCI/AAAAAAAAACQ/Juc-zAFnkl8/s1600/larepubblica2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="640" src="http://2.bp.blogspot.com/-pZQMFG7FwoQ/TyPskw1unCI/AAAAAAAAACQ/Juc-zAFnkl8/s640/larepubblica2.jpg" width="464" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-1303861304967440228?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/1303861304967440228/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/12/piazza-fontana-la-recensione-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1303861304967440228'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1303861304967440228'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/12/piazza-fontana-la-recensione-di.html' title='“Piazza Fontana”: la recensione di Benedetta Tobagi'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Qm-6cVaEzHM/TyPsfpN00dI/AAAAAAAAACI/qdBmn2rfEsk/s72-c/larepubblica1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-1453986689497001695</id><published>2009-12-13T13:35:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T13:36:43.762+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><title type='text'>"Piazza Fontana": intervista su Affari Italiani</title><content type='html'>&lt;h1&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;ieri su Affari Italiani è stata pubblicata questa intervista al sottoscritto. E' stata realizzata da Maria Teresa Melodia (che ringrazio).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;Questa la fonte:&lt;br /&gt; http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/piazza_fontana101209.html&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; e di seguito eccovi il testo:&lt;h1&gt;Piazza Fontana, un mistero pubblico. In un fumetto una storia lunga 40 anni&lt;/h1&gt;&lt;div class="NewsContentDate"&gt;Sabato 12.12.2009 07:30&lt;/div&gt;&lt;em&gt;Di Maria Teresa Melodia&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con un taxi 600 multipla verde e nero in copertina si presenta il libro-fumetto “Piazza Fontana” (ed. BeccoGiallo) con il quale &lt;strong&gt;Francesco Barilli&lt;/strong&gt; e il disegnatore &lt;strong&gt;Matteo Fenoglio&lt;/strong&gt; ripercorrono, in sette capitoli, una delle vicende più drammatiche della storia italiana. Quella di Piazza Fontana, il cui quarantesimo anniversario ricorre il 12 dicembre 2009, è stata una strage impunita: 10 processi, nessun colpevole, 17 vittime, e 84 feriti. L’inchiesta documentaria a fumetti di Barilli e Fenoglio ricorda come la verità sia ancora da ricercare nel groviglio di storie che il libro ripercorre con puntualità, ritmo incalzante e vignette dallo stile pulito. In appendice troviamo le inedite interviste a Francesca e Paolo Dendena e a Carlo Arnoldi, figli di due delle diciassette vittime, e a Fortunato Zinni, sindaco di Bresso, all'epoca impiegato allo sportello della banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana. Ad &lt;em&gt;Affari &lt;/em&gt;lo sceneggiatore Barilli racconta e commenta il libro.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Barilli, un fumetto per ricordare Piazza Fontana. Come mai la scelta di ricorrere a un mezzo espressivo spesso pensato per un pubblico giovane?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;“Piuttosto direi: perché non è stato fatto prima? Ci sono paesi nei quali il fumetto assume a pieno diritto la valenza di mezzo artistico, ma in Italia è considerato ancora un genere di serie b. La conseguenza che il fumetto si avvicini ai più giovani è importante, ma non così tanto. Mi spiego: è come se uno scrivesse un saggio di 1000 pagine contro la guerra e si chiedesse poi come sia possibile condensare tali tematiche in una canzone di tre minuti e mezzo. Poi ascolta la Guerra di Piero di De Andrè e ogni dubbio sparisce. Con questo non ho la presunzione di dire che il nostro lavoro rappresenta per il fumetto ciò che De Andrè rappresenta per la canzone d’autore, voglio solo sottolineare come ogni messaggio dipenda dal mezzo e va rapportato alle sue potenzialità”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Com’è andata per ‘Piazza Fontana’?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;“Ci siamo trovati di fronte a una tale mole di atti, fascicoli, materiali che siamo stati costretti a tagliare la nostra ricostruzione, ma sempre mantenendo l’obiettivo di raccontare qualcosa di molto complesso in modo semplice e non semplicistico. La nostra scelta ha escluso gli elementi di fiction nella vicenda, preferendo la via della cronistoria dei fatti,&amp;nbsp; per mantenere una dignità narrativa che si iscrive nella scelta della casa editrice Becco Giallo, impegnata da qualche anno nel riportare alla luce il patrimonio immenso di misteri italiani dimenticati, o messi a rischio da una memoria distorta”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Che linee avete seguito per la ricostruzione storica?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;“Fin da subito abbiamo deciso che pur mantenendo la nostra indipendenza come autori, ci saremmo dovuti interfacciare con i parenti delle vittime. Per questo il libro si chiude con le loro voci, con le interviste a Carlo Arnoldi (figlio di Giovanni Arnoldi) e a Francesca e Paolo Dendena (figli di Pietro Dendena), realizzate il 16 marzo 2009 a casa di Francesca. Era importante per noi capire le loro aspettative nei confronti di un libro, nel quale aldilà delle necessità della narrazione, comunque da salvaguardare, c’era soprattutto un lavoro di servizio&amp;nbsp; per le persone che da anni si battono per quella vicenda. Nonostante le critiche alla magistratura e gli aspetti ancora da chiarire è bene ricordare che siamo in possesso di un telaio incontrastato e assodato che riconosce le responsabilità della strage alla destra eversiva neofascista unita a spezzoni di servizi segreti che hanno coperto o appoggiato tali azioni. Emerge quindi una verità storica che è giusto raccontare e che vive indipendentemente da quella giudiziaria”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nel libro sono presenti&amp;nbsp; i versi della poesia Patmos di Pasolini, su cui si inseriscono le tavole dedicate alle 17 vittime della strage che diventano 18 con Pinelli…&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;“Dopo la sentenza ‘tombale’ del 2005 ho conosciuto Francesca Dendena per un’intervista. Nell’anniversario del 12 dicembre 2007 ho rincontrato Francesca in un’iniziativa di commemorazione e&amp;nbsp; proprio in quell’occasione Francesca ha letto Patmos di Pasolini, che non conoscevo, e io lì ho deciso che l’avrei inserita in una ricostruzione della vicenda. Versi che Pasolini scrisse di getto, immediatamente dopo la strage, prima del bilancio definitivo, ragion per cui non poté citare le altre 4 vittime e lo stesso Pinelli, che ho quindi inserito personalmente, volendo testimoniare anche i morti assenti in Patmos. Nel libro tutte le vittime sono ricordate nome per nome proprio per la volontà di ricordare la loro quotidianità, dando loro la dignità di essere non solo un nome su una lapide, ma esseri umani la cui vita è stata troncata da una mano atroce e cinica”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E’ ancora possibile arrivare a una verità giudiziaria che dia credito alla verità storica?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;“Aldo Giannulli, autore della prefazione, è pessimista a riguardo. E’ possibile una riapertura dell’inchiesta, ma è anche vero che nell'ultimo processo del 2005, accanto alle assoluzioni, la Magistratura ha espresso un duro giudizio verso Freda e Ventura. Si tratta però di un giudizio di colpevolezza che assume un’importanza solo “storico-morale”, in quanto i due non sono più condannabili perché precedentemente assolti con formula definitiva. Se pensiamo che oggi si sono aggiunte (proprio con la sentenza del 2005) altre assoluzioni definitive, è difficile pensare che un nuovo processo possa portare a esiti diversi. Le novità che vengono da Milano e dal processo di Brescia potrebbero portare a ulteriori passi avanti, ma 40 anni dopo la strage sarà molto difficile arrivare a qualcosa di più di una verità storica ormai consolidata. E’ bene ricordare che la strage di Piazza Fontana si inserisce nella strategia della tensione, frutto di un albero malato quale era la Guerra Fredda che in Italia venne condotta in trincea e in maniera sotterranea. Destra eversiva, agganci tra la politica e i servizi segreti, con spazi per i servizi segreti americani: sono tutti elementi già emersi nei processi”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nella prefazione del fumetto Aldo Giannulli, scrive “Se la storia è la spiegazione del presente, Piazza Fontana è la prima spiegazione dell’attuale degrado morale e politico del Paese”. Oggi l’opinione pubblica e le giovani generazioni sono consapevoli che quella strage è stata probabilmente la punta dell’iceberg?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;“Alcuni anni fa ho letto un sondaggio fatto nelle scuole superiori milanesi: per la maggior parte degli studenti la strage di piazza Fontana era riconducibile alle Brigate Rosse. Una pista totalmente falsa dal momento che nel ’69 le BR nemmeno esistevano e infatti poi venne avvalorata la matrice opposta. Questo è abbastanza chiaro per capire quale sia la consapevolezza giovanile sulla questione, anche se iniziative come quella del 9 maggio 2009, (ndr anniversario dell’uccisione di Aldo Moro, data scelta come giorno della memoria dedicata alle vittime del terrorismo e delle stragi) nella quale il presidente Napolitano ha creato l’occasione di incontro tra le vedove Licia Pinelli e Gemma Calabresi, fanno sì che oggi sia maggiore, rispetto a un anno fa, la consapevolezza di colpe neofasciste. Per quarant’ anni la storia ci parla di un’opinione pubblica distratta, di un mondo politico apatico quando non colluso, di una magistratura timorosa e di un mondo dell’informazione appiattito sul potere. Certo, in tutti questi campi ci sono state lodevoli eccezioni, ma il giudizio di massima è quello, purtroppo…”&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;“Uno stato che non ha il coraggio di riconoscere la verità è uno Stato che ha perduto… uno Stato che non esiste”. Parole della vedova Pinelli, riportate nel fumetto e tratte da Una storia quasi soltanto mia (Feltrinelli, 2009), la lunga intervista che Licia Pinelli concesse a Piero Scaramucci nel 1982…&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;“E’ una delle frasi più significative del libro di Licia Pinelli. Come per i recenti fatti di Genova o per il caso Cucchi, l’Italia è fatta di storie di corporazioni che non si sanno giudicare. Penso che il segreto di una democrazia non sia quello che la maggioranza che vince domina incontrastata, ma che tale segreto stia nei punti di equilibrio che portano non a un potere assoluto, ma a un autocontrollo del potere stesso e a una capacità di auto-giudicarsi. Uno Stato esiste dal momento in cui riconosce di aver sbagliato e collabora per superare i suoi errori. Questo in Italia non avviene, né ieri, né oggi”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Non le posso chiedere dov’era il 12 dicembre del ’69 perché aveva solo 4 anni…&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;“E’ vero, ero troppo piccolo, ma posso raccontare un episodio accaduto di recente in occasione della presentazione a Codogno (LO) di questo libro insieme al libro intervista Una storia quasi soltanto mia di Licia Pinelli e Piero Scaramucci. A rappresentare i familiari delle vittime, in assenza di Francesca e Paolo Dendena, impossibilitati a venire per problemi di salute, c'erano Pietro e Federica, rispettivamente figli di Francesca e Paolo, e il messaggio scritto di Carlo Arnoldi. In un luogo come l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Codogno erano presenti diverse generazioni fino ai nipoti di una vittima di Piazza Fontana, testimoni della memoria anti-fascista. Questo mi sembra molto importante e, soprattutto, un segnale di speranza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-1453986689497001695?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/1453986689497001695/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/12/piazza-fontana-intervista-su-affari.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1453986689497001695'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1453986689497001695'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/12/piazza-fontana-intervista-su-affari.html' title='&quot;Piazza Fontana&quot;: intervista su Affari Italiani'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-5292254038349443479</id><published>2009-12-10T13:33:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T13:34:57.872+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><title type='text'>"Piazza Fontana": recensioni e interviste</title><content type='html'>Vi segnalo "cumulativamente" alcune recensioni su &lt;strong&gt;"Piazza Fontana"&lt;/strong&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; su &lt;a _cke_saved_href="http://www.lospaziobianco.it/5583" href="http://www.lospaziobianco.it/5583" target="_blank"&gt;Lo Spazio Bianco&lt;/a&gt;, a firma di Mattia Signorini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; su &lt;a _cke_saved_href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/news/40-anni-dopo-piazza-fontana" href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/news/40-anni-dopo-piazza-fontana" target="_blank"&gt;Il Megafono Quotidiano&lt;/a&gt;, a firma di Checchino Antonini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; (ne approfitto per ringraziare di cuore Mattia e Checchino per le belle parole)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; sempre su Lo Spazio Bianco, e sempre a firma di Mattia, trovate anche &lt;a _cke_saved_href="http://www.lospaziobianco.it/5582" href="http://www.lospaziobianco.it/5582" target="_blank"&gt;un'intervista&lt;/a&gt; a me e Matteo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Passiamo ora a Linea Notte (trasmissione di approfondimento notturno del TG3): andate a &lt;a _cke_saved_href="http://www.rai.it/dl/tg3/rubriche/PublishingBlock-ba2591cf-e5e5-44db-a2af-4401c6f00a34.html" href="http://www.rai.it/dl/tg3/rubriche/PublishingBlock-ba2591cf-e5e5-44db-a2af-4401c6f00a34.html" target="_blank"&gt;questo link&lt;/a&gt;:&lt;br /&gt; e cercate la puntata del 7 dicembre&lt;/span&gt;. Potrete vedere Aldo Giannuli parlare della Strage di Piazza Fontana e del nostro libro, di cui ha curato la prefazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-5292254038349443479?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/5292254038349443479/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/12/piazza-fontana-recensioni-e-interviste.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5292254038349443479'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5292254038349443479'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/12/piazza-fontana-recensioni-e-interviste.html' title='&quot;Piazza Fontana&quot;: recensioni e interviste'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-6126627589828577471</id><published>2009-12-07T13:30:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T13:32:01.260+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><title type='text'>"Piazza Fontana" su "Il Sole 24 ore"</title><content type='html'>Bell'articolo di &lt;strong&gt;Giovanna Faggionato &lt;/strong&gt;(che ringrazio per le belle parole)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/12/fumetto-piazza-fontana-40-anni-dopo.shtml?uuid=6f4247b4-e33e-11de-92fb-886fa561cf24&amp;amp;DocRulesView=" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/12/fumetto-piazza-fontana-40-anni-dopo.shtml?uuid=6f4247b4-e33e-11de-92fb-886fa561cf24&amp;amp;DocRulesView=" target="_blank"&gt;lo trovate qui&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-6126627589828577471?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/6126627589828577471/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/12/piazza-fontana-su-il-sole-24-ore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6126627589828577471'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6126627589828577471'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/12/piazza-fontana-su-il-sole-24-ore.html' title='&quot;Piazza Fontana&quot; su &quot;Il Sole 24 ore&quot;'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-3533251954492513210</id><published>2009-11-28T13:26:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T13:29:36.762+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><title type='text'>"Piazza Fontana" su Repubblica Milano</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Z44eGlxnSIg/TyPp5rEsGLI/AAAAAAAAACA/4cOcVGGRlsU/s1600/repubblica.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="444" src="http://4.bp.blogspot.com/-Z44eGlxnSIg/TyPp5rEsGLI/AAAAAAAAACA/4cOcVGGRlsU/s640/repubblica.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-3533251954492513210?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/3533251954492513210/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/11/piazza-fontana-su-repubblica-milano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3533251954492513210'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3533251954492513210'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/11/piazza-fontana-su-repubblica-milano.html' title='&quot;Piazza Fontana&quot; su Repubblica Milano'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Z44eGlxnSIg/TyPp5rEsGLI/AAAAAAAAACA/4cOcVGGRlsU/s72-c/repubblica.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-5713704133546995567</id><published>2009-11-12T13:23:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T13:25:52.115+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carceri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stefano cucchi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>“I nostri ragazzi”: Stefano Cucchi</title><content type='html'>Della morte di Stefano Cucchi si è già detto molto. Sinceramente non saprei cos’altro aggiungere, se non che spero che stavolta gli esiti dell’inchiesta siano diversi da quelli consueti.&lt;br /&gt; C’è però un particolare che mi ha colpito, nelle foto pubblicate. Non sto parlando di quelle del corpo martoriato e senza vita di Stefano, ma di quelle segnaletiche scattate all'ufficio matricole del Regina Coeli. Ce n’è una in particolare che ha qualcosa di struggente, quella che ne ritrae il profilo sinistro. Se non ci fossero quei lividi, se non sapessimo trattarsi di una foto segnaletica, se non conoscessimo già il tragico epilogo, Stefano non sembrerebbe in carcere, ma in libertà, affacciato a una finestra da dove guarda il mondo con uno sguardo triste e spaesato.&lt;br /&gt; E’ un’immagine che mi ha dato da pensare. Per qualche meccanismo inconscio che non riesco ad indagare appieno, mi ha fatto venire in mente una definizione che di solito si usa quando si commenta la morte di militari italiani nelle cosiddette “missioni di pace”: “i nostri ragazzi”, si dice in quei casi.&lt;br /&gt; Ho pensato che quella definizione la si potrebbe utilizzare tranquillamente anche per Stefano come per Aldo Bianzino, Federico Aldrovandi, Marcello Lonzi. Anche questi sono “i nostri ragazzi”. Fragili, impauriti. Forse imperfetti, come è normale siano, forse gravati da un fardello di errori. Come tutti, senza che su quei difetti debba speculare un Giovanardi di turno (già in passato distintosi sul caso Aldrovandi) e senza che i loro eventuali errori possano giustificare – in nessuna misura – le atrocità che gli sono state riservate.&lt;br /&gt; Se ascoltiamo le storie di Stefano, Aldo, Federico, Marcello, scopriamo storie normali (solo, troppo brevi…) con la normale dose di tristezze e sorrisi. Come le loro foto passate (recuperate dopo che li abbiamo già visti stesi sull’asfalto o sul lettino di un tavolo autoptico) ci ricordano. Non sono eroi, ma davvero sono “i nostri ragazzi”. A cui un paese stupido e feroce, ormai dimentico di valori quali comprensione o solidarietà e ormai vinto da ossessioni ed “emergenze”, ha mostrato il proprio volto peggiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-5713704133546995567?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/5713704133546995567/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/11/i-nostri-ragazzi-stefano-cucchi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5713704133546995567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5713704133546995567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/11/i-nostri-ragazzi-stefano-cucchi.html' title='“I nostri ragazzi”: Stefano Cucchi'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-2502268216947702390</id><published>2009-11-09T11:13:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T11:17:29.609+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><title type='text'>“Piazza Fontana” su “Il Giorno”</title><content type='html'>Eccovi l'articolo a firma di Raffaella Foletti su "Il Giorno" del 7 novembre 2009.&lt;br /&gt; E' una lunga (e molto bella) intervista a Fortunato Zinni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Causa la mia paurosa abilità informatica, riesco a pubblicare l'intervista solo allegando i pdf delle due pagine. Vabbè, vi tocca solo fare un paio di clic in più... &lt;img _cke_saved_src="/editor/fck/editor/images/smiley/rhymbox-1.0/wink.gif" alt="" src="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/images/smiley/rhymbox-1.0/wink.gif" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/79663726/il-giorno-1" target="_blank"&gt;Raffaella Foletti intervista Fortunato Zinni per "Il Giorno" di sabato 7 novembre 2009 - prima parte&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/79663775/il-giorno-2" target="_blank"&gt;Raffaella Foletti intervista Fortunato Zinni per "Il Giorno" di sabato 7 novembre 2009 - seconda parte&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-2502268216947702390?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/2502268216947702390/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/11/piazza-fontana-su-il-giorno.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2502268216947702390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/2502268216947702390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/11/piazza-fontana-su-il-giorno.html' title='“Piazza Fontana” su “Il Giorno”'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-1721614595252077994</id><published>2009-11-05T11:10:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T11:12:04.385+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><title type='text'>"Piazza Fontana" su "Io Donna" del Corriere</title><content type='html'>Allora: dopo le belle giornate passate a Lucca Comics, sono entrato in un periodo di crisi personale. Un po' di "male di vivere", unito a qualche casino di lavoro e ad altre riflessioni nere con cui non voglio annoiare i lettori (nè, per essere del tutto onesto, interrogarmi fino in fondo).&lt;br /&gt; Tutto questo per dire che di aggiornare il blog non ho molta voglia (nè tempo). Per fortuna mi viene in aiuto l'amico &lt;strong&gt;Matteo Fenoglio&lt;/strong&gt;, che ha aggiornato il suo blog con le 4 pagine che lo scorso 31 ottobre Io Donna ha dedicato al nostro lavoro su Piazza Fontana.&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://vecchioblister.blogspot.com/2009/11/rassegna-stampa.html" href="http://vecchioblister.blogspot.com/2009/11/rassegna-stampa.html" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Potete leggere le pagine qui&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Che dire: una piccola soddisfazione personale, che spero - unita ad altro - mi aiuti ad allontanare i corvi neri dei cattivi pensieri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-1721614595252077994?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/1721614595252077994/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/11/piazza-fontana-su-io-donna-del-corriere.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1721614595252077994'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1721614595252077994'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/11/piazza-fontana-su-io-donna-del-corriere.html' title='&quot;Piazza Fontana&quot; su &quot;Io Donna&quot; del Corriere'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-714243637023465283</id><published>2009-10-20T11:08:00.000+02:00</published><updated>2012-01-28T11:09:56.125+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Sulla presunta incostituzionalità della legge contro l’omofobia</title><content type='html'>Alcuni giorni fa mi sono imbattuto in una trasmissione radiofonica sulla bocciatura della legge contro l’omofobia. Intervenivano persone comuni, e per questo l’ho seguita incuriosito, cercando di cogliere in quei pareri il “comune sentire”, ritenendolo più interessante delle dichiarazioni dei parlamentari che avevo ascoltato precedentemente. Stranamente, tutti o quasi i pareri erano non solo concordi con la bocciatura della legge, ma condividevano pure lo stesso tono e le stesse motivazioni di fondo. Non parevano, cioè, viziati da pregiudizi verso la comunità lgbt (almeno, non a livello conscio) ma concordavano nel ritenere sbagliato tutelare una minoranza (nella fattispecie, quella lesbica/omosessuale/transgender) più di altre. Tutti quei pareri li si potrebbe sintetizzare in uno, che suona più o meno così: &lt;em&gt;“certo, è giusto e sacrosanto punire con fermezza gli episodi di violenza recentemente verificatisi ai danni degli omosessuali, ma senza per questo individuare per questi fatti aggravanti specifiche. Quei crimini vanno trattati come fossero ‘normali’ aggressioni, perché altrimenti si creerebbero disparità verso altre categorie di persone”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Mi sembra uno di quei casi in cui l’opinione pubblica è stata sapientemente indirizzata verso un atteggiamento di rozzo buon senso che, anche quando in buona fede, nella migliore delle ipotesi è miope e incapace di vedere la complessità del problema.&lt;br /&gt; Qualche esempio, banale ma utile proprio per l’elementare semplicità. Se una sinagoga viene incendiata da un gruppo di nazisti, è difficile vedere nel gesto un “semplice” – per quanto grave – danneggiamento senza parlare anche di antisemitismo. Se un gruppo di criminali aggredisce un individuo di origine africana per il colore della pelle, sarebbe demenziale parlare di “semplici” lesioni senza parlare di razzismo.&lt;br /&gt; Altro esempio, persino più banale. Se il signor Mario Rossi, individuo di natura rissosa e manesca, viene coinvolto in un incidente stradale col signor Renato Bianchi (omosessuale) e, non sapendosi controllare, appena sceso dall’auto colpisce con un pugno l’altro conducente, l’aggressione va sanzionata in via “normale”. Magari ricorrendo alla sola aggravante dei “futili motivi”, supponendo che il gesto abbia la sua origine nella brutalità e inciviltà dell’altro automobilista, dovendo immaginare che l’inclinazione sessuale del Bianchi nulla c’entri con l’incapacità di Rossi nel controllare la propria rabbia. Ma se l’aggressione fosse maturata in un altro contesto, e appurassimo che il sig. Rossi si è avventato contro “l’avversario” solo perché ritiene insopportabile la sua omosessualità, mi sembrerebbe assurdo non parlare di omofobia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Credo che a chi sostiene l’incostituzionalità delle norme contro l’omofobia sfugga una cosa molto importante. La Legge – in generale, intendo – non ha il solo scopo di individuare casistiche da perseguire penalmente, bilanciando colpe e punizioni secondo criteri di gravità e conseguente progressività delle pene. Ha pure un altro compito, socialmente persino più importante: dare segnali, dimostrarsi in grado di capire la mutevolezza dei contesti e l’oscillante gravità dei comportamenti secondo la loro diffusione.&lt;br /&gt; Personalmente, aspiro a un mondo in cui non sarà più necessario parlare di aggravanti per razzismo o antisemitismo, perché mi auguro una società in cui tali atteggiamenti siano totalmente sradicati. Ma fino a quel giorno sarà necessario appurare se un’eventuale aggressione a un africano sia dovuta anche (o, peggio, solo) al colore della pelle della vittima, e fino a quel giorno sarebbe folle eliminare dal nostro ordinamento le aggravanti per motivi razziali. Analogamente, mi auguro che un giorno una legge sull’omofobia sia totalmente inutile, perché tutte le inclinazioni sessuali avranno libera cittadinanza, e vedere due uomini o due donne camminare mano nella mano sarà “normale” proprio come vedere una coppia formata da individui di sesso diverso. Ma fino a quel giorno è dovere di ogni cittadino (indipendentemente da quale che sia il suo personale giudizio morale sulle sessualità diverse da quella etero) riconoscere che in Italia l’omofobia esiste, eccome se esiste… Ed esiste non solo alla luce delle aggressioni recentemente denunciate, ma nello stesso momento in cui capiamo che camminare mano nella mano, per Mario e Luca, è molto più pericoloso di quanto non lo sia per Fabrizio e Sabrina. E questo, in un periodo in cui si (stra)parla di sicurezza dovrebbe far riflettere anche quelli che (per pregiudizi, chiusura mentale, dogmi morali e religiosi, o qualsiasi altro motivo) faticano ad accettare l’omosessualità come una normale e possibile inclinazione della specie umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-714243637023465283?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/714243637023465283/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/10/sulla-presunta-incostituzionalita-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/714243637023465283'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/714243637023465283'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/10/sulla-presunta-incostituzionalita-della.html' title='Sulla presunta incostituzionalità della legge contro l’omofobia'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-3412424974277119139</id><published>2009-10-17T22:59:00.000+02:00</published><updated>2012-01-26T23:06:08.376+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fausto e iaio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Una precisazione doverosa</title><content type='html'>Un visitatore di questo blog mi fa presente (nei commenti a due articoli: "Piazza Fontana: la copertina" e "E ora?..." &lt;i&gt;- ndr commenti che non potete più vedere, perchè erano postati nella vecchia "incarnazione" di questo blog, su splinder, e non ho potuto recuperarli nel trasferimento su blogspot&lt;/i&gt;) che io non ho pubblicato il libro "Fausto e Iaio trent'anni dopo" (Ed. Costa e Nolan).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il visitatore fa questa precisazione (correttissima, lo dico da subito) perché su alcuni siti (&lt;a _cke_saved_href="http://www.mangaforever.net/index.php?ind=news&amp;amp;op=news_show_single&amp;amp;ide=3971" href="http://www.mangaforever.net/index.php?ind=news&amp;amp;op=news_show_single&amp;amp;ide=3971" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;, ad esempio, ma anche altrove), compaiono queste parole: &lt;i&gt;...giornalista. Ha pubblicato "La piuma e la montagna" (Manifesto libri), "Fausto e Iaio. Trent'anni dopo" (Costa e Nolan). &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora: quella scritta E' ESTREMAMENTE IMPRECISA. Lo è, credo, per semplice eccesso di sintesi e in buona fede, ma ciò non toglie che sento il dovere di correggerla, anche se, preciso, nulla c’entro con la diffusione di tali imprecisioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andiamo con ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Che non sono un giornalista mi sono quasi stufato di dirlo, tanto che ormai l'ho scritto nel profilo (vedere qui a lato). Lo ripeto: si tratta di una definizione che mi onora, e probabilmente chi mi attribuisce l'etichetta "giornalista" è&amp;nbsp; portato a definirmi così in base a quanto ha letto di mio. In ogni caso, correttezza impone di ricordare che giornalista NON LO SONO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Sempre sul mio profilo sono scritte le informazioni giuste sia per quanto concerne "Fausto e Iaio trent'anni dopo" sia per quanto concerne "La piuma e la montagna":&lt;br /&gt;Nel primo caso (Fausto e Iaio), ho solo collaborato al volume. Ho scritto due pezzi e ho cercato contatti con altri familiari che gravitano attorno a reti-invisibili, chiedendo loro di scrivere un loro ricordo. Mi sono mantenuto in contatto costante con Maria (la sorella di Iaio) curando questa sezione del libro (ossia quella, come accennavo prima, che contiene le testimonianze di Manlio Milani, Haidi Giuliani Patrizia Moretti, e molti altri). Il libro è di Autori Vari e sono fiero di avervi contribuito, ma il merito della "regia" del libro è del mio amico &lt;b&gt;Daniele Biachessi&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Nel secondo caso (La piuma e la montagna) è corretto dire “ha pubblicato ecc…”, ma va sottolineato che il libro è stato scritto a quattro mani con &lt;b&gt;Sergio Sinigaglia&lt;/b&gt; (personalmente l’ho SEMPRE ricordato).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dimostrazione della mia buona fede (ossia: del fatto che con la diffusione delle notizie errate non c’entro nulla) &lt;b&gt;riporto di seguito il profilo dell’autore che apparirà sulle pagine di Piazza Fontana, in libreria nei prossimi giorni:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Nato a Selvazzano Dentro (PD) nel 1965, è un mediattivista. Coordina il sito reti-invisibili.net. Per BeccoGiallo ha curato gli apparati redazionali di Ilaria Alpi, il prezzo della verità (2007), Dossier Genova G8 (2008), Il delitto Pasolini (2008), Peppino Impastato, un giullare contro la mafia (2009). Un suo racconto è presente in La Rossa Primavera (2007, allegato a Liberazione e l’Unità, ristampato nel 2008 per le Edizioni Clandestine). Ha contribuito al libro Fausto e Iaio. Trent’anni dopo (Costa &amp;amp; Nolan, 2008). Ha curato con Sergio Sinigaglia La piuma e la montagna (Manifestolibri, 2008). Con Checchino Antonini e Dario Rossi è autore di Scuola Diaz: vergogna di Stato (Edizioni Alegre, 2009).&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come vedete, in questo caso la nota biografica (che qui nel libro ho compilato io personalmente) è corretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chiudere la “polemica” (oddio, forse non è neppure il caso di parlare di polemica… semplicemente ora non mi viene un termine più adatto…):&lt;br /&gt;1- Il visitatore di questo blog ha perfettamente ragione nella segnalazione: gliene do atto e pubblico questo mio intervento proprio come rettifica.&lt;br /&gt;2- Non c’entro nulla con la diffusione dell’imprecisione che lui ha segnalato.&lt;br /&gt;3- Ripeto di ritenere che la notizia errata sia frutto di eccessiva sintesi ed imprecisione, non certo di malafede. Anche le mie passate collaborazioni con Beccogiallo sono menzionate incomplete, per esempio. Credo si tratti proprio di una sintesi frettolosa su cui non vanno cercate strane dietrologie: a correggere penso basti questa mia lunga precisazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco “baro” Barilli&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-3412424974277119139?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/3412424974277119139/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/10/una-precisazione-doverosa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3412424974277119139'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3412424974277119139'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/10/una-precisazione-doverosa.html' title='Una precisazione doverosa'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-5228578860215900766</id><published>2009-10-09T11:05:00.000+02:00</published><updated>2012-01-28T11:08:10.190+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><title type='text'>"Piazza Fontana": la copertina</title><content type='html'>ecco la copertina di Matteo Fenoglio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-siXi7ZMvU54/TyPI1wn5rOI/AAAAAAAAAB4/FlvyUdckCgM/s1600/fontanacopertina.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="640" src="http://2.bp.blogspot.com/-siXi7ZMvU54/TyPI1wn5rOI/AAAAAAAAAB4/FlvyUdckCgM/s640/fontanacopertina.jpg" width="449" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-5228578860215900766?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/5228578860215900766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/10/piazza-fontana-la-copertina.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5228578860215900766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5228578860215900766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/10/piazza-fontana-la-copertina.html' title='&quot;Piazza Fontana&quot;: la copertina'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-siXi7ZMvU54/TyPI1wn5rOI/AAAAAAAAAB4/FlvyUdckCgM/s72-c/fontanacopertina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-573377326617580629</id><published>2009-09-18T11:03:00.000+02:00</published><updated>2012-01-28T11:04:56.452+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='interviste'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><title type='text'>“Piazza Fontana”: il fumetto</title><content type='html'>Okay, ora posso dirlo (anche se qualcosa avevo già anticipato nei mesi scorsi): per la fiera del fumetto di Lucca, quindi orientativamente per i primi giorni di novembre, uscirà &lt;strong&gt;“Piazza Fontana”&lt;/strong&gt;, per l’editore &lt;strong&gt;Beccogiallo&lt;/strong&gt;, nel quarantennale della strage (uno dei fatti più drammatici della storia repubblicana, vero paradigma della cosiddetta strategia della tensione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sceneggiatura mia&lt;br /&gt; Disegni di Matteo Fenoglio.&lt;br /&gt; Prefazione di Aldo Giannuli&lt;br /&gt; Postfazione di Federico Sinicato (avvocato di parte civile per i familiari delle vittime della strage)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il fumetto conterrà anche, oltre ai redazionali succitati, una mia intervista con Fortunato Zinni, Francesca e Paolo Dendena, Carlo Arnoldi. Francesca e Paolo Dendena e Carlo Arnoldi sono i figli di Pietro Dendena e Giovanni Arnoldi, morti nella strage. Fortunato Zinni oggi è sindaco di Bresso. Nel ’69 era assessore al bilancio dello stesso Comune e funzionario della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Fin dal giorno della strage è fra i testimoni più attenti ed attivi della vicenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nei prossimi giorni vedrò di postare qualche tavola di anteprima.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-573377326617580629?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/573377326617580629/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/09/piazza-fontana-il-fumetto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/573377326617580629'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/573377326617580629'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/09/piazza-fontana-il-fumetto.html' title='“Piazza Fontana”: il fumetto'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-7585153609632437326</id><published>2009-09-13T11:01:00.000+02:00</published><updated>2012-01-28T11:02:32.692+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Lettera aperta ad Aldo Giannuli su Berlusconi e il Berlusconismo</title><content type='html'>Caro Aldo,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; ho letto il tuo articolo, &lt;a _cke_saved_href="http://www.aldogiannuli.it/?p=730#more-730" href="http://www.aldogiannuli.it/?p=730#more-730" target="_blank"&gt;“Vogliamo liberarci di Berlusconi? Smettiamo di odiarlo!”&lt;/a&gt;. Condivido pienamente le tue considerazioni sulle colpe della sinistra e pure sulla natura tutt’altro che invincibile del Cavaliere come “macchina elettorale” (i dati che hai puntualmente riportato lo dimostrano). Qualche riflessione in più sarebbe forse da fare sulla mutazione di Berlusconi nel suo proporsi agli italiani. Trovo che l’uomo relativamente suadente del 94 si sia trasformato via via col passare del tempo. Il sorridente e rassicurante imbonitore è oggi aggressivo, arcigno, assume tratti davvero Mussoliniani nel muoversi, nell’arringare la folla, nella rozzezza del linguaggio. L’imbonitore si è trasformato in un grande condottiero, ma più che ad Alessandro il Grande assomiglia a Don Chisciotte (senza ispirare la stessa simpatia, e in ogni caso devo ancora decidere a chi eventualmente attribuire, nel contesto, il ruolo di Ronzinante e quello di Sancho Panza). Pure il codazzo di yesmen di cui si è sempre attorniato sembra essersi fatto più adorante e – al tempo stesso – timoroso. Viene il dubbio che se un tempo Berlusconi recitasse la parte del superuomo, oggi sia effettivamente convinto di esserlo.&lt;br /&gt; Tutto questo meriterebbe ben altro approfondimento. Per oggi, accontentati di una “strana” riflessione, a cui mi ha spinto proprio il tuo pezzo.&lt;br /&gt; In questi anni ho scritto molto, ma raramente mi sono occupato di Berlusconi. Non mi ero mai fermato a chiedermi il motivo di questa scelta (a dire il vero non avevo mai pensato fosse “una scelta” – non a livello conscio, almeno – né, quindi potesse essere sostenuta da una motivazione) e il tuo pezzo ha portato a galla, con la domanda, una serie di risposte possibili. Disinteresse verso l’argomento? Snobismo intellettuale? Una sorta di inaspettata maturità che mi ha portato ad anticipare la tua conclusione (consigliandomi un approccio più razionale e meno viscerale verso il berlusconismo)? Sinceramente non so rispondere. Forse un mix delle tre risposte, o nulla di tutto questo.&lt;br /&gt; Condivido la tua considerazione circa la particolare sgradevolezza umana del personaggio e gli effetti che questa specie di “sfeeling” (passami il neologismo) può avere su qualsivoglia analisi del fenomeno Berlusconi. Ma proprio qui, ancora una volta inconsapevolmente, forse trovo la chiave di lettura del “mio” antiberlusconismo: fatico a scrivere “fenomeno Berlusconi”, perché in questo modo credo si attribuisca all’uomo e al suo pensiero una statura che in fondo non possiede.&lt;br /&gt; Mi spiego meglio. Molti vedono nel Cavaliere di Arcore la causa di tutti, o molti, mali italiani. Personalmente credo sia più opportuno indicarlo come l’effetto di quei mali, enfatizzati ed elevati alla massima potenza. Il viveur di Villa Certosa, in altre parole, è un ottimo rappresentante dell’italianità per come questa si è sviluppata dalla Liberazione ad oggi, e forse andrebbe indagato più come modello antropologico che non sul piano sociale e politico.&lt;br /&gt; In fondo per capire cosa sia oggi l’italianità basta pensare a giorni recenti, in cui si celebrano i funerali di Stato per Mike Bongiorno proprio poco dopo che le Istituzioni hanno dimostrato di aver ignorato la scomparsa di Teresa Strada. Sia chiaro: di Bongiorno poco m’importa, alla sua scomparsa partecipo con la pietà che ci insegna l'aforisma di John Donne. Il punto è che, per quanto possa apparire paradossale e riduttivo, se c'è una cosa che può mostrare le condizioni in cui s'è ridotto questo Paese è proprio un confronto fra le reazioni "istituzionali" ai due decessi, pressochè contemporanei.&lt;br /&gt; Possiamo smettere di odiare Berlusconi, ma un po’ di sano disprezzo per cosa è diventato l’italiano medio io lo manterrei. Ma forse qui riaffiora quel tratto nichilista del mio carattere (credevo d’averlo seppellito assieme alla mia gioventù) probabilmente spinto in superficie da un bicchiere di troppo di Vermentino di Sardegna…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Con amicizia&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-7585153609632437326?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/7585153609632437326/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/09/lettera-aperta-ad-aldo-giannuli-su.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7585153609632437326'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/7585153609632437326'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/09/lettera-aperta-ad-aldo-giannuli-su.html' title='Lettera aperta ad Aldo Giannuli su Berlusconi e il Berlusconismo'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-698566055834038557</id><published>2009-08-07T23:00:00.000+02:00</published><updated>2012-01-19T23:02:29.415+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il delitto pasolini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Caro Battista, io non dimentico Pasolini</title><content type='html'>Il 27 luglio, sul Corriere della Sera, Pierluigi Battista ha invitato i suoi lettori a dimenticare il Pasolini di “Io so”. Lo conforto: gli italiani non hanno bisogno di simili inviti, già da soli sono bravi a dimenticare i propri intellettuali. Al massimo ne salvano qualche citazione, buona per fare bella figura in un salotto, e tanto basta. L’invettiva di Pasolini di fronte alle stragi di quegli anni (ne sarebbero seguite altre dopo l’articolo del poeta e dopo la sua morte) costituirebbe secondo Battista &lt;em&gt;“l’espressione del peggiore Pasolini, l’esaltazione meno sorvegliata dei vizi che hanno devastato la fibra etica del ceto intellettuale italiano”&lt;/em&gt;. Ma soprattutto, sempre secondo la stessa fonte, nelle parole di Pasolini &lt;em&gt;“la ricerca empirica delle prove, e persino degli indizi, diventava esercizio ingombrante, fatica superflua”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Con queste due citazioni penso d’aver centrato il cuore del commento di Battista e pure il suo principale errore: credere che la ricerca della verità dell’intellettuale debba coincidere (come percorso logico) con quella della Magistratura. Oppure ritenere che le uniche verità sulle stragi che hanno insanguinato l’Italia possano arrivare secondo dinamiche esclusivamente “pratiche” (fatto criminoso, raccolta di elementi e possibili moventi, colpevoli ipotizzati e infine accertati). Peraltro, recentemente abbiamo visto che pure sentenze passate in giudicato non bastano a mettere il sigillo su una verità accertata, se esiste la volontà politica di riscrivere quella data pagina: su Liberazione del 2 agosto Saverio Ferrari, a proposito della strage di Bologna, ha puntualmente descritto i tentativi di ridiscutere l’accertata matrice fascista di quell’attentato.&lt;br /&gt; Il punto è che le sentenze possono essere condivisibili e apparire sensate oppure l’esatto opposto: è tratto distintivo della giustizia umana differenziarsi da quella divina (per chi crede in quest’ultima) non solo per l’assenza della maiuscola o per il suo intrinseco margine di fallibilità. Quel che distingue la giustizia umana è l’assenza di prerogative assolute o taumaturgiche, che invece la società e la politica continuano ad assegnarle, un po’ per semplificazione, molto per affossare la ricerca di altri livelli di responsabilità (del resto Pasolini proprio nel suo “Io so” diceva che &lt;em&gt;“il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt; Credo che Battista non abbia colto il senso delle parole di Pasolini. No, lui non sapeva i nomi di chi mise una bomba nella banca di Piazza Fontana, sotto il portico di Piazza della Loggia, o ne avrebbe messa un’altra, anni dopo, alla stazione di Bologna. Ma conosceva le logiche del potere, che risponde alla sola legge dell'autoperpetuazione ad ogni costo. Capiva le finalità politiche (neppure univoche) cui dovevano rispondere le stragi, e lo capiva con i soli mezzi con cui è possibile operare un’analisi di questo tipo: quelli dell’intellettuale, che non pretende di supplire con le proprie riflessioni all’azione della Magistratura. A questa spetta un altro compito, altrettanto importante: l’individuazione di responsabilità penali e personali. I due livelli di ricerca non sono sovrapponibili, ma se svolti egregiamente si completano senza contraddirsi. E penso si possa affermare che quanto emerso, seppure con persistenti margini di ambiguità, su Piazza Fontana e le altre stragi (nell’ambito ambito processuale, nelle ricerche degli storici, nella defunta commissione stragi ecc), abbiano dato ragione a Pasolini.&lt;br /&gt; Un’ultima riflessione. Pensavo che l’articolo di Battista sollevasse un dibattito ampio. Così non è stato: fatta eccezione per qualche risposta apparsa su alcuni blog, i media hanno ignorato la questione. Gli italiani, bravi a dimenticare Pasolini, lo sono altrettanto nel dimenticare Battista. Non tutte le conseguenze della sciatteria di un popolo sono negative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-698566055834038557?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/698566055834038557/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/08/caro-battista-io-non-dimentico-pasolini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/698566055834038557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/698566055834038557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/08/caro-battista-io-non-dimentico-pasolini.html' title='Caro Battista, io non dimentico Pasolini'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-5881963001702710371</id><published>2009-07-06T10:52:00.000+02:00</published><updated>2012-01-28T10:59:33.032+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la piuma e la montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>La replica di Paolo Cucchiarelli ai miei "appunti sparsi"</title><content type='html'>Se avete letto i miei &lt;a _cke_saved_href="http://francescobarilli.splinder.com/post/20892572/Ancora+su+%E2%80%9CIl+segreto+di+Pia" href="http://francescobarilli.blogspot.com/2009/07/ancora-su-il-segreto-di-piazza-fontana.html" target="_blank"&gt;"appunti sparsi" del 4 luglio &lt;/a&gt;sarete interessati a leggere pure la risposta di Paolo Cucchiarelli, che pubblico di seguito, come promesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per la risposta di Paolo, &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/79662910/rispostacucchiarelli2" target="_blank"&gt;cliccate qui&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Aggiungo poche righe in risposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. Cucchiarelli dice &lt;em&gt;“Intanto il libro sta interessando la magistratura, mi dicono”&lt;/em&gt;. Ne sono contento; che la Magistratura voglia approfondire la faccenda è anche mia speranza: è quanto intendevo dire quando ho scritto &lt;em&gt;“…se qualcuno (nella Magistratura, nella politica o fra i testimoni dell’epoca) volesse riprendere in mano la matassa e dipanarla, farebbe cosa meritevole e, sono tentato di aggiungere, doverosa”.&lt;br /&gt; &lt;/em&gt;&lt;br /&gt; 2. Ho scritto un lungo appunto sull’arresto di Ventura. Paolo risponde sinteticamente &lt;em&gt;“Il primo arresto non è per la strage ma per associazione sovversiva. Il secondo per la strage”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; La sintesi mi lascia il dubbio di non essermi spiegato bene. Invito Paolo a rileggere quel mio capitoletto sull’arresto di Ventura. Si tratta, come ho già detto, di un’osservazione per nulla polemica (peraltro non tocca i punti nodali del libro), ma solo di una sottolineatura su un passaggio di pag. 410 (&lt;em&gt;“Sapendo delle rivelazioni di Lorenzon … Giovanni Ventura attendeva di essere arrestato per la strage. Lo sarà solo nel marzo del 1972”&lt;/em&gt;), che a mio avviso andrebbe articolato meglio in una futura riedizione. Ossia (in una sintesi brutale):&lt;br /&gt; - i primi due arresti di Freda e Ventura sono dell’aprile e dicembre 71 (in mezzo c’è la provvisoria scarcerazione per libertà provvisoria)&lt;br /&gt; - entrambi gli arresti di aprile e dicembre 71 sono per l’associazione sovversiva ecc. e non per la strage (indipendentemente dal fatto che i magistrati stiano già "battendo anche quel chiodo")&lt;br /&gt; - nel marzo 72 viene arrestato Rauti e non Ventura (che è già dentro); pure l’arresto di Rauti, in quel momento, non è per Piazza Fontana.&lt;br /&gt; (tutto questo è valido a meno che non abbia scazzato io nel mettere assieme i pezzi…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Un saluto a Paolo&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-5881963001702710371?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/5881963001702710371/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/07/la-replica-di-paolo-cucchiarelli-ai.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5881963001702710371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5881963001702710371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/07/la-replica-di-paolo-cucchiarelli-ai.html' title='La replica di Paolo Cucchiarelli ai miei &quot;appunti sparsi&quot;'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-3671047806103571889</id><published>2009-07-04T23:02:00.000+02:00</published><updated>2012-01-24T23:08:11.514+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la piuma e la montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Ancora su “Il segreto di Piazza Fontana”: appunti sparsi</title><content type='html'>Come promesso, torno per un’ultima volta a parlare de “Il segreto di Piazza Fontana”. Se dico “per un’ultima volta” non è per tranciare il confronto con l’autore del libro, Paolo Cucchiarelli (di cui pubblicherò un’eventuale risposta con piacere, come ho fatto in precedenza), ma perché credo che il nostro scambio di opinioni si sia fatto via via sempre più interessante, ma sia destinato a finire in una palude in cui ognuno non schioda l’altro dalle proprie convinzioni. Questa situazione è legittima; anzi, dirò di più e credo che Paolo concordi: noi abbiamo fatto e stiamo facendo la nostra parte; ora sta ad altri fare altrettanto…&lt;br /&gt; Mi spiego meglio. Lui ha raccolto moltissimi elementi, quasi fossero i tasselli di un puzzle da ricomporre. E’ riuscito persino – bisogna riconoscerglielo – a ritrovarne di smarriti. Quando si è trattato di comporli in un quadro, ha tracciato un disegno che non mi convince (come ho già detto: non per motivi ideologici, ma logici), ma questa è un’altra faccenda. In altre parole, del suo libro condivido in gran parte la fase analitica; rispetto ma non condivido le conclusioni che ne trae. Io pure ho raccolto elementi e fatto delle riflessioni. In parte hanno costituito la critica al suo libro (prima nell’articolo scritto con Saverio Ferrari e poi in altri commenti su questo blog), in parte stanno costruendo, ormai da tempo, il libro che uscirà a dicembre, e in quel momento potremo aprire un nuovo confronto.&lt;br /&gt; Il punto è che io e Cucchiarelli (come Saverio, Giannuli e altri ancora, ognuno con il proprio bagaglio di convinzioni ed errori, tutti mossi da passione civile) abbiamo fatto quel che possiamo, seguendo ognuno le proprie conoscenze e le proprie intuizioni, con tutti i limiti di queste ultime. Non si può chiedere a scrittori, giornalisti, storici o mediattivisti di risolvere la questione. Ma se qualcuno (nella Magistratura, nella politica o fra i testimoni dell’epoca) volesse riprendere in mano la matassa e dipanarla, farebbe cosa meritevole e, sono tentato di aggiungere, doverosa.&lt;br /&gt; Dunque, in questa occasione non mi soffermerò troppo su temi già affrontati, in cui resterebbero irrisolti i punti di contrasto. Affronterò invece il discorso in alcuni capitoletti (davvero degli “appunti sparsi”). Magari si tratta di dettagli collaterali, ma credo siano meritevoli di attenzione. Eccoli di seguito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Appunto n. 1: Gli “errori pratici” de “Il segreto di Piazza Fontana&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; In uno dei miei commenti ricordo d’aver promesso che avrei segnalato alcuni errori del testo. PRECISO che si tratta per la maggior parte di cose secondarie. Le segnalo quindi non per fare “la maestrina dalla penna rossa”, e neppure per aprire polemiche su tali dettagli. Al contrario, le segnalo con spirito costruttivo: si tratta di piccolezze che Paolo, se vorrà, potrà facilmente correggere in una futura edizione della sua inchiesta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;em&gt;Giovanni o Osvaldo?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Pag. 346: il comandante partigiano detto “Visone” era Giovanni (non Osvaldo) Pesce. Penso sia solo un lapsus. Se Paolo invece parla proprio di un Osvaldo Pesce (che non conosco) non si tratta comunque del comandante “Visone” (morto un paio d’anni fa; per chi non lo conoscesse, leggere &lt;a _cke_saved_href="http://francescobarilli.splinder.com/post/13341921/ricordo+e+intervista+con+GIOVA" href="http://www.ecomancina.com/giovannipesce.htm" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;qui&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;em&gt;L’arresto di Ventura&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Pagina 410: riporto testualmente: &lt;em&gt;“Sapendo delle rivelazioni di Lorenzon … Giovanni Ventura attendeva di essere arrestato per la strage. Lo sarà solo nel marzo del 1972”&lt;/em&gt;. Se ho capito bene (e se ho controllato altrettanto bene: magari nel libro Paolo riprende in altre parti questo dettaglio e lo spiega meglio – in tale caso mi scuso con lui: mi sono fatto le mie note a margine sul suo volume, ma in 700 pagine qualcosa in questo momento può sfuggirmi) Cucchiarelli fa risalire l’arresto di Ventura &lt;em&gt;per Piazza Fontana&lt;/em&gt; (la precisazione è importante, vedremo poi perché) al marzo 72, ossia contestuale all’arresto di Rauti: non è del tutto esatto. Sul punto, c’è molta confusione, anche in testi rispettabilissimi, causati a mio avviso solo dall’aver dovuto incrociare elementi e notizie a distanza dai fatti.&lt;br /&gt; Andiamo con ordine:&lt;br /&gt; - Lucarelli nel suo libro/dvd dice (pag 49) &lt;em&gt;"nel marzo del 72 i magistrati di Treviso fanno arrestare F. Freda, G. Ventura e P. Rauti"&lt;/em&gt;. Quindi sembra ritenere contestuale l'arresto dei tre.&lt;br /&gt; - Sempre Lucarelli, nella cronologia, dice però una cosa diversa, E' a pagina 80: l'arresto di Freda e Ventura è datato 13 aprile 71, mentre Rauti è in manette il 4 marzo 72.&lt;br /&gt; - Dianese e Bettin nel loro libro (“La strage” – Feltrinelli) nella cronologia e nell'appendice coi nomi (pagine 200 e 204) sembrano più precisi. Su Freda: &lt;em&gt;"Viene arrestato per la prima volta il 12 aprile 71 … Una seconda, nel marzo 72"&lt;/em&gt;. Ma secondo me sbagliano pure loro (anche qui: è un dettaglio, nell’ambito di un lavoro ben fatto).&lt;br /&gt; - Anche su Internet (Wikipedia) viene data la notizia SIA dell'arresto di Freda e Ventura dell’aprile 71, SIA quello di Freda e Ventura contemporaneo, o di poco successivo, a quello di Rauti del marzo 72. L’arresto contestuale mi sembra sia menzionato anche nel libro di Calvi e Laurent (ma in questo caso sto andando a memoria: non ho il libro sotto mano).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ho recuperato altre fonti, tra cui un articolo del Corriere della Sera del 5 marzo 72, e sul punto mi sono sentito anche con Saverio Ferrari che ha controllato i suoi documenti. Riporto e sintetizzo l’articolo del Corriere: &lt;em&gt;"Roma, 4 marzo ... hanno disposto di trasferire il giornalista Pino Rauti dal carcere romano … Rauti era stato arrestato IERI in relazione ai fatti che, A SUO TEMPO HANNO CONDOTTO ALL'ARRESTO dell'editore Giovanni Ventura … e&amp;nbsp; … Franco Freda"&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La situazione, in estrema sintesi, per come l’ho ricostruita insieme a Saverio, è questa:&lt;br /&gt; - Freda e Ventura vanno in carcere nell'aprile 71 (il mandato di cattura è del 13 aprile)&lt;br /&gt; - escono, per concessione della libertà provvisoria, nel luglio 71&lt;br /&gt; - vanno ancora dentro nel dicembre 71, dopo che il 5 novembre viene trovato il famoso deposito di armi nella soffitta di Castelfranco Veneto (il nuovo mandato d’arresto è del 12 dicembre)&lt;br /&gt; - 3 marzo 72: a Roma finisce in manette Rauti (Freda e Ventura sono ancora dentro, ma “solo” per armi e associazione sovversiva)&lt;br /&gt; - 4 marzo 72: Rauti viene trasferito nel carcere di Treviso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La domanda è: dopo il 3-4 marzo 72 peggiorano da subito anche le accuse a carico di Freda e Ventura? In realtà parrebbe di no; o meglio: peggiorano “implicitamente”; lo faranno esplicitamente in modo più graduale. E’ chiaro che i magistrati avevano già intuito che la loro indagine li stava portando a P. Fontana, ma in quel momento - almeno a livello di capi d'accusa ufficiali - le "carte" che emettono parlano ancora solo di associazione sovversiva, detenzione armi e di attentati “solo” fino all'agosto 69. Quindi, è sbagliato dire che nel marzo 72 Freda, Ventura e Rauti sono arrestati assieme (come dicono Lucarelli e altri), ed è errato pure parlare dell'arresto del marzo 72 (arresto di Rauti, NON di Ventura) come di un arresto "per Piazza Fontana": che i magistrati avessero capito di essere sulla buona strada anche per Piazza Fontana è pacifico, ma ufficialmente gli atti che emettono sono più prudenti e – giustamente – si limitano a quanto può essere provato fino a quel momento: le bombe di primavera-estate e la generica associazione sovversiva.&lt;br /&gt; Dopo il marzo 72, le indagini su Piazza Fontana passeranno successivamente a Milano (D'Ambrosio - Alessandrini – Fiasconaro). Rauti viene scarcerato il 24 aprile 1972 e verrà prosciolto in fase istruttoria nel processo di Catanzaro. Freda e Ventura sono ufficialmente incriminati per Piazza Fontana nell’agosto 72 e rinviati a giudizio nell’agosto 74. Successivamente, la Cassazione decidi di unificare i filoni (da una parte Valpreda ecc, dall’altra il “filone nero”) in un unico processo e da qui in avanti, come si suol dire, “è storia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;em&gt;La colpevolezza di Digilio&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Su questo mi sono già soffermato nell’articolo scritto con Saverio Ferrari, e su questo particolare anche Cucchiarelli mi sembra aver riconosciuto l’errore. Si tratta, come già detto, di una faccenda formale, ma non priva di significato: Digilio non va annoverato fra gli assolti della strage; dal punto di vista puramente tecnico, al contrario, è l’unico colpevole accertato processualmente (come già esposto: per aver svolto una perizia tecnica sull’esplosivo), pur avendo ottenuto la prescrizione e pur essendosi visti riconoscere i benefici dovuti alla sua collaborazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;em&gt;La tomba di Pinelli e l’antologia di Spoon River&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Pag. 621: Cucchiarelli scrive che &lt;em&gt;“sulla tomba di Pino Pinelli c’è proprio una poesia di quell’antologia che, un Natale, il Commissario Calabresi regalò all’anarchico”&lt;/em&gt;. In realtà la circostanza è diversa e fu spiegata sia da Licia Pinelli nell’intervista rilasciata a Scaramucci (“Una storia quasi soltanto mia”) sia, se non erro, da Mario Calabresi in “Spingendo la notte più in là”. Calabresi regalò a Pinelli "Mille milioni di uomini" (di Enrico Emanuelli); Pinelli ricambiò con l’Antologia di Spoon River (di Edgar Lee Masters), che era il libro preferito non solo di Pino, ma pure della moglie Licia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Appunto n. 2: La banca deserta?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Ho già detto, nell’articolo scritto con Saverio Ferrari, che il ragionamento fatto da Cucchiarelli sui timer (da 60 e 120 minuti) è molto interessante. Per precisione di cronaca riporto quel nostro passaggio: &lt;em&gt;“Cucchiarelli fa una lunga dissertazione sui timer (da 60 e 120 minuti) comprati dal gruppo di Freda e Ventura per Piazza Fontana e in generale per l'operazione del 12 dicembre. In particolare si sofferma sull'intercambiabilità e sulla modificabilità dei "dischi orari". Il suo intento è dimostrare che un timer da 120 minuti potesse essere trasformato in uno da 60, ingannando così un potenziale "attentatore in buona fede", il quale si sarebbe convinto di posare un ordigno la cui esplosione era stata programmata due ore dopo l'innesco, mentre in realtà il tempo concesso alla detonazione era dimezzato”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Ora, però, m’è venuto un altro dubbio. Vorrei evitare di “impelagarmi” nuovamente in opinioni contrastanti sull’identità di chi posa la bomba col timer e pure sul fatto se questa sia “singola” o “raddoppiata”. Riporto quindi – solo per correttezza verso un eventuale lettore che leggesse solo questo articolo senza conoscere nulla dei precedenti – le due teorie in campo. Secondo Cucchiarelli quell’uomo è Valpreda e – sempre a suo avviso – una seconda bomba, stavolta con innesco a miccia, viene deposta accanto alla prima, forzandone l’esplosione prima del tempo. Secondo me l’attentatore è uno solo; in ipotesi potrebbe comunque trattarsi di un elemento di secondo piano nell’organizzazione neofascista, e quindi – sempre in ipotesi – potrebbe comunque essere un uomo convinto che la corsa del timer sia di 120 e non di 60 minuti (ripeto: la cosa è molto più complessa; per approfondimenti, vedere gli articoli, i commenti, le risposte precedenti ecc.). Siccome non voglio riaprire neppure la questione “attentatore doppio/ attentatore singolo”, e nemmeno quella sulla sua identità, preciso che ora mi soffermerò solo sull’uomo che porta la “bomba a timer” chiamandolo Pinco Pallino: per la natura del mio dubbio, che vado di seguito ad esporre, non conta né la sua identità, né la sua matrice ideologica, né il fatto che sia o meno l’unico attentatore.&lt;br /&gt; Ecco il dubbio: la bomba esplode alle 16,37. Calcoliamo i “tempi morti” a ritroso da quel momento. Alle 16,37 l’attentatore ha lasciato la bomba e si è già allontanato; prima si è seduto al tavolo e, per non destare sospetti, probabilmente si è trattenuto lì per qualche minuto, magari fingendo di dover compilare un modulo o di dover leggere delle carte; prima ancora ha fatto un breve tragitto (in parte in taxi e in parte a piedi; oppure solo a piedi: anche questo ora conta poco) per arrivare alla banca; prima ancora ha innescato la bomba (oppure l’ha ritirata dove è stata appena innescata; o ancora l’ha portata nel luogo dove viene innescata e dove, di conseguenza, è partita la corsa del timer).&lt;br /&gt; Ora comprimiamo al massimo queste operazioni: secondo me ci vogliono 20-30 minuti. Quindi il timer comincia a correre fra le 16,07 e le 16,15. Forse un po’ prima; difficilmente dopo. Dunque, Pinco Pallino crede che il destino della bomba sia di esplodere fra le 18,07 e le 18,15, circa. Lui, però, ha visto che la banca è piena zeppa di gente: può anche aver pensato che, di lì a poco, usciranno tutti, ma gli impiegati?! Generalmente il venerdì si fermano oltre l’orario del pubblico: devono chiudere i conti,&amp;nbsp; sistemare le carte e i documenti per il lunedì successivo. Se anche il “nostro” ha pensato che fra le 16,30 e le 17,00 usciranno i clienti, davvero non pensa che alle 18,00 o alle 18,30 non ci sia ancora il personale della banca?&lt;br /&gt; A me sembra difficile che Pinco Pallino sia davvero convinto che l’ordigno SICURAMENTE farà solo danni materiali alle cose (possono avergli mentito, oltre che sull’ora dell’esplosione, anche sulla potenzialità dell’ordigno? Per carità, come ipotesi ci sta pure quella…).&lt;br /&gt; Ripeto (e concludo, sul punto): il mio è solo un semplice dubbio che non riesco a spiegarmi. Mi piacerebbe sapere il parere di Cucchiarelli, su questa faccenda: magari qualcosa mi sfugge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Appunto n. 3: La morte di Pinelli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Paolo Cucchiarelli ha scritto (se non sbaglio non solo in risposta all’articolo firmato da me e Saverio, ma anche in riferimento ad altri commenti) che ci sarebbe un certo imbarazzo nell’affrontare la sua ricostruzione della morte del ferroviere anarchico. Ovviamente non posso rispondere per altri e lo faccio solo per quanto mi riguarda.&lt;br /&gt; Secondo me, e l’ho accennato nell’articolo con Saverio, dal punto di vista della ricostruzione della dinamica della caduta Cucchiarelli ci ha preso. Dirò di più: se leggete il già citato “Una storia quasi soltanto mia” vedrete che anche Licia Pinelli all’epoca (il libro-intervista è del 1982) ipotizzò fra le altre anche una ricostruzione simile: un alterco degenerato al termine dell’interrogatorio (aggiungo che, come dice Cucchiarelli, “a logica” l’indiziato maggiore per la colluttazione-alterco sembra davvero essere Panessa). Paolo, dal canto suo, ha perfettamente ragione anche nel dire che “l’ipotesi alterco” spiegherebbe anche quella specie di lapsus di D’ambrosio, che nel formulare la versione del malore aggiunse una frase sibillina (quasi “una voce dal sen fuggita”) sul “gesto di difesa nella direzione sbagliata”. Una frase che m’aveva sempre portato molti dubbi, che Cucchiarelli giustamente sintetizza in “ma difesa da cosa?!”: effettivamente è la prima domanda che una persona di buon senso dovrebbe porsi…&lt;br /&gt; Adriano Sofri, ne “La notte che Pinelli”, sottolinea che, in realtà, in quel momento l’interrogatorio non era alla fine ma – al contrario – in una fase cruciale (anche su questo convergiamo pure io e Cucchiarelli). Cruciale per che motivo? Paolo ha la sua teoria: in essa, le due bombe scomparse del 12 dicembre spiegano sia i movimenti di Pinelli di quel pomeriggio, sia la reticenza di Pinelli nello spiegare quegli spostamenti, sia il fatto che in Questura le accuse e i toni nei suoi confronti lievitano fino al drammatico epilogo. Anche in questo caso, la ricostruzione di Paolo l’ho brutalmente sintetizzata: per migliori specifiche rimando agli articoli precedenti, alle risposte di Paolo e soprattutto al suo libro.&lt;br /&gt; Personalmente credo invece che l’alterco che avrebbe originato la caduta sia dovuto a un mix di situazioni: la testimonianza di Rolandi su Valpreda; la certezza, da parte degli inquirenti, di dover stringere i tempi, perché il giorno dopo sanno che Occorsio a Roma formalizzerà il riconoscimento e quindi, da quel momento, si dovrà dire che l’intera “macchina del terrore” (per citare un quotidiano dell’epoca) è stata individuata; lo stress che, dopo lunghe ore e giorni di lavoro, spinge la Questura ad accelerare i tempi e a non “andare troppo per il sottile”, per usare un eufemismo.&lt;br /&gt; Tutti questi motivi, a mio avviso, rendono valida l’ipotesi di un alterco particolarmente acceso, dopo quello che sente Valitutti circa mezz’ora prima, indipendentemente dall’ipotesi che dà Cucchiarelli sulle due bombe scomparse e sul ruolo di Pinelli nella giornata del 12. La reticenza di Pinelli circa il suo alibi potrebbe essere spiegata semplicemente con la volontà di tacere l’incontro con un personaggio ambiguo (nonché compromesso e compromettente) come Sottosanti, ma questa, sia chiaro, è solo una mia ipotesi.&lt;br /&gt; Pure le menzogne di Guida e Allegra possono essere spiegate, come dice Paolo, con l’esigenza di tacere l’indicibile. Ma, a mio avviso, può trattarsi anche solo del risultato imperfetto di una versione (peraltro successivamente disgregata in più versioni) rabberciata alla bell’e meglio nella concitazione del momento. Ricordo una frase di Licia Pinelli, sempre da “Una storia quasi soltanto mia”: "Pino è stato il granellino di sabbia che ha inceppato il meccanismo. Dopo la bomba di Piazza Fontana avevano cominciato la caccia agli anarchici, che erano la parte più debole… la morte di Pino è stata un infortunio sul lavoro, per loro sarebbe stato più comodo metterlo in galera con gravi imputazioni e tenerlo dentro per anni…". In altre parole: una morte scomoda e ingombrante, che costringe i funzionari e i dirigenti della Questura milanese a inventarsi delle pezze che, invece di coprirli, evidenziano i buchi e ne fanno sospettare altri.&lt;br /&gt; Per chi fosse interessato ad altre mie considerazioni sul caso Pinelli rimando a questi due articoli:&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://francescobarilli.splinder.com/post/17708597/Spingendo+la+verit%C3%A0+storica+u" href="http://francescobarilli.blogspot.com/2008/07/spingendo-la-verita-storica-un-po-piu.html" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Spingendo la verità storica un po’ più in là. Lettera &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;a Mario Calabresi&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;a _cke_saved_href="http://francescobarilli.splinder.com/post/19641772/Recensione%3A+%E2%80%9CLa+notte+che+Pi" href="http://francescobarilli.blogspot.com/2009/01/recensione-la-notte-che-pinelli-di.html" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Recensione: “La notte che Pinelli”, di Adriano Sofri &lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Appunto n. 4: Patmos e Pasolini&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Bene ha fatto Cucchiarelli a ricordare quella poesia nel finale del suo libro. Credo che se chiedessimo ad una qualsiasi persona, mediamente acculturata ed appassionata a Piazza Fontana, di associare il nome di Pasolini alla strage del 12 dicembre tutti risponderebbero citando “Io so”. Articolo bellissimo e giustamente ricordato, ma spiace constatare che pochi sanno che Pasolini scrisse una poesia (forse è più corretto definirla poema) sulla strage. La scrisse di getto, quasi come uno sfogo, immediatamente dopo il fatto e prima che il bilancio si facesse ancora più tragico (e prima ancora della morte di Pinelli), tanto è vero che in Patmos sono menzionate solo 13 vittime (tre se ne aggiunsero nei giorni seguenti e uno – Vittorio Mocchi – morì alcuni anni più tardi, dopo aver lungamente sofferto per le conseguenze delle ferite subite; anche lui fu riconosciuto vittima della strage).&lt;br /&gt; Credo possa far piacere a Paolo conoscere un aneddoto e un’anticipazione. Confesso che pure io non conoscevo Patmos, fino a quando non ne sentii recitare alcuni passi da Francesca Dendena, figlia di una delle vittime, il 12 dicembre 2007, in occasione di un’iniziativa in commemorazione della strage a cui ero invitato pure io. La forza espressiva dei versi di Pasolini, unita al valore simbolico del sentirli recitati proprio da Franca, mi colpì profondamente. Quando, alcuni mesi dopo, un editore mi propose di scrivere un racconto a fumetti su Piazza Fontana, accanto a molti dubbi ho avuto, fin dall’inizio, una sola sicurezza: nel fumetto avrei inserito alcuni passaggi da Patmos; in particolare il brano iniziale, quello finale e tutti i riferimenti alla vittime… E così ho rivelato una prima anticipazione del libro, svelando pure che si tratta di un racconto a fumetti, che come ho detto in passato non sarà una controinchiesta, ma una sorta di omaggio che fonde la ricerca storica con un livello più “lirico” ed evocativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; A questi appunti sparsi mancano ancora alcuni dettagli, ma mi sono “rimasti nella tastiera” per questioni di tempo. Magari ci tornerò più avanti, per ora è tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-3671047806103571889?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/3671047806103571889/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/07/ancora-su-il-segreto-di-piazza-fontana.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3671047806103571889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3671047806103571889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/07/ancora-su-il-segreto-di-piazza-fontana.html' title='Ancora su “Il segreto di Piazza Fontana”: appunti sparsi'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-3037261226843802401</id><published>2009-06-25T22:57:00.000+02:00</published><updated>2012-01-24T23:00:23.509+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la piuma e la montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Un’altra mia risposta su “Il segreto di Piazza Fontana”</title><content type='html'>Premetto che, al di là del titolo dell’articolo, questo non è il nuovo commento, che ho promesso, al libro di Paolo Cucchiarelli. Quel commento lo scriverò, tranquilli, datemene il tempo. Chi mi conosce sa che non pratico questa attività come professione principale: anzi, mi dedico alla scrittura nel tempo libero (le cose cambieranno in futuro? Lo spero, ma non ci conto molto). Inoltre, problemi personali si aggiungono in questo periodo a quelli consueti, per cui devo impiegare il mio tempo in altre faccende (come si può vedere anche dall’ora in cui scrivo) e nei prossimi giorni andrà pure peggio…&lt;br /&gt; Intervengo, quindi, solo perché sul &lt;a _cke_saved_href="http://www.facebook.com/group.php?gid=111480141059&amp;amp;ref=nf" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=111480141059&amp;amp;ref=nf" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;gruppo su Facebook &lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;dedicato a “Il Segreto di Piazza Fontana” ho visto emergere una questione nuova. Cucchiarelli segnala di aver chiesto a Liberazione lo spazio per una sua replica all’articolo firmato da me e Saverio Ferrari apparso sul quotidiano il 20 giugno, ed evidenzia con amarezza che lo spazio gli è stato negato.&lt;br /&gt; Intervengo, dunque, esclusivamente su tale argomento con alcune puntualizzazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; - L’articolo in questione, come detto apparso il 20 giugno, è una versione ridotta di quello pubblicato per intero sul mio blog, sul sito di Saverio, su altri siti internet e pure sul già citato gruppo di Facebook.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; - La decisione di pubblicare sul mio blog la replica di Paolo è mia, perché ritengo che chi fa questo lavoro (sia per professione, come Cucchiarelli, sia per sostanziale “hobbysmo”, come me) abbia il dovere di dare spazio alle critiche, anche severe; basta che si resti nel limite dell’educazione. Io ho giudicato (con Saverio) severamente il libro, ed era mio/nostro diritto. Cucchiarelli ha risposto in modo tagliente ma civile: era suo diritto e mio dovere dargli spazio (anche perché un blog personale ha obblighi di “netiquette” diversi da quelli di un sito o di un giornale). Da lì in poi lo scambio di opinioni è proseguito (e proseguirà) con – credo – utilità intellettuale per entrambi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; - Non sono stato minimanmente coinvolto nella scelta di Liberazione di non dare spazio alla replica di Cucchiarelli. Non sono giornalista, redattore e neppure collaboratore free lance del giornale. Ne sono un “lettore attivo”; sono un intellettuale (credetemi, uso questo termine assolutamente senza pomposità; se non erro è Antonio Tabucchi ad aver definito intellettuale “chiunque usi la propria intelligenza con metodo”) che a volte invia dei pezzi, a volte pubblicati a volte no (sta nel gioco). Dunque la decisione del giornale non mi vede coinvolto e non ne conosco le motivazioni che la sottendono (le apprendo solo da quanto scrive Cucchiarelli sul gruppo Facebook). Dico solo una cosa: sul mio piccolo spazio (questo blog) proseguirò nella mia linea di dare voce alle repliche di chi la pensa diversamente da me. Verrà magari un momento in cui ci si accorgerà che l’uno non convince l’altro, fermo restando il rispetto per l’altrui posizione e l’arricchimento vicendevole che – in ogni caso – ognuno avrà grazie al contributo opposto. In quel momento la discussione si fermerà da sé, ma con la consapevolezza che non è stata inutile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; - Paolo Cucchiarelli suggerisce che io non so che pesci pigliare e come comportarmi con gli elementi nuovi della sua inchiesta, relativamente al mio libro su Piazza Fontana. E dice di sperare che io sia tormentato da mille dubbi. Non la prendo come un’osservazione negativa, ma non è del tutto vero e devo puntualizzare alcune cose. Ho sempre ritenuto il dubbio il miglior amico di un pensatore. Non mi fanno paura i dubbi, ma bensì le certezze granitiche, l’assolutismo, la fede cieca in una convinzione. In una parola: l’ottusa chiusura “all’altro”.&lt;br /&gt; In realtà, però, il mio libro su Piazza Fontana l’ho pensato fin dall’inizio come ad una cosa che fonde un livello evocativo con uno – più in filigrana – fattuale o documentale. Non è una controinchiesta, per intenderci. Peraltro, ho già spiegato di continuare a non condividere il succo de “Il segreto di Piazza Fontana”. Ne apprezzo lo sforzo di ricerca (qua e là ho trovato degli errori anche sul piano documentale, ma non importanti. Comunque, ne parleremo), continuo a non condividerne le conclusioni. Che trovo sbagliate (e qui rispondo ad un’altra velata obiezione di Cucchiarelli) NON perché “inopportune politicamente” (cosa di cui, in ipotesi, non m’importerebbe nulla) ma, semplicemente, perché… sbagliate… Ma questo è il piano fattuale su cui, come dicevo, tornerò un’altra volta, non appena il casino personale di questi giorni sarà passato (spero…). Tutta questa lunga digressione per dire “ben vengano i dubbi”, ma il libro di Cucchiarelli in realtà mi spingerà a rivedere e a supportare meglio l’apparato redazionale che farà da corollario al libro, non il libro in sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; - un’altra curiosità apparsa nel succitato gruppo di Facebook è: sapere quanti e chi tra i giornalisti di Liberazione, negli anni '70 era nell'Autonomia, nella sinistra extra-parlamentare, in Potere Operaio, Lotta Continua eccetera. Non ne ho la più pallida idea e la cosa, in una scala da uno a dieci, mi interessa “meno 12”. Faccio però ad una riflessione: siccome spesso si parla di superare le vecchie ideologie, invito tutti a non pensare che se Tizio (vecchio appartenente al gruppo extraparlamentare di sinistra “Pincopallino”) scrive o pensa oggi certe cose (questo non vale solo per Piazza Fontana) lo faccia solo in nome della sua vecchia appartenenza ideologica che gli darebbe dei paraocchi. Anche nella cosiddetta sinistra radicale siamo un po’ più evoluti del cane di Pavlov… Io ad ogni buon conto, ho un pedigree tranquillo: negli anni 70 al massimo giocavo coi mattoncini Lego…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-3037261226843802401?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/3037261226843802401/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/06/unaltra-mia-risposta-su-il-segreto-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3037261226843802401'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3037261226843802401'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/06/unaltra-mia-risposta-su-il-segreto-di.html' title='Un’altra mia risposta su “Il segreto di Piazza Fontana”'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-6389849230445812698</id><published>2009-06-19T22:39:00.000+02:00</published><updated>2012-01-24T22:55:40.797+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la piuma e la montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>La risposta di Paolo Cucchiarelli (autore de “Il segreto di Piazza Fontana”)</title><content type='html'>Per leggere la risposta di Paolo Cucchiarelli, &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/79265282/rispostacucchiarelli" target="_blank"&gt;vedi file allegato&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Caro Cucchiarelli, caro Castronuovo,&lt;br /&gt; solo alcuni appunti sparsi:&lt;br /&gt; non c’è bisogno di minacce, più o meno velate, perché io pubblichi la replica: personalmente trovo che pubblicare una risposta, anche critica (io, per motivi di tempo, per ora sono riuscito solo a vederla di fretta, ma mi sembra che quello sia il tono, e non immaginavo nulla di diverso) sia solo questione di educazione. Chi mi conosce sa che non mi manca.&lt;br /&gt; Accolgo dunque la richiesta di Manlio Castronuovo e pubblico la replica di Paolo Cucchiarelli. La pubblico come documento allegato (è lungo e “formattato” in modo piuttosto chiaro: anche per i lettori di questo blog sarà più facile leggerla).&lt;br /&gt; A quel punto, mi auguro sia fatto altrettanto per una mia (o nostra – con Saverio, intendo) eventuale controreplica, a partire da questa.&lt;br /&gt; Una cosa, però: a me il dibattito va bene, ma Paolo mi sembra partire col piede sbagliato, adombrando “ordini di scuderia”; e pure nella sua risposta, per quel che ho potuto leggere, ci sono elementi sbagliati (non intendo a livello concettuale – in questo momento non mi soffermo su quelli – ma a livello di approccio). Parlo di accuse di furberie, di aver taciuto certe cose, addirittura di plagio verso Giannuli o il Manifesto eccetera. Sia chiaro: se un libro è lungo 700 pagine una recensione-commento non è che debba essere lunga 200 solo per far piacere all’autore… Quindi, se su certe cose io e Ferrari non ci siamo soffermati non è perché non le si sia lette o perché le si ritenga “scomode”, come insinua Paolo. Vorrei fosse chiaro: io, su Piazza Fontana non ho una verità precostituita. Forse non l’ha nemmeno Cucchiarelli, però – questo è il mio parere su cui tornerò alla fine di queste note – ne ha una di cui si è “innamorato”. E gli innamorati, si sa, tendono a non vedere i difetti dell’oggetto del proprio sentimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Se Cucchiarelli vuole vedere ad ogni costo, nel commento scritto da me e Saverio, della malafede, non posso farci nulla. Dal canto mio posso rassicurarlo con una frase molto semplice: gli auguro che il suo libro sia letto e abbia successo. Mi auguro pure che i suoi lettori, se vogliono conoscere la storia di Piazza Fontana, non si fermino “solo” a questo lavoro (che considero prezioso, pur non condividendone le conclusioni) ma decidano di allargare le proprie conoscenze anche con altri lavori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Faccio un’altra chiosa sugli “ordini di scuderia” e preciso: ho quasi 44 anni. Ne ho passati 37 senza essere iscritto a nessun partito; poi ne ho passati 5 iscritto a Rifondazione (per motivi complessi con cui non voglio annoiarvi: diciamo che era il tentativo di “fare qualcosa” all’interno di una struttura organizzata). Quest’anno non ho rinnovato la tessera e posso tranquillamente passare gli anni che mi restano da non iscritto a nessun partito, ricollegandomi alla scelta dei primi 38 (oddio: i primi 18 forzatamente, i successivi 19 deliberatamente) e vivendo felice. Faccio quel che faccio, scrivo quel che scrivo, penso quel che penso, solo perché “lo sento”: per passione intellettuale e morale. Tutto qui. Magari sbagliando, ma senza fini occulti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L’accusa di plagio verso Giannuli o il Manifesto, poi, è quella che (per mia inclinazione personale) mi ha maggiormente ferito. A tale accusa non posso opporre altro se non una richiesta di credere alla mia buona fede: l’articolo di Giannuli l’ho letto quando già io e Saverio avevamo ormai completato il nostro lavoro, e non ci ha influenzato. Al limite, sarebbe Cucchiarelli a doversi fare una domanda: “ma se Barilli, Giannuli, il Manifesto e Ferrari arrivano a conclusioni analoghe, non sarà che magari qualcosa nel mio lavoro non li ha convinti? Non sarà che alcune ‘prove’, che io voglio vedere come tali, forse non sono così solide, ma sono – almeno per loro – suggestioni? Non è che dovrei ragionare sulle loro critiche, anche a costo di mettere in dubbio mie convinzioni consolidate?”. Al contrario, sembra che Paolo preferisca pensare anche a noi (io, Giannuli, il Manifesto e Ferrari, e anche Sofri nella sua rubrica - http://www.ilfoglio.it/piccolaposta/216 – è stato molto critico verso “Il segreto di Piazza Fontana”) come a marionette teleguidate, o a persone accecate da paraocchi ideologici…&lt;br /&gt; Facciamo così, anche in questo caso, gioco a carte scoperte e dico: per me Cucchiarelli ha scritto quel che ha scritto in perfetta sincerità. Io non lo condivido, ma credo che alla base delle sue convinzioni – per me erronee – ci sia solo, come ho accennato prima, una sorta di “innamoramento” verso un’inchiesta che lo ha appassionato per dieci anni; un innamoramento che ha consolidato in lui quelle opinioni. Dietro “Il segreto di Piazza Fontana” non c’è nessuna “strana manovra” dell’autore (ma, sottolineo, nel mefitico clima politico in cui viviamo le manovre possono purtroppo innestarsi a posteriori, al di là della volontà degli autori).&lt;br /&gt; A me, basterebbe che Cucchiarelli formulasse un uguale riconoscimento verso me e Saverio: nessun “ordine di scuderia”, nessun plagio, nessuna malafede nell’articolo che abbiamo scritto. Per me la “polemica Barilli-Cucchiarelli” si chiude qui. Io non ho in mano la verità su Piazza Fontana, né mi sono affezionato per “fedeltà alla linea” (quale, poi?!) ad una verità precostituita; spero che anche Paolo si convinca di non esserne diventato l’unico depositario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; P.S.:&amp;nbsp; solo una precisazione fattuale, cioè nel merito del libro e del nostro articolo. Cucchiarelli scrive &lt;em&gt;“Mi fa specie poi di Ferrari che sfruttando un mio suggerimento di qualche anno fa si e’ chiesto su internet (controllate) “Quante erano le bombe il 12 dicembre?” tranne ora contestare il tutto se la cosa non gli conviene nel passaggio su Valpreda.”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Saverio non ha mai rinnegato di aver scritto delle due bombe in più (se non erro, non solo su internet, ma pure in un articolo su Liberazione), anzi!!! Del particolare abbiamo discusso anche recentemente, prima ancora dell’uscita del libro di Cucchiarelli. Alle due bombe in più, in altre parole, crediamo anche noi; semplicemente la spiegazione che diamo è diversa (e lo abbiamo scritto): &lt;em&gt;“Ad esempio, tutta la vicenda delle due bombe scomparse potrebbe avere ben altra spiegazione: il loro ritrovamento potrebbe essere stato impedito per lo stesso motivo per cui fu fatta brillare la bomba alla Commerciale Italiana, ossia per evitare che si risalisse in breve tempo alla matrice fascista degli attentati”&lt;/em&gt;. Questo solo per chiarezza, non per riaprire la polemica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-6389849230445812698?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/6389849230445812698/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/06/la-risposta-di-paolo-cucchiarelli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6389849230445812698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6389849230445812698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/06/la-risposta-di-paolo-cucchiarelli.html' title='La risposta di Paolo Cucchiarelli (autore de “Il segreto di Piazza Fontana”)'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-122630527251756562</id><published>2009-06-18T22:34:00.000+02:00</published><updated>2012-01-24T22:38:43.546+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='resistenza-antifascismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la piuma e la montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>"Il segreto di Piazza Fontana": un'occasione persa</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"Il segreto di Piazza Fontana"&lt;/em&gt;, scritto da Paolo Cucchiarelli e uscito per l'editore Ponte alle Grazie (pag. 704, € 19,80), è un lavoro interessante e inquietante nella prima parte, sconcertante e irritante nella seconda. Fonde elementi di inchiesta a voli pindarici dell'autore - che si fanno via via più fantasiosi, depotenziandone il contenuto - e appare viziato alla base da un difetto: il cadere in ricostruzioni azzardate, con concessioni alla più sfrenata dietrologia. Un limite che rende il libro non una sorta di verità definitiva sulla "madre di tutte le stragi", come è stato pubblicizzato, ma un contributo che rischia di mettere in ombra persino la parte di verità già accertata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le due bombe nella banca, quelle "scomparse" e "l'ingenuità" degli anarchici&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Quel giorno, alla Banca nazionale dell'agricoltura, sarebbero state portate due bombe. Una di matrice anarchica; dotata di timer e trasportata nella banca da Pietro Valpreda, era destinata a un attentato dimostrativo, dovendo esplodere quando gli uffici erano già chiusi e privi di persone. La seconda, più potente, sarebbe stata portata dai fascisti; dotata di accenditore a strappo e di una miccia, fu fatta esplodere prima di quella anarchica, innescando forzatamente pure questa. Fu l'ordigno a miccia a causare la strage, e la strategia era finalizzata ad addossare l'attentato alla sinistra. Più precisamente, i fascisti non intendevano fermare il proprio depistaggio a poche schegge dell'ambiente anarchico, ma volevano arrivare fino all'editore Giangiacomo Feltrinelli. In questa ottica Valpreda, pur restando sostanzialmente innocente, torna ad essere figura assai discutibile: ingenuo burattino dei fascisti, stragista involontario, testa calda che si accompagnava a frequentazioni dubbie, mentitore per necessità. Un conto è però ricordare Valpreda come un ingenuo (anche commentatori più benevoli con l'anarchico lo ricordano così), ben altra cosa è descriverlo come una marionetta teleguidata che segue indicazioni altrui senza porsi domande o dubbi: il suo comportamento, nella ricostruzione di Cucchiarelli, rasenta più l'imbecillità che l'ingenuità. Si pensi solo che avrebbe ritirato la bomba, da collocare alla banca, nella sede degli studenti greci simpatizzanti col regime dei colonnelli...&lt;br /&gt; Gli attentati certi del 12 dicembre '69 furono 5. A Milano, oltre che in Piazza Fontana, un ordigno venne ritrovato inesploso alla Banca commerciale italiana di Piazza della Scala. Fu fatto frettolosamente brillare, con la conseguente compromissione di materiali che potevano rivelarsi utili nelle indagini. Altre tre bombe furono collocate a Roma. Una esplose nei sotterranei della Banca nazionale del lavoro. Le altre due scoppiarono in successione presso l'Altare della Patria.&lt;br /&gt; Secondo Cucchiarelli quel giorno a Milano sarebbero falliti altri due attentati. Questa voce fu riportata già da alcuni quotidiani nei giorni successivi il 18 dicembre 69: i giornali riferirono di una conferenza stampa tenuta il giorno precedente dagli anarchici del circolo del Ponte della Ghisolfa. Secondo tale fonte, la sera del 12 dicembre sarebbero stati ritrovati altri due ordigni inesplosi, uno in una caserma militare e uno in un grande magazzino; la Questura milanese smentì la circostanza. Ne &lt;em&gt;"Il segreto di Piazza Fontana"&lt;/em&gt; si ipotizza che anche questi due ordigni fossero di matrice anarchica, e che pure questi dovessero essere manomessi o raddoppiati dai fascisti, per rendere più pesante il bilancio stragista.&lt;br /&gt; E qui si torna alla "stupidità" degli anarchici, che doveva essere, se si vuol credere al libro, una loro caratteristica endemica: secondo l'autore è Giovanni Ventura a portare l'11 dicembre due bombe ai coniugi Corradini, e sempre secondo Cucchiarelli si tratta proprio dei due ordigni "scomparsi". Va sottolineato che i Corradini erano attivisti anarchici tornati in libertà solo il 7 dicembre, dopo mesi di carcere per gli attentati del 25 aprile, un'accusa per cui buona parte del loro gruppo era ancora detenuta. In questo contesto appare inverosimile che due persone da poco scarcerate si espongano con leggerezza a una simile operazione: per i Corradini si andrebbe oltre l'imbecillità...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il ruolo di Pinelli e la sua morte&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Pure il ferroviere anarchico dal libro esce innocente, ma non privo di macchie. Quel giorno Pinelli avrebbe intuito la trappola fascista in cui stavano per cadere i suoi compagni e si sarebbe adoperato per evitare che le altre due bombe scoppiassero a Milano. Per questo avrebbe fornito un alibi falso a chi lo interrogava, facendo insorgere sospetti sul suo conto; nella concitazione dell'interrogatorio, sarebbe nata una colluttazione, sfociata nella mortale caduta dal quarto piano della Questura milanese.&lt;br /&gt; Nel caso Pinelli, la ricostruzione della dinamica della caduta appare valida, anche se non viene aggiunto nulla di nuovo al panorama, che già contemplava la colluttazione e la morte "incidentale" tra le ipotesi.&lt;br /&gt; Da sottolineare - anche se a livello di pura aneddotica - che se gli altri anarchici sono rappresentati come sciocche marionette, secondo Cucchiarelli Pinelli avrebbe mandato messaggi cifrati su Valpreda addirittura utilizzando l'enigmistica (pag. 246)! Ci sfugge, in un simile ambiente, chi avrebbe potuto coglierli: certo non i suoi compagni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quando la dietrologia inganna&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Come già accennato, Cucchiarelli ha sicuramente svolto un grande lavoro di documentazione, e - almeno per quanto riguarda la prima parte del libro - si può supporre che le intenzioni fossero sincere. In un video sul web (C6.tv) ha dichiarato &lt;em&gt;"Gli anarchici sono rimasti vittime di una trappola, predisposta nel tempo (durante tutto il 69, con l'aiuto e la copertura dello stato e dei servizi segreti) affinchè fossero il capro espiatorio, coloro che dovevano pagare per questa trappola"&lt;/em&gt;. Affermazione nella sostanza condivisibile, ma non c'era bisogno di un lavoro così imponente per formularla. Il lavoro giudiziario su Piazza Fontana è stato già notevole: certo, incompleto sul piano degli esiti penali e per questo deludente, ma molte cose sono state appurate, specie nell'ultima istruttoria, conclusa in Cassazione il 3 maggio 2005. In Veneto fu costituito, nell'alveo di Ordine Nuovo, un gruppo eversivo che aveva cervelli e manovalanza principalmente nelle cellule di Padova e Mestre. E' in questo ambito che vengono realizzati gli attentati del '69, da quelli incruenti della primavera-estate fino a quello tragico del 12 dicembre. Per quanto riguarda responsabilità personali nessuno è stato condannato, ma su Franco Freda e Giovanni Ventura, principali esponenti padovani del gruppo, tutti e tre i gradi di giudizio hanno espresso una valutazione - citando un commento del Giudice Salvini scritto il 15 maggio 2005 per il periodico dell'ANPI - di &lt;em&gt;"colpevolezza storica, anche se non traducibile in una sentenza di condanna"&lt;/em&gt;, essendo i due soggetti già stati assolti in un altro processo e per il noto principio giuridico secondo cui nessuno può essere processato due volte per lo stesso reato, se nel frattempo è stata già emessa una sentenza definitiva di assoluzione. In questo quadro fa eccezione Carlo Digilio, e sul particolare correggiamo un errore - formale ma di un certo rilievo - di Cucchiarelli. Ne &lt;em&gt;"Il segreto di Piazza Fontana"&lt;/em&gt; l'autore annovera pure Digilio fra gli assolti (per prescrizione). In realtà l'artificiere di fiducia di Ordine Nuovo nel Veneto fu condannato in primo grado: si riconobbe che aveva svolto, come confessato, una consulenza tecnica sull'esplosivo poi usato nella strage. Appello e Cassazione non hanno smentito quella sentenza, a cui l'interessato non oppose ricorso. La prescrizione, in questo caso, non inficia la condanna, che è passata in giudicato rendendo Digilio tecnicamente l'unico colpevole processualmente accertato per la strage.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I finti scoop&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; In un'inchiesta complessa come quella su Piazza Fontana (intricata di suo, inquinata dai noti depistaggi, ormai appesantita da anni che la rendono ancora più difficoltosa) è normale affidarsi, oltre che ai fatti, a ragionamenti logico deduttivi o a intuizioni. L'importante è non farsi accecare dalla voglia di giungere a un risultato, spacciando le ultime per fatti acclarati. Purtroppo è proprio in questo tranello che cade &lt;em&gt;"Il segreto di Piazza Fontana"&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt; Tutta la spiegazione sulla doppia bomba alla Banca dell'agricoltura resta una teoria non sorretta da elementi solidi. Peraltro, c'è un dato storico che a Cucchiarelli sembra sfuggire: che i fascisti abbiano ideato una strategia complessa per addossare la strage agli anarchici è cosa ormai condivisa da tutti, e così pure che questa sia risultata efficace per lungo tempo. Perché i fascisti avrebbero dovuto renderla ancora più intricata di quanto già non sia apparsa negli anni?&lt;br /&gt; Come ha ricordato Sofri nel suo ultimo libro (&lt;em&gt;"La notte che Pinelli"&lt;/em&gt;), le indagini si orientarono verso gli anarchici, e su Valpreda in particolare, ben prima del "riconoscimento" di quest'ultimo, avvenuto la mattina del 16 dicembre: addirittura dal tardo pomeriggio del 12 dicembre, quando Pinelli viene invitato in Questura. Pinelli segue da via Scaldasole col proprio motorino il Commissario Calabresi che, con la propria vettura, carica con sé Sergio Ardau, un altro anarchico. E' lo stesso Ardau a ricordare che Calabresi e Panessa (funzionario di polizia che avrà un ruolo chiave nella successiva caduta del ferroviere anarchico) gli parlarono già durante il viaggio, accennando già in quel momento alla matrice anarchica dell'attentato e alle responsabilità di Valpreda. I fascisti, insomma, potevano seminare su un terreno già pronto al raccolto, senza complicarsi la vita fra doppie bombe, ordigni scomparsi, manovalanza inconsapevole (Valpreda) e consapevole (il vero attentatore); tutti elementi che, aggiungendosi a una tela già fitta, rischiavano di indebolirla invece di consolidarla. Da notare anche che ne &lt;em&gt;"Il segreto di Piazza Fontana"&lt;/em&gt; si affronta pure un'altra ipotesi che per anni ha affascinato storici e magistrati: quella del "sosia di Valpreda", ossia del neofascista che sarebbe stato prescelto per compiere l'attentato proprio per la sua somiglianza con l'anarchico. Cucchiarelli in proposito arriva a una conclusione bizzarra: essendo due le bombe da depositare nella Banca, ci fu sì Valpreda, ma pure il suo sosia, entrambi arrivati sul posto con due distinti taxi. Anche in questo caso si tratta non solo di un particolare poco spiegabile (se si aveva la certezza di far compiere l'attentato a Valpreda e di incastrarlo con un riconoscimento, perché anche l'altro attentatore doveva essere un sosia dell'anarchico?), ma pure di un appesantimento organizzativo che poteva mettere a repentaglio l'operazione.&lt;br /&gt; Peraltro, la coltre di silenzi e depistaggi gravante su Piazza Fontana in questi quarant'anni si è parzialmente disgregata anche nell'ambiente neofascista e ordinovista, e pure questo è un elemento non tenuto in debita considerazione da Cucchiarelli. Specie nell'inchiesta Salvini, iniziata alla fine degli anni 80 e sfociata nel processo concluso nel 2005, molti "camerati" hanno parlato, alcuni dando un contributo alla ricostruzione dell'eversione nera e stragista. Digilio, Siciliano, Bonazzi, Vinciguerra e altri hanno aperto il proprio album dei ricordi, alcuni vagamente, altri in modo preciso e circostanziato. Pure sull'intenzione di far ritrovare in una villa di Giangiacomo Feltrinelli timer analoghi a quelli usati il 12 dicembre Cucchiarelli non svela niente di nuovo: nell'ultima istruttoria ne hanno parlato Giusva Fioravanti, Bonazzi, Calore e persino Giannettini (l'agente Zeta del Sid, pesantemente implicato nelle indagini fin dagli anni 70). Dunque, perché mai in questo mare di rivelazioni (molte delle quali fatte da persone ormai non perseguibili penalmente, quindi contrassegnate da minori margini di ambiguità) non è emerso nulla sulla pista della doppia bomba? Se nell'immediato si trattava di particolari da sottrarre accuratamente alle indagini, i motivi di un'uguale riservatezza in rivelazioni di trent'anni successive non paiono spiegabili.&lt;br /&gt; Considerazioni a parte sono invece dovute a un altro particolare che Cucchiarelli evidenzia nel libro: il ritrovamento di un pezzo di miccia, menzionato nella fase iniziale delle indagini e poi inspiegabilmente uscito di scena, che fa pensare a un ordigno il cui innesco fosse di tipologia diverso da quello ormai consolidato nella storia di Piazza Fontana (ossia: un innesco a miccia in luogo del famoso timer). Questo particolare è forse il più rilevante fra quelli apparsi nella prima e più interessante parte del volume, nonché difficile da controdedurre. Resta però un elemento solitario, da solo insufficiente per avallare ricostruzioni alternative a quella che la Magistratura ha già puntualmente descritto, pur senza arrivare a responsabilità personali. Un elemento che invece Cucchiarelli utilizza davvero come una miccia, per accendere il motore che lo porterà su un percorso che, da qui in poi, si fa arbitrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I timer: ricostruzione interessante, conclusioni discutibili&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Cucchiarelli fa una lunga dissertazione sui timer (da 60 e 120 minuti) comprati dal gruppo di Freda e Ventura per Piazza Fontana e in generale per l'operazione del 12 dicembre. In particolare si sofferma sull'intercambiabilità e sulla modificabilità dei "dischi orari". Il suo intento è dimostrare che un timer da 120 minuti potesse essere trasformato in uno da 60, ingannando così un potenziale "attentatore in buona fede", il quale si sarebbe convinto di posare un ordigno la cui esplosione era stata programmata due ore dopo l'innesco, mentre in realtà il tempo concesso alla detonazione era dimezzato.&lt;br /&gt; La riflessione sulla manomissione dei dischi-tempo è interessante, ma crea alcuni buchi logici nella stessa ricostruzione di Cucchiarelli, di cui l'autore sembra non accorgersi o liquida con superficialità.&lt;br /&gt; Se la bomba "anarchica" era destinata a esplodere per induzione, cioè grazie a quella posata accanto dai fascisti e con l'innesco a miccia, perché si doveva modificare il timer? A quel punto sarebbe andato benissimo il temporizzatore da due ore, il risultato sarebbe stato analogo. Anzi, tutto sommato sarebbe stata una metodologia persino più sicura: si sarebbero evitate operazioni ridondanti (la modifica del timer) scongiurando pure l'ipotesi - seppure remota - che l'attentatore potesse accorgersi della manomissione.&lt;br /&gt; Inoltre, l'ipotesi di alterazione dell'orario di scoppio sembra accordarsi, più che con la teoria cara a Cucchiarelli del doppio attentatore, con quella del gesto singolo. Si tenga conto che anche nell'ambiente ordinovista molti attentati, almeno fino al dicembre 69, erano puramente dimostrativi. In questo contesto, la sostituzione del timer poteva essere funzionale a vincere eventuali resistenze - etiche o semplicemente pragmatiche - di un singolo esecutore materiale, pedina parzialmente inconsapevole di una regia superiore, che avrebbe portato la bomba nella banca convinto di non causare una strage. Questa ipotesi spiegherebbe pure le voci, circolate per molto tempo anche nell'estrema destra, della "strage per errore": pur essendosi rivelata una convinzione errata (e probabilmente da certuni fatta circolare ad arte) non è escluso che nell'ambiente ci fosse chi aveva validi motivi per essersela formata. Questa soluzione manterrebbe la strage nel solo alveo fascista, e sarebbe pure coerente col quadro organizzativo generale ordinovista, laddove, è bene ricordarlo, era presente una compartimentazione piuttosto rigida, in cui non sempre la "bassa manovalanza" era pienamente consapevole delle decisioni assunte ai livelli superiori.&lt;br /&gt; Cucchiarelli pare accorgersi dell'incongruenza, ma la liquida con poche parole: &lt;em&gt;"con i timer contraffatti con le manopole da 120 minuti ci si era assicurati che il disastro avvenisse, anche se fosse esplosa solo la bomba anarchica"&lt;/em&gt;. Un po' poco per supportare la teoria.&lt;br /&gt; Anche nel caso dei timer la ricostruzione de &lt;em&gt;"Il segreto di Piazza Fontana"&lt;/em&gt; risente di due limiti. In primo luogo, si allunga la filiera organizzativa dell'attentato, andando a supporre una ricchezza di elementi che - seppure concatenati razionalmente - rendono la strategia dei fascisti troppo machiavellica, quando una più lineare sarebbe stata non solo ugualmente funzionale, ma soprattutto maggiormente priva di rischi d'intoppo: raddoppiando gli ordigni si aumentano il personale necessario e i margini di incertezza (basta il ritardo o l'anticipo di pochi minuti nell'entrare nella banca, e tutto diventa più difficile da gestire), in definitiva si aumenta la possibilità di venire scoperti. In secondo luogo, Cucchiarelli denota un limite che permea pure il resto del lavoro: nel seguire una propria deduzione non tiene conto del fatto che le intuizioni spesso portano a strade alternative. L'autore, invece, in questo come in altri casi ne segue una sola, quasi che - affascinato da un solo percorso - abbia trascurato ogni alternativa che lo possa portare a conclusioni diverse. Ad esempio, tutta la vicenda delle due bombe scomparse potrebbe avere ben altra spiegazione: il loro ritrovamento potrebbe essere stato impedito per lo stesso motivo per cui fu fatta brillare la bomba alla Commerciale Italiana, ossia per evitare che si risalisse in breve tempo alla matrice fascista degli attentati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le fonti e la loro attendibilità&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Lo ribadiamo: dopo un inizio interessante, è nella seconda parte del libro che Cucchiarelli perde il senso della misura. A un certo punto sembra abbandonare l'approccio investigativo (inizialmente seguito meticolosamente, pur se con conclusioni discutibili) per scegliere quello fantapolitico. Ma nel cambio di registro narrativo lo scrittore fa di peggio, avvicinandosi non alla fantapolitica lucida e metaforica di Orwell, ma a quella molto meno nobile di Dan Brown. Lo schema è lo stesso: un segreto inconfessabile a conoscenza di pochi all'origine di una battaglia nascosta tra uomini e apparati. Alcuni vengono assassinati per il segreto che hanno scoperto. Cucchiarelli decodifica segni e messaggi indecifrabili, raccoglie verità da personaggi ancora nell'ombra...&lt;br /&gt; Ma chi sono le fonti rivelatrici delle nuove "verità" di Cucchiarelli? Innanzitutto, Silvano Russomanno, ex dirigente del Sisde, ossia un funzionario di quei servizi segreti che operavano anche infiltrando neofascisti negli ambienti di sinistra, in particolare in quelli anarchici. E poi c'è Mister X, nella descrizione di Cucchiarelli &lt;em&gt;"un fascista operativo, uno che sapeva e che agiva"&lt;/em&gt;. In altre parole, un pezzo grosso della destra extraparlamentare dell'epoca, che protetto dall'anonimato conduce il libro alle "scoperte" più eclatanti. E' Mister X a confermare l'esistenza delle bombe anarchiche e della miccia, a rivelare il particolare del doppio taxi e del doppio attentato, a ricostruire il percorso delle borse... E' dunque un personaggio anonimo a tracciare trama ed essenza del libro: lasciamo al lettore ogni valutazione circa la necessità di altri riscontri oggettivi o circa l'attendibilità che possa attribuirsi a tale fonte.&lt;br /&gt;Su &lt;em&gt;"Il segreto di Piazza Fontana"&lt;/em&gt; l'impressione complessiva è che Cucchiarelli si sia fatto prendere la mano dalle sue ricerche, in una specie di bulimia investigativa che gli fa vedere segreti dove segreti non esistono, che gli fa scambiare la dietrologia, solo perché ben documentata, il mezzo più opportuno per risolvere non solo Piazza Fontana, ma pure il caso Pinelli, l'uccisione di Mauro Rostagno (secondo l'autore ucciso da Lotta Continua, conclusione in contrasto con evidenze giudiziarie emerse di recente), la morte di Feltrinelli e l'omicidio Calabresi (ad avviso di Cucchiarelli assassinato, per aver scoperto "il segreto", da Lotta Continua in combutta con i servizi segreti). Decisamente troppo per un libro che denuncia il proprio limite fin dalla copertina, dove si afferma &lt;em&gt;"finalmente la verità sulla strage"&lt;/em&gt;, con un'enfasi che del volume sottolinea, più che la natura, i limiti di una scarsa umiltà. &lt;em&gt;"Il segreto di Piazza Fontana"&lt;/em&gt; è, se non un depistaggio, un'occasione mancata. O forse un'operazione politica utile a ingenerare confusione e mettere in ombra importanti acquisizioni giudiziarie, tra cui l'innocenza degli anarchici, approfittando di un clima revisionista e cialtronesco che oggi rende possibile far rientrare dalla finestra veleni e sospetti già da tempo usciti dalla porta principale della storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Francesco "baro" Barilli&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Saverio Ferrari&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-122630527251756562?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/122630527251756562/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/06/il-segreto-di-piazza-fontana.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/122630527251756562'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/122630527251756562'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/06/il-segreto-di-piazza-fontana.html' title='&quot;Il segreto di Piazza Fontana&quot;: un&apos;occasione persa'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-5408087207950976325</id><published>2009-06-04T22:32:00.000+02:00</published><updated>2012-01-24T22:33:47.191+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Giuliani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>“Con il nome di mio figlio. Dialoghi con Haidi Giuliani”</title><content type='html'>recensione di Francesco “baro” Barilli e Checchino Antonini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nella vita di una persona esistono fatti che determinano un prima e un dopo, in positivo o in negativo. Non sono molti: il primo incontro con qualcuno che si rivelerà fondamentale, la nascita di un figlio, la morte di una persona cara… Ed esistono fatti che determinano un prima e un dopo in un’intera generazione.&lt;br /&gt; In America esisteva una frase: “dov’eri quando hanno ucciso John Kennedy?”. Da noi non la si è mai usata, non così esplicitamente, neppure di fronte ad avvenimenti che hanno segnato l’esistenza collettiva. Pensiamo a Piazza Fontana, nel suo significato paradigmatico della strategia della tensione, nel suo rappresentare un orribile spartiacque per la storia del Paese. Sicuramente quella frase può essere usata per i fatti di Genova e l’omicidio di Carlo Giuliani, può essere usata da una generazione che si risvegliò dopo la notte della Diaz, definita di volta in volta notte cilena o macelleria messicana, fino a capirne i contorni assolutamente italiani, che mostrarono i limiti di una democrazia che stava scivolando verso il baratro, verso quell’enorme “zona gialla” che limita i diritti e che dopo Genova sembra essersi allargata all’intero Paese.&lt;br /&gt; “Con il nome di mio figlio. Dialoghi con Haidi Giuliani” (curato da Marco Rovelli e da poco uscito per le edizioni Transeuropa) lo si potrebbe quindi valutare come un ennesimo lavoro sul luglio 2001, avvicinandosi al testo pensando di trovarvi un approfondimento su quei giorni, più prezioso per la voce da cui proviene. Desiderio legittimo quanto errato: “Con il nome di mio figlio” non è un saggio su Genova, e neppure è (o non è “solo”) una serie di ricordi toccanti della madre di Carlo Giuliani.&lt;br /&gt; Haidi aveva già raccontato Carlo e Piazza Alimonda in almeno due occasioni. Prima nel film di Francesca Comencini “Carlo Giuliani, ragazzo”, poi nel libro “Un anno senza Carlo”, scritto con Giuliano sotto la guida di Antonella Marrone. Se il film era la denuncia dell’omicidio, ed aiutava a rimettere nella giusta luce non solo i fatti di Piazza Alimonda, ma l’intera atmosfera che sconvolse Genova, il libro parlava del successivo percorso dei genitori del ragazzo ucciso da un carabiniere il 20 luglio 2001. Se il film raccontava la ricerca della verità, il libro mostrava come quella verità andasse difesa, come dovesse essere conservata la memoria di quei fatti.&lt;br /&gt; “Con il nome di mio figlio” raccoglie un dialogo a ruota libera fra Haidi e Marco, intermezzato da pagine tratte dai diari di Haidi. Può apparire – e in parte è – più spezzettato e meno organico dei due lavori già citati, mancando un univoco tema narrativo. Ma, nonostante questo limite, è proprio in questo lavoro che Haidi e Marco costruiscono il panorama completo degli 8 anni trascorsi dal luglio genovese. Nel libro c’è tutto il Carlo che ci è consentito conoscere, senza travalicare il limite di un dolore che resta personale: il figlio, il ragazzo sensibile che scriveva le sue riflessioni in forma poetica su biglietti che la madre oggi custodisce con cura (uno, particolarmente intenso, appare sulla terza di copertina del libro), la vittima della repressione, ma anche il Carlo insorto, il ribelle che s’indigna di fronte all’ingiustizia che vede perpetrarsi davanti a sé e paga la propria ribellione con la vita. Ma c’è qualcos’altro, e forse questo è il vero valore aggiunto (e anche il merito di Marco Rovelli) rispetto ai lavori precedenti: c’è tutta la Haidi che in questi anni chi scrive ha potuto conoscere. La madre, ma anche la maestra che ha amato l’insegnamento (una testimonianza di questi tempi ancora più preziosa), la senatrice spaesata ma combattiva che segue la vita di chi è costretto in carcere o nei lager per migranti (siano essi definiti CPT o CIE poco importa: lager è ancora la parola più adatta a descriverli), la testimone di una scia di vittime che attraversa Genova partendo da lontano e arrivando fino a Dax, Aldro, Aldo Bianzino e tanti altri. In una parola, c’è la Haidi “compagna”, una parola che oggi sembra provocare quasi imbarazzo, ma che – come recitava una poesia di Paul Eluard che amava ricordare Giovanni Pesce – è una di quelle parole per cui vale la pena di vivere.&lt;br /&gt; “Con il nome di mio figlio” non è un libro da commentare secondo semplici categorie quali “bello” “utile” eccetera. E’ un libro che racconta un percorso dove ad essere importante non è la meta, ma il viaggio. Un viaggio che potremmo definire “camminare domandando” e che al tempo stesso è percorso umano, politico, di impegno civile. Nel libro potrete trovare le tracce di quel cammino e di quelle domande. E per questo vi sarà prezioso quanto è caro a chi scrive questo commento...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-5408087207950976325?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/5408087207950976325/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/06/con-il-nome-di-mio-figlio-dialoghi-con.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5408087207950976325'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5408087207950976325'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/06/con-il-nome-di-mio-figlio-dialoghi-con.html' title='“Con il nome di mio figlio. Dialoghi con Haidi Giuliani”'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-5940635251905806928</id><published>2009-06-01T22:43:00.000+02:00</published><updated>2012-01-26T22:45:28.326+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><title type='text'>Ancora su "Scuola Diaz: vergogna di stato"</title><content type='html'>Di &lt;strong&gt;"Scuola Diaz: vergogna di stato"&lt;/strong&gt; ho già parlato &lt;a _cke_saved_href="http://francescobarilli.splinder.com/post/20492780/Scuola+Diaz%3A+vergogna+di+stato" href="http://francescobarilli.blogspot.com/2009/05/scuola-diaz-vergogna-di-stato.html" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Ora volevo segnalare che a &lt;a _cke_saved_href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/diaz-la-notte-nera-della-democrazia/" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/diaz-la-notte-nera-della-democrazia/" target="_blank"&gt;questo link&lt;/a&gt; potete trovare una bella intervista a Checchino Antonini, curature assieme a me e Dario Rossi del libro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-5940635251905806928?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/5940635251905806928/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/06/ancora-su-scuola-diaz-vergogna-di-stato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5940635251905806928'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5940635251905806928'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/06/ancora-su-scuola-diaz-vergogna-di-stato.html' title='Ancora su &quot;Scuola Diaz: vergogna di stato&quot;'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-8225994699991529882</id><published>2009-05-08T22:27:00.000+02:00</published><updated>2012-01-24T22:30:51.949+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><title type='text'>Scuola Diaz: vergogna di stato</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-c2SUOlaJcFo/Tx8irFS3XaI/AAAAAAAAABw/nR2hA4Y90sE/s1600/diaz.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-c2SUOlaJcFo/Tx8irFS3XaI/AAAAAAAAABw/nR2hA4Y90sE/s400/diaz.jpg" width="274" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;In uscita: "Scuola Diaz: vergogna di stato".&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;em&gt;Il processo alla polizia per l'assalto alla Diaz al G8 di Genova&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Edizioni Alegre&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;a cura di Checchino Antonini, Francesco Barilli, Dario Rossi. Prefazione di Massimo Carlotto&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Genova, notte del 21 luglio 2001. Mentre i treni portavano via gran parte dei manifestanti, vittime poche ore prima di cariche indiscriminate, decine di agenti operavano una violentissima irruzione nella sede del Genoa social forum ferendo gravemente 63 persone e arrestandone 93 per associazione a delinquere. Accuse infondate che servivano a trovare dei capri espiatori per le violenze di piazza, utili a criminalizzare i movimenti contro il G8. In questo libro la ricostruzione dei fatti attraverso la requisitoria dei Pm pronunciata nel processo di primo grado che si concluderà con l'assoluzione della catena di comando e con lievi condanne per i responsabili di tale "macelleria messicana".&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;"La lettura di ogni singola pagina sgomenta e alla fine rimane il senso di impotenza delle vittime rimaste senza giustizia. Colpisce ogni singola vicenda, dramma personale in una tragedia collettiva. C'è da augurarsi che ognuna, grazie alla solidarietà e alla "nostra" concezione di intendere il mondo, abbia trovato la forza di superare i gravissimi traumi fisici e psicologici subiti quella notte".&lt;/em&gt; [Dalla prefazione di Massimo Carlotto]&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;strong&gt;Checchino Antonini&lt;/strong&gt;, giornalista di Liberazione inviato a Genova nel 2001. Sul movimento No Global ha pubblicato Zona Gialla, Fratelli Frilli Editore, Genova 2002.&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;strong&gt;Francesco Barilli&lt;/strong&gt;, mediattivista, coordina il sito www.reti-invisibili.net, collabora con Haidi Giuliani ed è autore di diversi lavori sulle giornate genovesi.&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;strong&gt;Dario Rossi&lt;/strong&gt;, è avvocato di parte civile del Genoa Social Forum.&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;strong&gt;Massimo Carlotto&lt;/strong&gt;, è uno dei più famosi scrittori europei di libri noir in gran parte pubblicati in Italia dalla casa editrice e/o.&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-8225994699991529882?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/8225994699991529882/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/05/scuola-diaz-vergogna-di-stato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8225994699991529882'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/8225994699991529882'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/05/scuola-diaz-vergogna-di-stato.html' title='Scuola Diaz: vergogna di stato'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-c2SUOlaJcFo/Tx8irFS3XaI/AAAAAAAAABw/nR2hA4Y90sE/s72-c/diaz.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-6518539317570798652</id><published>2009-05-07T22:25:00.000+02:00</published><updated>2012-01-24T22:26:52.769+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Per la prima volta il Quirinale accoglie Licia Pinelli</title><content type='html'>Licia Pinelli, vedova del ferroviere anarchico morto nella notte fra il 15 e il 16 dicembre 69 (in seguito a una caduta dal quarto piano della questura di Milano, durante le prime indagini sulla strage di Piazza Fontana) ha raccolto l’invito del Presidente Napolitano di partecipare alla cerimonia in ricordo di tutte le vittime del terrorismo e delle stragi, il prossimo 9 maggio. Lo ha fatto con la dignità di sempre: “è il riconoscimento che anche mio marito è stata una vittima”, ha confidato a La Stampa.&lt;br /&gt; Molte voci accolgono favorevolmente il gesto di Napolitano. Fra queste, quella di Manlio Milani, Presidente dell’Associazione delle Vittime della strage di piazza della Loggia a Brescia, che già due anni fa, in occasione della commemorazione della strage in cui perse la moglie, aveva chiesto un gesto da parte dello Stato in direzione di Giuseppe “Pino” Pinelli, l’assunzione di una responsabilità morale e civile nella morte dell’anarchico.&lt;br /&gt; Fra queste voci favorevoli se ne levano altre di dissenso. Le agenzie riportano lo sconcerto di Mariella Magi (vedova dell'agente Dionisi, ucciso da Prima Linea) e le parole ancor più dure di Giovanni Berardi (figlio del maresciallo della Digos Rosario Berardi, assassinato nel 78), ma sono poche eccezioni. E nessuno ha finora raccolto il parere delle vittime della strage di Piazza Fontana, forse le persone maggiormente titolate ad esprimere un parere nel merito. Franca Dendena e Carlo Arnoldi (figli rispettivamente di Pietro Dendena e Giovanni Arnoldi, morti nell’attentato del 12 dicembre 69) non esprimono però perplessità sull’iniziativa di Napolitano. “Non ci sentiamo offesi dal gesto del Presidente. Anzi, lo accogliamo come un segno positivo nella direzione di costruire davvero quella memoria condivisa di cui il Paese ha bisogno. Un gesto significativo anche nel dire conclusa la stagione della violenza politica”.&lt;br /&gt; Già poche settimane fa, prima che trapelasse la notizia dell’invito del Quirinale a Licia Pinelli, avevo avuto occasione di parlare con alcuni familiari delle vittime di Piazza Fontana. Era emerso il tema della pesantezza di una memoria ormai gravata da quarant’anni passati senza l’individuazione dei colpevoli. Ad una mia riflessione circa la necessità di non mettere una pietra sopra la vicenda mi era stato risposto che il punto non era quello: la pietra, piaccia o meno, c’è già e l’ha messa il tempo. “Il punto è riconoscere che tutte le Istituzioni sono state assenti – e in molti casi ben peggio che assenti – e questo riconoscimento deve avvenire dalla più alta carica dello Stato. Forse, se così fosse, potremmo dire davvero che qualcosa è cambiato”. La notizia dell’invito rivolto dal Presidente Napolitano alla vedova Pinelli, nella significativa occasione della cerimonia in ricordo delle vittime di terrorismo e stragi, è sicuramente un segnale positivo in quella direzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-6518539317570798652?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/6518539317570798652/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/05/per-la-prima-volta-il-quirinale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6518539317570798652'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/6518539317570798652'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/05/per-la-prima-volta-il-quirinale.html' title='Per la prima volta il Quirinale accoglie Licia Pinelli'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-5964312106613642958</id><published>2009-04-23T22:22:00.000+02:00</published><updated>2012-01-24T22:24:00.391+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la piuma e la montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='interviste'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Peppino Impastato'/><title type='text'>Peppino Impastato, un giullare contro la mafia</title><content type='html'>E’ con vero piacere che segnalo la prossima uscita di &lt;strong&gt;“Peppino Impastato, un giullare contro la mafia”&lt;/strong&gt;, libro a fumetti sceneggiato dall’amico &lt;strong&gt;Marco Rizzo&lt;/strong&gt; (con cui avevo già collaborato per &lt;strong&gt;"Ilaria Alpi, il prezzo della verità"&lt;/strong&gt;), e disegnato dal bravo &lt;strong&gt;Lelio Bonaccorso&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt; Il libro è pubblicato dagli amici del &lt;a _cke_saved_href="http://beccogiallo.it/" href="http://beccogiallo.it/" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;BeccoGiallo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Come in altre occasioni (vedi profilo) per questo volume ho collaborato all’apparato redazionale. In particolare, relativamente al mio contributo, in “Peppino Impastato, un giullare contro la mafia” potete trovare un lungo articolo e un’intervista a &lt;strong&gt;Salvo Vitale&lt;/strong&gt; (uno degli amici storici di Peppino, nonché suo compagno nelle esperienze comunicative di lotta, dalla diffusione dei volantini ai comizi, dalla costituzione del "Circolo musica e cultura" al giornale "L'idea").&lt;br /&gt; Il libro è arricchito anche dall’introduzione di &lt;strong&gt;Lirio Abbate&lt;/strong&gt; e da un’intervista a &lt;strong&gt;Giovanni Impastato&lt;/strong&gt;, fratello di Peppino, realizzata da Stefania Brusca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-5964312106613642958?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/5964312106613642958/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/04/peppino-impastato-un-giullare-contro-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5964312106613642958'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5964312106613642958'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/04/peppino-impastato-un-giullare-contro-la.html' title='Peppino Impastato, un giullare contro la mafia'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-3476043781215368054</id><published>2009-02-16T22:18:00.000+01:00</published><updated>2012-01-24T22:20:00.921+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la piuma e la montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='De Andrè'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Su Sofri, vittime, memoria e collaboratori di giustizia</title><content type='html'>Ho seguito la polemica nata fra Adriano Sofri e alcuni parenti di vittime del terrorismo, apparsa su Repubblica fra il 5 e il 12 febbraio. Mi sento coinvolto e provo ad entrare, sommessamente e con rispetto, nella discussione.&lt;br /&gt; Una premessa: conosco direttamente due dei quattro firmatari della lettera del 12 febbraio (Milani e Dendena). Ho raccolto in altre occasioni i loro racconti sulle stragi che ne hanno segnato le vite, ci uniscono amicizia e stima sincere e reciproche. Sofri lo conosco indirettamente: con lui ho in comune la passione civile per il caso Pinelli, che recentemente è stato centrale in nostri diversi e distinti lavori. Con questa premessa non voglio accreditarmi come paciere nella discussione (cadrei nel ridicolo) né vantare chissà quale autorevolezza in una materia complessa e delicata. Più semplicemente, intendo presentarmi come un osservatore esterno, che forse proprio per questo può avere il necessario distacco, ma pure come persona che nutre profondo rispetto per tutte le persone coinvolte nella discussione, al di là delle diverse posizioni.&lt;br /&gt; La mia analisi comincia da un fatto apparentemente marginale, ma su cui tutti gli interessati sono intervenuti, ossia l’interpretazione del finale del Pescatore di De Andrè. La lettura corretta della canzone è proprio quella proposta da Sofri, ossia una condanna – su cui, beninteso, si può non concordare – della delazione. Se questa può apparire vaga e sfumata nel Pescatore, assume maggiore nettezza in un’altra canzone del cantautore genovese. Nel Testamento di Tito De Andrè riscrive criticamente i dieci comandamenti biblici, ivi compreso quello che invita a non fornire falsa testimonianza. Tito, sulla croce, ricorda le proprie menzogne (“Ho spergiurato su Dio e sul mio onore e no, non ne provo dolore”) opponendole con orgoglio al precetto (“Non dire falsa testimonianza e aiutali a uccidere un uomo”).&lt;br /&gt; Chiaramente si tratta della suggestione di un artista, da sola insufficiente a chiudere la questione (si farebbe un torto allo stesso De Andrè), e andrebbe fatta ben altra disamina sulla differenza fra delazione e assunzione piena delle proprie responsabilità, con conseguenti chiamate di correità. Bene hanno fatto Milani, Dendena e gli altri a ricordare che senza il contributo dei collaboratori di giustizia non si sarebbe arrivati a certi risultati su Piazza Fontana (per quanto incompleti, ma questa è un’altra faccenda) né, aggiungo io, ad istruire il processo attualmente in corso per Piazza della Loggia. E’ però altrettanto opportuno ricordare che non è casuale se certe collaborazioni sono emerse a tanti anni dai fatti, iscrivendosi in un panorama complessivo di indagini su cui gravano omissioni, reticenze e depistaggi non occasionali ma fortemente voluti da apparati dello Stato. Per Piazza Fontana i “pentiti” hanno confermato che la pista che già i magistrati Stiz e Calogero stavano seguendo, senza poterla percorrere fino in fondo, era quella giusta. Ma è pure vero che i collaboratori di giustizia non sempre si sono dimostrati limpidi nelle proprie dichiarazioni, come proprio il caso Sofri può dolorosamente dimostrare, quasi specularmente rispetto agli altri casi citati.&lt;br /&gt; Infine, sul caso Pinelli ritengo che il dissertare se vada o meno inserito fra le vittime del terrorismo sia utile solo se non ci si ferma ad elementi che potremmo definire “semantica del diritto”. E’ pacifico che, seguendo rigidi schematismi, la morte del ferroviere anarchico non può essere annoverata nell’elenco. Più utile sarebbe però discutere del caso Pinelli iscrivendolo nel disegno (da tempo ormai accertato e che procedette per lungo tempo dopo la sua morte) che voleva indirizzare le indagini su Piazza Fontana verso la pista anarchica. Molte cose a quel punto potrebbero essere più chiare. E il nome di Pinelli, se non nell’elenco delle vittime del terrorismo, potrebbe essere annoverato in quello delle molte vittime collaterali di quella stagione. Un elenco che esiste, ed è non solo lungo e doloroso, ma rappresenta pure un altro ostacolo che impedisce una vera chiusura di quegli anni e la costruzione di una memoria condivisa, vanificando ancora oggi quella che potremmo chiamare una “soluzione sudafricana”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-3476043781215368054?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/3476043781215368054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/02/su-sofri-vittime-memoria-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3476043781215368054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3476043781215368054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/02/su-sofri-vittime-memoria-e.html' title='Su Sofri, vittime, memoria e collaboratori di giustizia'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-784874752287814697</id><published>2009-01-21T23:16:00.000+01:00</published><updated>2012-01-12T23:17:44.675+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la piuma e la montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Recensione: “La notte che Pinelli”, di Adriano Sofri</title><content type='html'>E’ da poco uscito “La notte che Pinelli”, di Adriano Sofri, editore Sellerio. Una basilare regola (di buon senso, se non di giornalismo) consiglierebbe di evitare a questo punto una chiosa, del tipo “si tratta di un lavoro in cui viene ricostruita la morte dell’anarchico Pinelli, precipitato nella notte fra il 15 e il 16 dicembre 69 da una finestra della questura milanese…”: basta il titolo del libro a renderla ridondante. Quella banale annotazione diventa necessaria, viste le anticipazioni apparse su molti organi di stampa, dove il libro viene descritto come un lavoro sul caso Sofri/Calabresi, quando non addirittura un mea culpa dell’ex leader di Lotta Continua nei confronti del commissario ucciso il 17 maggio 1972 (omicidio per cui Sofri è stato condannato come mandante, dopo una controversa vicenda processuale oggetto di dubbi e polemiche). Diciamolo chiaramente: questo è un libro sul “caso Pinelli”, non sul “caso Calabresi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nutrivo grande curiosità per questo lavoro. Anche (non solo) per l’essere stato fra i pochi a cui Licia Pinelli, vedova del ferroviere anarchico, ha concesso un’intervista (ne “La piuma e la montagna”, Manifestolibri 2008). Una curiosità che non è rimasta delusa. Il testo è molto valido come ricostruzione storico-documentale, ma pure accattivante nella forma narrativa: un monologo in cui Sofri si rivolge ad una ragazza, ignara dei fatti che si dipanano da Piazza Fontana in poi.&lt;br /&gt; Da questo spunto si sviluppa il racconto. Per la bomba alla banca dell’agricoltura viene seguita la pista anarchica, privilegiata anche quando gli elementi che emergono ne dimostrano l’inconsistenza. Poi la morte di Pinelli, uno fra i tanti anarchici fermati nell’immediatezza. Entrato in Questura la sera del 12 dicembre ne uscirà morto pochi giorni dopo, dopo un volo dal quarto piano di quegli uffici, durante una pausa dell’ennesimo interrogatorio; resterà indicato come uno degli autori della strage, fino a quando sarà riconosciuto estraneo ai fatti. Il libro di Sofri affronta pure la sentenza di Gerardo D’Ambrosio, che nel 75 escluderà le contrastanti ipotesi di suicidio e omicidio, per scegliere una terza versione: un malore avrebbe sorpreso il ferroviere anarchico, stremato dopo ore di interrogatorio, mentre prendeva una boccata d’aria alla finestra. Sofri smonta l’esito della sentenza: riconosce che al momento di quel volo Calabresi era assente dalla stanza, ma esclude suicidio o malore, pur riconoscendosi impossibilitato a formulare un’ipotesi definitiva. In seguito, affronta la famosa campagna di stampa contro Calabresi, indicato da molti come colpevole della morte di Pinelli, la drammatica fine del Commissario e – come già accennato – le proprie responsabilità morali.&lt;br /&gt; Riguardo l’atteggiamento dei funzionari della Questura durante il fermo di Pinelli e dopo la sua morte, Sofri supporta ogni affermazione con documenti dell’epoca, sottolineando incongruenze e contraddizioni nelle versioni date sull’accaduto. Sofri si mantiene critico verso Calabresi, ma inquadrandolo come componente di un contesto in cui le accuse maggiori vanno indirizzate verso livelli superiori: il Questore di Milano, Marcello Guida, e ancor più il Commissario capo, Antonino Allegra. Quest’ultimo, va ricordato, fu l’unico per cui venne accertata una responsabilità penale, seppure senza conseguenze: D’Ambrosio lo riconobbe colpevole per il fermo illegale dell’anarchico, ma il reato si era estinto per intervenuta amnistia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Vorrei tornare ora alle anticipazioni apparse sui media prima dell’uscita del libro. Lo confesso, in base a quelle nutrivo più d’un dubbio su “La notte che Pinelli”. Mi è sembrato corretto attendere la lettura per commentare a mia volta: atteggiamento a quanto pare giudicato balzano per chi ha pensato di poterlo recensire o commentare “a prescindere”. Ho già detto che la lettura mi ha confortato, nel merito del volume; si sarà già capito che mi ha sconfortato riguardo la professionalità – se non l’onestà morale – di chi ne ha parlato prima dell’uscita.&lt;br /&gt; Sono quindi necessarie alcune precisazioni per chi, interessato al libro, dopo averne seguito le premature recensioni si è probabilmente formato impressioni distorte. Ad esempio, va chiarito che il riconoscimento di una responsabilità morale che Sofri assume su se stesso per l’uccisione di Calabresi non è la parte caratterizzante del lavoro, ma soprattutto non è la grande novità venduta da molti giornalisti, essendo solo la conferma di precedenti e analoghe dichiarazioni dell’autore (seppure, forse, mai espresse con l’intensità usata in questa occasione).&lt;br /&gt; Ma il tema della responsabilità morale sollevato da Sofri rende possibile una riflessione proprio sul caso Pinelli. Se pare condivisibile, nel ricostruire la dinamica del fatto, escludere l’ipotesi del suicidio e non credibile la teoria del malore avallata nella sentenza D’Ambrosio, e se pare dimostrata l’assenza del commissario dalla stanza dell’interrogatorio al momento della caduta, resta mai affrontato il comportamento tenuto dalla Questura milanese.&lt;br /&gt; Anni fa Montanelli, ed altri lo seguirono sulla stessa linea, invitò Sofri a fare ammenda di ciò che a suo tempo scrisse di Calabresi, indipendentemente da sue responsabilità materiali nell’omicidio del Commissario, perlomeno come atto di correttezza nei confronti della vedova. In quel frangente pensai che esisteva un’altra donna in Italia, alla quale non sono state fatte scuse e per la quale nessuno s’è mai scomodato affinchè le arrivasse un’autocritica da parte di chicchessia. La responsabilità morale è un fardello che in molti hanno chiesto a Sofri di assumere su di sé. Poco conta, per quei commentatori, che Sofri l’abbia già fatto, non solo a partire da questo libro; quel che sembra importante è che quel fardello venga ricordato, andando a cancellarne altri di cui nessuno ha mai chiesto conto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La questione morale appare dunque, a ormai tanti anni dai fatti, rilevante quanto se non più di quella materiale o penale. Tentare oggi un’inchiesta alternativa sulla morte di Pinelli è molto difficile; il tempo passato si aggiunge ad elementi già dubbi o vaghi, rendendo tutto ancora più scivoloso. Ma il caso Pinelli non lo si può cristallizzare nell’istante della precipitazione. Comincia con un fermo di polizia illegale e termina con una campagna diffamatoria verso la vittima, di cui si volle sostenere il suicidio e il coinvolgimento nella strage di piazza Fontana (suicidio e coinvolgimento entrambi esclusi ad ogni livello, anche processuale).&lt;br /&gt; Non vorrei essere frainteso, dunque preciso pure il superfluo: la campagna a suo tempo condotta contro Luigi Calabresi fu assolutamente sbagliata, nei toni e nei contenuti. Finì col cementare l’opinione pubblica in una contrapposizione dove sola cosa su cui interrogarsi era accertare se il commissario fosse o meno l’unico responsabile della morte di Pinelli, o se fosse stato o meno presente nell’istante della precipitazione. Si personalizzò una campagna di stampa che trascese nei modi e nei tragici effetti, perdendo di vista la&amp;nbsp; complessità della situazione e i reali obbiettivi di verità cui si doveva aspirare.&lt;br /&gt; Oggi assistiamo ad un risvolto negativo opposto: si è uniformata la memoria di quegli anni, secondo una logica che preferisce infierire su chi è già stato sconfitto dalla storia. Vittime delle forze dell'ordine, dei neofascisti e della strategia della tensione sono state rimosse, mentre lo Stato, per esorcizzare le proprie responsabilità, si è semplicemente autoassolto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Su tutti quelli che collaborarono al fermo di Pinelli grava una responsabilità, morale se non penale. Laddove non si può parlare di colpe dirette si può parlare di acquiescenza di tutti quelli che parteciparono a diverso titolo al fermo e alle menzogne successive, nessuno escluso. Tutto questo perlomeno nella costruzione della falsa versione dell’anarchico “suicida in quanto gravemente indiziato”, e senza voler ricondurre il fatto ad una sorta di guerra “Pinelli contro Calabresi”, semplificazione che ha già causato abbastanza lutti e dolori. Per questo sarebbe necessario che le responsabilità morali venissero esplorate (oggi, quando in teoria lo si potrebbe fare con più serenità) a tutto campo, senza accontentarsi della superficiale soddisfazione di chi del libro di Sofri ha voluto leggere solo poche righe. Per questo sarebbe necessario che altri pensassero a sgravare la propria coscienza. Magari cominciando da chi era presente, o almeno sa cosa sia successo, al quarto piano della Questura di Milano, la notte fra il 15 e il 16 dicembre 1969. E, più in generale, per l’orrore di Piazza Fontana dovrebbero chiedere scusa – come scrisse Norberto Bobbio a Sofri in una lettera del 98, riportata nel libro – “non coloro che lo denunciarono e non furono ascoltati, ma i promotori, gli autori materiali rimasti sinora impuniti, e tutti coloro che hanno impedito sino ad oggi di conoscere la verità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-784874752287814697?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/784874752287814697/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/01/recensione-la-notte-che-pinelli-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/784874752287814697'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/784874752287814697'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/01/recensione-la-notte-che-pinelli-di.html' title='Recensione: “La notte che Pinelli”, di Adriano Sofri'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-303298070295613404</id><published>2009-01-06T22:31:00.000+01:00</published><updated>2012-01-12T22:34:08.741+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='De Andrè'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Ricordando Faber</title><content type='html'>Sono già passati 10 anni… Un male terribile lo aveva colpito verso la fine dell’estate del 1998, facendogli sospendere gli ultimi concerti programmati, e l’11 gennaio 1999 moriva Fabrizio De Andrè.&lt;br /&gt; Non è retorica affermare che le sue canzoni si distinguono ancora per il loro essere vive e attuali, inquiete metafore che hanno attraversato generazioni dagli anni 60 ad oggi, anche grazie ad un mirabile esempio di ricerca linguistica e musicale che rende la sua produzione variegata e al tempo stesso sempre di altissimo livello. Nuova e coraggiosa per i tempi fu la scelta di cimentarsi in “concept album” (dischi in cui i brani ruotano attorno ad una tematica univoca, sviluppandola coerentemente). Un’opzione all’epoca molto in voga per i generi progressive e psichedelico, ma non certo tipica nel panorama dei cantautori italiani: De Andrè lo fece almeno due volte, con La Buona Novella e con Non al denaro, non all'amore nè al cielo, ma pure Storia di un impiegato può essere considerato un concept. Altra caratteristica fu la capacità di elaborare testi altrui, arrivando ad opere ugualmente originali e distinte dalle proprie matrici. Lo fece con L’antologia di Spoon River e con i Vangeli apocrifi, per i due album citati precedentemente, e pure con alcune ballate di Bob Dylan o di Brassens, fino a Smisurata Preghiera, ispirata alle liriche di Alvaro Mutis. Da citare anche la sua riscoperta del dialetto genovese, unito a sonorità complesse e ricercate, che da Creuza de mà in poi caratterizzò i suoi ultimi lavori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sicuramente aveva una gran bella voce, calda e profonda, ma l’attualità delle sue opere non è da cercarsi solo nel fascino dell’interpretazione. Le sue canzoni parlavano di prostitute (da Bocca di Rosa – per quanto il termine risulti improprio per l’esuberante protagonista che non sa resistere alle tentazioni dell’amore – a Princesa), di amori tormentati (Giugno 73, Verranno a chiederti del nostro amore), di eroi piccoli, quotidiani, spesso sfortunati (La guerra di Piero, Il testamento di Tito) ed erano sempre ricche di frecciate verso la borghesia ipocrita, in una perenne denuncia delle ingiustizie del mondo che gli apparivano insostenibili, e verso "la maggioranza", che detestò sempre. E’ significativo che l’ultima canzone del suo ultimo album in studio (la già citata Smisurata Preghiera, tratta dallo splendido Anime Salve) recitasse: "Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale di speciale disperazione, e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi, per consegnare alla morte una goccia di splendore di umanità, di verità … Ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco, non dimenticare il loro volto che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Suicidi, carcerati, sconfitti: questi erano i suoi eroi. Uomini e donne sempre e comunque veri, non privi di difetti. Ma non si pensi che in De Andrè questo essere vicino al "diverso" fosse frutto della snobistica inclinazione dell’intellettuale. Era nato ricco, ma fin da ragazzo aveva fatto la sua scelta: la sua era la Genova dei bordelli, degli artisti, dei perdenti. E dei poeti-cantautori. La frattura che volle creare con le sue "alte" origini familiari era più di un vezzo adolescenziale: era una presa di distanza esistenziale, prima che politica. Con la sua vicinanza agli sconfitti riusciva a non esprimere semplicemente l’affinità dell’intellettuale eccentrico, che alla fine non gratifica che se stesso, ma soprattutto la restituzione della dignità a quei soggetti. E alla fine quell’umanità perdente (che a molti provoca rabbia, paura, o nella migliore delle ipotesi pietà) riusciva a muoverci verso un sentimento più nobile e difficile: l’affinità umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; "Ci vuole troppo tempo per trovare gente con la quale vivere le mie idee e così me le vivo da solo. Con una regola da osservare, e la osservo proprio perché nessuno me l’ha imposta: l’anarchia non è un catechismo o un decalogo, tanto meno un dogma; è uno stato d’animo, una categoria dello spirito". Ci sono poche frasi che possono definire più compiutamente chi era Fabrizio De Andrè. Perché per lui la rivolta degli ultimi anni 60 e dei primi 70 prescindeva da ideologie precostituite: era la rivolta più definitiva, anche se meno palese, dell’arte, della poesia e dell’indipendenza intellettuale, che lui viveva con la convinzione che potessero demolire la montagna di ipocrisia e ingiustizie che seppellisce il mondo.&lt;br /&gt; La sua distanza da rigidi schematismi ideologici non fu mai figlia della volontà di non inquadrarsi. Al contrario, in un’intervista televisiva recentemente ripresa nel dvd “Sulla mia cattiva strada”, diretto da Teresa Marchesi, rivendicava con forza il suo essersi sempre schierato e le sue radici libertarie. Anche gli anarchici, con il rigore e la correttezza intellettuale che li caratterizza, hanno sempre evitato di apporre un’etichetta su Faber, ricordandone la reciproca simpatia e vicinanza ideale, l’afflato libertario. Perchè la sua adesione all’anarchia, per quanto non propriamente organica al movimento, era al tempo stesso tutt’altro che superficiale o esterna: era un modo di vivere e di pensare, radicato nel suo essere. Recentemente i compagni anarchici lo hanno ricordato con un bel cd, Ed avevamo gli occhi troppo belli, contenente alcuni “parlati” durante i concerti e un prezioso libretto a cura della redazione della rivista “A”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Molti e variegati sono gli omaggi che gli sono stati o gli saranno dedicati in questo periodo. Oltre a quelli già menzionati, ricordiamo la mostra al Palazzo Ducale di Genova (organizzata da Comune di Genova, Fondazione per la Cultura e Fondazione Fabrizio De André) e il volume a fumetti di Sergio Algozzino (Ballata per Fabrizio De Andrè, editore Beccogiallo). Ma forse l’omaggio più appropriato è continuare ad ascoltare, semplicemente e fino in fondo, le sue canzoni, cercando di trasformare il mondo in un posto migliore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “Baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-303298070295613404?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/303298070295613404/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/01/ricordando-faber.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/303298070295613404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/303298070295613404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2009/01/ricordando-faber.html' title='Ricordando Faber'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-900768063460117091</id><published>2008-12-16T22:12:00.000+01:00</published><updated>2012-01-24T22:14:52.825+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carceri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Filippo Facci, Piero Sansonetti e la riforma della giustizia</title><content type='html'>Alcuni giorni fa m’è capitato di assistere ad un dibattito televisivo su La7. Non l’ho guardato a lungo, giusto dieci minuti e a trasmissione già in corso. Nel momento in cui ho acceso la televisione stava parlando Piero Sansonetti. Il direttore di Liberazione, in sintesi, diceva che reputava poco interessante la discussione circa la riforma della giustizia. Inoltre, replicando probabilmente a una tesi proposta precedentemente, sosteneva che gli apparivano più gravi gli attacchi portati al sindacato, in particolar modo alla CGIL, da chi ne sostiene l’inutilità o la dannosità.&lt;br /&gt; A questo punto interveniva Filippo Facci, giornalista de Il Giornale e, da quanto ho capito, collaboratore di Mediaset. Per riportare la discussione sul tema della giustizia, apriva il suo intervento dicendo che la presenza anche solo di un cittadino innocente in galera a causa di storture del sistema giudiziario gli pareva insopportabile e, soprattutto, motivo sufficiente per ritenere che la riforma fosse priorità assoluta.&lt;br /&gt; Raramente mi sono trovato così combattuto di fronte ad una frase. In linea di principio, quella di Facci è un’affermazione ineccepibile, da sottoscrivere pienamente. Al limite se ne potrebbe discutere in termini filosofici: la giustizia umana è ben diversa da quella divina (per chi crede in quest’ultima) e non può prescindere da un tasso fisiologico di fallibilità. Questo però non toglie che la presenza in carcere di innocenti (cui aggiungerei le persone in attesa di giudizio) è cosa intollerabile. In fondo, l’unica e vera e fondamentale barriera fra garantismo e giustizialismo sta nel valutare i due pericoli fondamentali dell’amministrazione della legge (mandare in galera un innocente o lasciar libero un colpevole) ritenendo più grave il primo, in quanto comporta un danno irrisarcibile per chi vi è coinvolto. Inoltre, la consapevolezza di quanto sia inevitabile quel tasso di fallibilità non rende vana la ricerca di ogni mezzo affinché la “macchina giustizia” proceda nel modo più imparziale possibile, confinando la possibilità di errori ai soli limiti della natura umana, e non a vizi insiti nel sistema o a sperequazioni del giudizio.&lt;br /&gt; Ferme restando queste riflessioni, non posso nascondere che se a parlarmi di una necessità della riforma della giustizia è il centrodestra mi viene più di un dubbio, e non si tratta di pregiudizi.&lt;br /&gt; Mesi fa &lt;a _cke_saved_href="http://francescobarilli.splinder.com/post/17519161/Intervista+con+Giuseppe+Bianzi" href="http://francescobarilli.blogspot.com/2008/06/intervista-con-giuseppe-bianzino-padre.html" target="_blank"&gt;ho intervistato il padre di Giuseppe Bianzino&lt;/a&gt;. Chi propone oggi la riforma della giustizia pensa, come me, che suo figlio in carcere non solo non doveva morirci, ma neppure finirci? Pensa sia necessario provvedere alla depenalizzazione di certi reati o crede si debbano perseguire, ad esempio, i writers? Che opinioni ha del reato di devastazione e saccheggio o del principio della compartecipazione psichica (reato e principio utilizzati dalla magistratura per i fatti di Genova 2001 o quelli di Milano dell’11 marzo 2006)? Un elenco tutt’altro che esaustivo, potrei proseguire a lungo: si tratta di domande a mio avviso fondamentali, ma allo stato totalmente rimosse dal confronto “riforma sì – riforma no” che si è acceso in merito all’azione della magistratura.&lt;br /&gt; Tutto questo, ripeto, non inficia l’enunciazione di principio avanzata da Facci in quella trasmissione televisiva. Resta però l’impressione che dietro il dibattito sulla necessità di una riforma della magistratura stiano semplicemente esigenze di controllo di uno dei poteri dello Stato, nell’intento di sottoporre la giustizia ad una supervisione (nel migliore dei casi) o ad un controllo subordinato (nel peggiore) che non la renderanno più equa, ma solo meno indipendente. In quest’ottica è interessante chiedersi se la presenza di un innocente in galera sia davvero inaccettabile, o se lo diventi in base a specificità dell’arrestato o a contingenze politiche del momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-900768063460117091?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/900768063460117091/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2008/12/filippo-facci-piero-sansonetti-e-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/900768063460117091'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/900768063460117091'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2008/12/filippo-facci-piero-sansonetti-e-la.html' title='Filippo Facci, Piero Sansonetti e la riforma della giustizia'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-1321626218586864438</id><published>2008-11-19T22:05:00.000+01:00</published><updated>2012-01-24T22:11:44.647+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Diaz: scrive Canterini, scrive Manganelli…</title><content type='html'>Quando ho scritto &lt;a href="http://francescobarilli.blogspot.com/2008/11/sentenza-diaz-un-commento-e-un.html" target="_blank"&gt;questo articolo&lt;/a&gt; non era ancora stata diffusa la lettera che Vincenzo Canterini ha inviato agli uomini del Reparto mobile condannati, come lui, per i fatti della Diaz. Una lettera intrisa di retorica, inquietante, ricca di messaggi ambigui. Giuseppe D’Avanzo, su Repubblica del 15 novembre, ha giustamente parlato di “una rivendicazione di uno spirito di corpo omertoso”.&lt;br /&gt; Più interessante della lettera è l’intervista che Canterini ha concesso a Carlo Bonini (sempre su Repubblica del 15 novembre). In questa occasione il poliziotto che al G8 guidava il VII Reparto mobile ribadisce concetti già espressi in un’altra intervista (pure questa su Repubblica, 15 giugno 2007): riconosce la violenza dell’irruzione, parla espressamente di “macellai di quella notte”, rinnova il concetto di “macedonia di polizia” operante nella scuola, ma esclude responsabilità proprie e degli uomini ai suoi ordini. Ormai credo sia chiaro che l’atteggiamento di Canterini nel corso del processo, decisamente più ciarliero (fuori e dentro l’aula) di altri imputati, fosse il tentativo di allargare il cerchio delle responsabilità, in modo che non ricadessero esclusivamente sui propri uomini.&lt;br /&gt; Spiego dunque meglio la mia impressione sulla sentenza, con cui ho chiuso &lt;a _cke_saved_href="http://francescobarilli.splinder.com/post/19052093/Sentenza+Diaz%3A+un+commento+e+u" href="http://francescobarilli.blogspot.com/2008/11/sentenza-diaz-un-commento-e-un.html" target="_blank"&gt;l’altro articolo&lt;/a&gt;. Al di là di una difesa corporativa “a 360 gradi”, credo che la strategia delle forze dell’ordine fosse quella di identificare da subito “i sacrificabili”, ossia quegli elementi per cui si poteva accettare una condanna, in modo da accontentare, almeno parzialmente, l’opinione pubblica e contemporaneamente salvaguardare l’immagine complessiva della polizia. Una strategia ovviamente più articolata, ma che sostanzialmente si proponeva in prima battuta di portare a casa il massimo risultato, e in subordine di potersi allineare alla parola d’ordine “il pestaggio è stato opera di pochi esaltati, i quali per di più hanno saputo ingannare i vertici della Polizia”. Canterini non sembra accontentarsi di questo esito.&lt;br /&gt; La frattura, o per lo meno la contraddizione, aperta all’interno delle forze dell’ordine non è certamente l’elemento più interessante emerso dal processo Diaz, ma sarebbe errato liquidarlo come cosa che non ci riguarda. Essa attiene, è vero, unicamente a rapporti di forza interni agli apparati dello Stato, che nulla hanno a che vedere con sincere autocritiche circa la gestione dell’ordine pubblico a Genova, ma andrebbe evidenziata maggiormente: da una piccola fessura, a volte, può nascere una crepa più vistosa.&lt;br /&gt; Nel frattempo, anche Manganelli scrive: sembra che la tentazione ciarliera sia venuta a molti, dopo sette anni di silenzio. Una lettera, quella dell’attuale capo della Polizia, di poco migliore di quella di Canterini (ma che a mio avviso parte anche dalle provocazioni di quest’ultimo), in cui unico elemento blandamente positivo è una dichiarazione di intenti, un mettersi genericamente a disposizione “su quel che realmente accadde a Genova … nelle sedi istituzionali e costituzionali”. Affermazione che causa un certo stupore (evidentemente il tribunale non è stato ritenuto, per sette lunghi anni, sede “istituzionalmente e costituzionalmente” corretta per l’accertamento della verità su quei giorni, o almeno sulla Diaz) e che, pur essendo di una vaghezza sconcertante, ha già portato al plauso di Veltroni. Il leader del PD, con lo stesso spirito critico di uno zerbino, si affida anima e corpo alle assicurazioni del capo della Polizia, testimoniando ancora una volta lo stato di totale sudditanza della politica rispetto ai vertici delle forze dell’ordine.&lt;br /&gt; Se Manganelli volesse davvero dare un segnale positivo a quanti sono rimasti scandalizzati dall’operato delle forze dell’ordine a Genova, potrebbe molto semplicemente esprimersi pubblicamente su questioni concrete. Potrebbe, ad esempio, dire la sua opinione su proposte che da tempo sono state sollevate, in primo luogo dai due Comitati (“Verità e Giustizia per Genova” e “Piazza Carlo Giuliani”) che da anni si adoperano affinché la memoria di Genova non cada nel dimenticatoio. Solo per citarne alcune:&lt;br /&gt; - la definizione di regole per consentire la riconoscibilità degli operatori delle forze dell'ordine;&lt;br /&gt; - il varo di una legge che preveda il reato di tortura;&lt;br /&gt; - l’istituzione di un organismo “terzo” che vigili sull’operato dei corpi di polizia;&lt;br /&gt; - l’aggiornamento professionale delle forze dell'ordine circa i principi della nonviolenza;&lt;br /&gt; - l’impegno alla esclusione dell'utilizzo nei servizi di ordine pubblico di sostanze chimiche incapacitanti e l'impegno circa una moratoria nell'utilizzo dei GAS CS.&lt;br /&gt; Il giorno in cui sentiremo Manganelli esprimersi su queste proposte potremo parlare davvero di un segno concreto. Fino ad allora l’entusiasmo frettoloso di Veltroni sembrerà solo un gioco delle parti in cui il leader del PD e il capo della polizia si spalleggiano l’un l’altro, nel tentativo di accontentare l’opinione pubblica con asserzioni di principio che resteranno vuote e prive di sbocchi pratici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-1321626218586864438?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/1321626218586864438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2008/11/diaz-scrive-canterini-scrive-manganelli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1321626218586864438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1321626218586864438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2008/11/diaz-scrive-canterini-scrive-manganelli.html' title='Diaz: scrive Canterini, scrive Manganelli…'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-3774686126017131187</id><published>2008-11-14T22:02:00.000+01:00</published><updated>2012-01-24T22:05:23.608+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Sentenza Diaz: un commento e un particolare</title><content type='html'>Ho sentito accomunare la sentenza sulla scuola Diaz a quella su Bolzaneto, con giudizi analogamente severi. In realtà mi sembra miope accomunare i due esiti in una valutazione negativa di uguale livello. La sentenza su Bolzaneto, pur con molte ombre, riconosceva in sostanza la gravità dei fatti, condannando la figura apicale (Antonio Biagio Gugliotta, l'ispettore di polizia penitenziaria al vertice della caserma) con motivazioni nette. Indipendentemente da considerazioni sulle assoluzioni emerse anche in quel contesto o sulla lieve entità delle pene comminate, si scelse almeno di prescindere dalla logica delle “poche mele marce”. Nel giudicare la notte alla scuola Diaz il tribunale di Genova si è comportato in modo molto peggiore: che il verdetto abbia tracciato una così netta linea di demarcazione fra vertici decisionali e “manovalanza” è davvero sconcertante e avvilente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il verdetto Diaz è funzionale alla strategia messa in campo in questi anni dalle forze dell’ordine e da quei politici autonominatisi loro difensori “a prescindere”. Per la vicenda delle due molotov, falsamente prodotte come prove, sono condannati l’autista e il primo a farsene carico (Burgio e Troiani). Già l’anello successivo, il vice questore Bernardini, è assolto: pur potendolo considerare una figura non elevata, nella catena degli eventi costituiva un tramite troppo pericoloso verso livelli più alti. In altre parole, dovendo tranciare la linea decisionale che porta le due molotov, di mano in mano, all’interno dell’edificio, si è scelto di usare la forbice nel punto più basso possibile. Spingerla di poco più su avrebbe prodotto una catena di conseguenze difficile da arginare. Sostanzialmente, nell’affrontare la vicenda della costruzione delle prove false a carico dei presenti alla Diaz, i vertici delle forze dell’ordine si sono trovati di fronte a due alternative: riconoscersi complici di un gesto ignobile e illegale oppure passare per incompetenti. Hanno scelto la seconda opzione, e a questo punto il triste balletto delle due bottiglie, da Troiani in poi, diventa farsesco, potendolo definire criminale (stando alla sentenza) solo al livello più basso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passando all’altro nucleo di condannati (ossia il gruppo del reparto mobile di Canterini e del suo vice dell’epoca, Fournier, e relativi sottoposti) già molti hanno notato che la loro condanna equivale ad addebitare le violenze solo alla “mano pesante” degli agenti. Giusto e condivisibile, ma vorrei sottolineare un’altra particolarità. Fournier e Canterini sono due dei pochi imputati (anzi, se non ricordo male gli unici) a non essersi sottratti al processo, scegliendo di non avvalersi della facoltà di non rispondere e affrontando il confronto in aula. Canterini fu pure l’unico (vedi Ansa 11 febbraio 2003) a schierarsi a favore di una commissione d’inchiesta parlamentare. Fournier divenne famoso per aver riconosciuto la violenza dell’irruzione, coniando l’ormai famosa definizione di “macelleria messicana”, ed è anche uno dei pochi fra i protagonisti della Diaz a non essere stato promosso ma, al contrario, retrocesso a mansioni più umili (stando ad una notizia riportata dall’Espresso lo scorso ottobre).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sia chiaro: non è necessario credere che questi distinguo siano ascrivibili a nobili intenti. Forse potrebbero essere stati solo il tentativo di approcciarsi diversamente al processo, nell’intento di allargare il cerchio delle responsabilità, stemperando così quelle personali (in questo senso Canterini fu molto chiaro in un’intervista concessa a Repubblica il 15 giugno 2007). Che l’atteggiamento di Canterini e Fournier, diverso da quello degli altri imputati, sia dovuto a motivazioni etiche o pratiche poco conta (in ogni caso si tratta di scelte legittime). Ma è inquietante notare come l’essersi discostati dalla linea di totale silenzio e totale omertà scelta dagli altri imputati (e avallata ad altissimi livelli) abbia avuto riflessi negativi per i diretti interessati. Il sospetto di una sentenza scritta da tempo, e in altro luogo rispetto al tribunale di Genova, a questo punto diventa davvero forte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco “baro” Barilli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-3774686126017131187?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/3774686126017131187/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2008/11/sentenza-diaz-un-commento-e-un.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3774686126017131187'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/3774686126017131187'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2008/11/sentenza-diaz-un-commento-e-un.html' title='Sentenza Diaz: un commento e un particolare'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-1164754049304416583</id><published>2008-10-15T21:58:00.000+02:00</published><updated>2012-01-24T21:58:54.454+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='federico aldrovandi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Federico Aldrovandi: sentiti i periti del collegio difensivo</title><content type='html'>Il 10 ottobre il tribunale di Ferrara ha ascoltato gli esperti nominati dal collegio difensivo dei quattro poliziotti imputati di omicidio colposo per la morte di Federico Aldrovandi. I consulenti della difesa sono arrivati a conclusioni opposte rispetto a quelle pronunciate dai periti di parte civile. La “fame d’aria” che ha portato alla morte il giovane Aldro sarebbe da addebitare al mix di ketamina e morfina, mentre la colluttazione coi poliziotti e la posizione cui è stata costretta la vittima (prona e schiacciata a terra) sarebbero irrilevanti come cause o concause del decesso. La mattina del 25 settembre 2005 il ragazzo sarebbe morto in ogni caso, in via Ippodromo o dopo essere giunto a casa, indipendentemente dall’incontro con i quattro agenti sotto processo. In sostanza le perizie non confutano la violenza del controllo di polizia cui è stato sottoposto Federico (un vero pestaggio, stando alla testimonianza della testimone Anne Marie Tsegueu, già a suo tempo resa davanti al GIP), ma ne valutano l’ininfluenza ai fini del decesso.&lt;br /&gt; Gli imputati hanno il diritto di mentire. Se anche così non stabilissero i principi del diritto (nemo tenetur se detegere, ossia a nessuno può essere chiesto di autoincriminarsi o comunque di confermare una propria responsabilità penale) basterebbe il buon senso a capirlo. Un imputato può decidere se deporre o meno, e in caso positivo la sua deposizione non è preceduta dal giuramento. Una simile possibilità ovviamente non è concessa, né dal buon senso né dalla legge, ai testimoni o a chi è chiamato ad altro titolo a collaborare al processo.&lt;br /&gt; Questo forse rende particolarmente crudele la ricostruzione fatta al tribunale di Ferrara lo scorso 10 ottobre. Chi scrive non ha competenze tecniche o scientifiche per confutare specialisti sicuramente qualificati come quelli nominati dal collegio difensivo. Le loro teorie saranno sicuramente suffragate da elementi “di scienza”, da riscontri presenti in letteratura. E per smontarle non basta sottolineare quanto quelle teorie siano distanti, diametralmente opposte, a quelle di altri consulenti ascoltati sul caso.&lt;br /&gt; Sicuramente il proliferare di informazioni sui fatti di sangue che colpiscono l’opinione pubblica ha reso più importante il ruolo che rivestono i periti, nella soluzione dei casi giudiziari. Sembra quasi che oggigiorno la scrittura della Giustizia sia ormai affidata alla fredda scienza. Ma laddove non arriva la competenza può però arrivare il ragionamento. A tale scopo si ricorda che le deposizioni a suo tempo rese in aula dagli imputati hanno descritto Federico come una forza scatenata della natura, capace di spezzare i manganelli con un calcio, un ciclone che ha travolto i quattro agenti minacciandone l’incolumità, fino ad essere “contenuto”. Una ricostruzione che, abbinata a quella dei consulenti della difesa, porterebbe ad un’ipotesi quasi fumettistica: un ragazzo di 18 anni, dopo aver assunto una specie di siero della forza, si sarebbe trasformato in una sorta di “incredibile Hulk”, per poi morire per le conseguenze negative della stessa pozione. Difficile a questo punto immaginare lo sdegno e la rabbia che devono aver provato i genitori di Federico Aldrovandi nell’ascoltare la ricostruzione fatta da chi ha sostenuto l’ineluttabilità della morte del loro figlio, quella mattina.&lt;br /&gt; La prossima udienza è fissata per l’11 novembre. In calendario, gli ultimi consulenti nominati dal collegio difensivo. Poi, il 24 novembre, saranno i periti del tribunale a dirimere i contrasti fra le perizie di parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-1164754049304416583?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/1164754049304416583/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2008/10/federico-aldrovandi-sentiti-i-periti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1164754049304416583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/1164754049304416583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2008/10/federico-aldrovandi-sentiti-i-periti.html' title='Federico Aldrovandi: sentiti i periti del collegio difensivo'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-5919451583140238781</id><published>2008-10-10T21:55:00.000+02:00</published><updated>2012-01-24T21:57:45.796+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fausto e iaio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la piuma e la montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giuseppe pinelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='interviste'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>Su “La piuma e la montagna” e “Cuori Rossi”</title><content type='html'>In questi giorni ho letto &lt;strong&gt;“Cuori Rossi” di Cristiano Armati&lt;/strong&gt; (editore Newton Compton). Il libro è per molti versi simile a quello, in uscita quasi contemporanea, &lt;strong&gt;curato da me e Sergio Sinigaglia&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;“&lt;a _cke_saved_href="http://www.reti-invisibili.net/retinvisibili/articles/art_13597.html" href="http://www.reti-invisibili.net/retinvisibili/articles/art_13597.html" target="_blank"&gt;La Piuma e la Montagna”&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt; La contemporaneità di uscita dei due volumi è totalmente casuale: io e Sergio non conosciamo Cristiano, non sapevamo che anche lui stava lavorando sullo stesso argomento (la storia e i sogni di chi ha pagato con la vita il suo impegno pubblico, in decenni di lotte, conflitti e grandi fermenti sociali). Tutto questo potrebbe far pensare a una “rivalità” fra i due lavori. Ebbene, almeno da parte mia, sottolineo subito di ritenere ottimo il lavoro di Armati, e di credere che i due libri si completino, trattando tematiche uguali secondo approcci diversi e quasi complementari.&lt;br /&gt; “Cuori Rossi” è, come si intuisce già dal titolo, una risposta al “Cuori Neri” di Luca Telese, uscito se non erro tre anni fa. Un libro storico-documentale, una replica (doverosa, legittima, comprensibile e condivisibile) all’operazione editoriale del suddetto Telese.&lt;br /&gt; “La Piuma e la Montagna”, come io e Sinigaglia spieghiamo nella nostra introduzione, prescinde invece da “Cuori Neri”. Intenzionalmente io e Sergio abbiamo scelto di trattare i casi specificati nel nostro libro facendo parlare chi aveva conosciuto direttamente le persone uccise di cui parliamo nel libro (da Pinelli a Fausto e Iaio). Abbiamo tentato di far raccontare chi fossero Pinelli, Serantini eccetera da chi li ha conosciuti e amati, valorizzando non solo il loro impegno politico e sociale, ma anche il profilo umano, la storia personale, i sentimenti. Per chi ha accettato di parlare si è trattato di un viaggio nel tempo su fatti estremamente dolorosi, che hanno irrimediabilmente cambiato la vita di chi racconta. Ma la scelta di rievocare momenti così drammatici è stata fatta volentieri, perché è stata colta la possibilità di valorizzare la memoria dei propri cari, dei compagni di allora.&lt;br /&gt; Se Cuori Rossi è più cupo e “incazzato” (termini, sia chiaro, che utilizzo in senso tutt’altro che spregiativo), “La Piuma e la Montagna” si sforza di essere ”vitale”, seppure questo aggettivo possa apparire paradossale, visto che parliamo di giovani, giovanissimi in alcuni casi, uccisi. Dalla introduzione: &lt;em&gt;“abbiamo cercato di proporre una visione diversa di quegli anni. Lo abbiamo fatto attraverso la testimonianza di chi ha vissuto una tragedia. Ma i racconti di questo libro descrivono un’Italia che, al di là degli eccessi ideologici, fu attraversata da una grande stagione di impegno civile, ancora prima che politico e sociale”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Se qualcuno dunque, trovandosi interessato all’argomento, si chiedesse quale libro debba scegliere fra i due, personalmente non ho problemi a dire che, pur essendo co-autore di uno di questi, li consiglio entrambi. Se volete fare un piccolo sforzo economico, comprateli, non ve ne pentirete e sono sicuro che non li troverete dei doppioni l’uno dell’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco “baro” Barilli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7227567920585730704-5919451583140238781?l=francescobarilli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescobarilli.blogspot.com/feeds/5919451583140238781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2008/10/su-la-piuma-e-la-montagna-e-cuori-rossi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5919451583140238781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7227567920585730704/posts/default/5919451583140238781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescobarilli.blogspot.com/2008/10/su-la-piuma-e-la-montagna-e-cuori-rossi.html' title='Su “La piuma e la montagna” e “Cuori Rossi”'/><author><name>Francesco "baro" Barilli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09198770741811673460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='22' src='http://4.bp.blogspot.com/-a3D_A5T9YO4/TtP8tJYK8fI/AAAAAAAAAAU/xY7anY1bjKw/s220/baro.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7227567920585730704.post-8994165694394825254</id><published>2008-10-01T21:32:00.000+02:00</published><updated>2012-01-23T21:34:35.946+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='resistenza-antifascismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le vittime di reti-invisibili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='interviste'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Genova 2001'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria e anni di piombo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articoli-interventi'/><title type='text'>“Il vento contro” e gli altri romanzi di Stefano Tassinari</title><content type='html'>Ho appena finito di leggere l’ultimo romanzo di &lt;strong&gt;Stefano Tassinari&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;“Il vento contro”&lt;/strong&gt;. Un titolo che mi fa venire in mente un verso di una canzone di De Andrè, “per chi viaggia in direzione ostinata e contraria”. Credo che quelle parole tratte da “Smisurata Preghiera” racchiudano il senso di questo libro e, in generale, del lavoro di Stefano.&lt;br /&gt; Prima di parlare del suo ultimo romanzo, una carrellata sui precedenti, partendo da una breve riflessione: Tassinari non solo scrive libri molto belli, ma sa trovare titoli ancora più belli ed evocativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ne &lt;strong&gt;“L’ora del ritorno”&lt;/strong&gt; viene raccontato un fatto inventato ma solido nel suo impianto storico. Il protagonista, Eugenio Accorsi, è un vecchio partigiano di sinistra, eretico e sospettato nel suo ambiente per l’essere sopravvissuto a un’azione in cui morirono tutti i suoi compagni. Solo al capodanno del 2000 scoprirà la verità, rivelatagli dalla figlia Luisa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;“I segni sulla pelle”&lt;/strong&gt; è un lavoro che ripercorre e tenta di mettere ordine nella ridda di notizie che movimentò il tardo pomeriggio del 20 luglio 2001, quando (poco dopo l’uccisione di Carlo Giuliani in Piazza Alimonda) filtrò la notizia, presto
